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Formazione sprecona, si tenta la carta del prepensionamento
di Michele Giuliano

La Regione ha pronti 35 milioni di euro per mandare in pensione prima del tempo 1.400 lavoratori. Dubbi di sindacati e addetti ai lavori: “Non ci sono i margini per questa manovra”

Tags: Formazione, Lavoro



PALERMO - Il governo regionale si gioca un’altra carta, quella del prepensionamento. Un metodo per far fuoriuscire dal sistema quante più persone possibili in modo da sfoltire l’enorme platea di dipendenti degli enti di formazione, arrivati a ben 8.093 unità e che mediamente hanno fatto salire il costo di ogni singolo corso a circa 50 mila euro contro gli appena 9 mila, solo per fare un esempio, della Lombardia. Appare abbastanza corposo il piano anche se difficilmente raggiungibile: in pratica la Regione ha stanziato 35 milioni di euro con l’obiettivo per l’appunto di mandare in pensione anzitempo all’incirca 1.400 lavoratori. Secondo i sindacati, però, non ci sarebbero questi margini di manovra così ampi: in pratica non ci sarebbero così tante persone che hanno già maturato un determinato periodo per potere rientrare in questa schiera. Si ipotizza, infatti, che si possa garantire qualcosa come 5 anni di “scivolo” ma così tanti lavoratori a 5 anni dalla pensione non ci sarebbero.

Al di là della solita guerra di numeri tra sindacati, enti e governo siciliano si sta cercando di porre in essere l’ennesima iniziativa per evitare di far esplodere il settore che oggi è insostenibile per costi e strutturazione rispetto alla domanda del territorio siciliano. Da un po’ di tempo il governo regionale sta operando una serie di tagli che hanno già comportato molti licenziamenti o mobilità. Si è passati dai 280 milioni in media stanziati negli anni passati ai previsti 150 di quest’anno. “In questi anni sono state innegabili – ha sottolineato il presidente della Regione Rosario Crocetta - le difficoltà legate alla riforma alle complessità di questo mondo e alle inchieste. In futuro l'agenzia unica risolverà questi problemi. E' chiaro che la formazione non potrà costare 280 milioni di euro”.

In realtà questa del prepensionamento era un’idea che già era maturata qualche anno fa, senza essere mai stata concretizzata, dall’allora governo regionale di Raffaele Lombardo. Le modalità e la scelta di agevolare esodi anticipati verso la quiescenza con la mobilità erano stati decisi nel 2011 dal tavolo istituzionale tra i sindacati e l’allora dirigente generale del dipartimento Formazione professionale, Ludovico Albert. La misura aveva anche ottenuto il via libera dall’ex ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, l’ex ministro per la Coesione territoriale, durante il Governo guidato da Mario Monti, che aveva destinato 40 milioni di euro attraverso il Piano pluriennale approvato dai Governi regionale e nazionale.

Intanto i lavoratori sono reduci da una tre giorni di mobilitazione massiccia al fianco dei sindacati confederali: “Siamo riusciti a coinvolgere nella vertenza l’Anci, i Comuni e il governo nazionale – dice Giusto Scozzaro, segretario generale della Flc Sicilia – e a riaprire il confronto col governo regionale. Auspichiamo adesso che dal percorso aperto giungano subito le soluzioni, il nostro impegno a sostegno dei lavoratori naturalmente continua”. Per far rientrare i licenziati si fa molto affidamento al funzionamento del piano di prepensionamento.
 


Per i licenziati arrivano i soldi della Cassa integrazione
 
Intanto il presidente della Regione ha informato che sono state reperite le risorse necessarie, circa 10 milioni, per coprire la Cassa integrazione in deroga dei lavoratori della Formazione, dopo il via libera del ministro Poletti, incontrato dal Governo siciliano. A proposito di licenziamenti c’è stato un incontro a Ragusa tra i lavoratori, i sindacati ed il prefetto Annunziato Vardè. Il funzionario dello Stato ha promesso di intervenire presso la Regione siciliana e al ministero del Lavoro. “Il prefetto - scrivono in una nota congiunta coloro i quali sono stati ricevuti - ha ribadito la massima attenzione verso le questioni relative al disagio lavorativo accentuato dalla mancanza di qualsiasi forma di ammortizzatori Sociali e per il mancato finanziamento del previsto fondo di garanzia che consentirebbe agli operatori rimasti senza incarico di attingere alla mobilità ordinaria indennizzata ed accompagnamento dei più anziani alla pensione”. E’ stato evidenziato che la sospensione degli operatori dei servizi formativi ha causato l’interruzione del servizio di erogazione delle politiche attive del lavoro, previsto da precise normative comunitarie e nazionali.

Articolo pubblicato il 30 ottobre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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