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Da gennaio ad oggi 46 morti sul lavoro in Sicilia
di Serena Giovanna Grasso

Osservatorio indipendente di Bologna: agricoltura (38%) edilizia (23,6%) i settori più colpiti. L’Isola assieme ad altre 5 regioni conta il 50% dei decessi a livello nazionale

Tags: Lavoro, Morte Bianca, Sicurezza



PALERMO – Sicurezza e lavoro: due facce della stessa medaglia, non opposte ma complementari, o almeno così dovrebbe essere nelle realtà. La crisi anno dopo anno continua a divorare migliaia e migliaia di posti di lavoro, lo sanno bene le pagine del nostro quotidiano. In virtù di quest’affermazione, ancora più allarmante appare il corrispondente lievitare del numero dei cosiddetti “angeli” che perdono la vita proprio durante lo svolgimento di quell’attività che dovrebbe nobilitare l’uomo, ovvero il lavoro.

Ad aiutarci a fare il punto della situazione sono i dati dell’Osservatorio indipendente di Bologna aggiornati al 31 ottobre. I dati tengono in considerazione gli assicurati Inail, ma non dimenticano nemmeno i precari, le partite Iva individuali ed i lavoratori in nero. Categorie queste ultime che fin troppo spesso vengono trascurate e dimenticate letteralmente.

Non sorprende affatto trovare la nostra regione tra le primissime posizioni, parliamo naturalmente di record negativi: infatti, la Sicilia assieme al Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Lazio detiene ben il 50% delle morti sui luoghi di lavoro. In particolare, nell’Isola si contano ben 46 morti, con i picchi più alti a Palermo (13). Specifica l’Osservatorio che questo dato non tiene in conto delle morti che avvengono sulle strade, causate dalla stanchezza per i turni troppo lunghi, dato destinato altrimenti a raddoppiare.

Il numero di decessi rilevato nelle altre regioni citate si distacca solo di qualche unità rispetto ai valori siciliani, a differenza della Lombardia che svetta la classifica con i suoi 64 morti.
Rispetto agli anni scorsi questo triste primato si afferma con maggiore vigore (+11,8% l’incremento rispetto al 2013). Purtroppo rileviamo una diretta proporzionalità che lega l’aumentare della disoccupazione all’incremento del fenomeno. Dunque, la crisi compromette parimenti quantità e qualità del lavoro.

Complessivamente, dall’inizio dell’anno l’Osservatorio conta 558 decessi, destinati a diventare oltre 1.100 se si considerano i morti lungo le strade. Le categorie più inclini sono principalmente quattro: agricoltura con il 38% sul totale (con il 62,9% di queste morti causate da schiacciamento da trattore); edilizia (23,6%); industria (10,3%) e autotrasporto (8,1%).  Percentualmente le morti sul lavoro sono distribuite in eguale misura in tutte le fasce d’età, agricoltura a parte dove le vittime hanno un’età mediamente più alta. Un decesso ogni dieci interessa gli stranieri (9,2%).   

A fronte di questi dati a dir poco sconcertanti, lascia ancor più sbalorditi l’inerzia proveniente dalla istituzioni. In molti denunciano ad esempio la mancata presenza nella Legge di Stabilità 2015 della voce investimenti per istituire nuovi ispettori del lavoro. Dunque, è così che l’Osservatorio, costituito il primo gennaio 2008 per ricordare i sette operai della ThyssenKrupp di Torino morti nel dicembre 2007, minaccia imminente cessazione d’attività al 31 dicembre del corrente anno a causa dell’indifferenza dimostrata.
 

 
In Sicilia il 70% degli infortuni attiene al “lavoro domestico”
 
Un particolare aspetto del lavoro, non considerato nella nostra precedente analisi, è quello domestico. Anche in questo caso si pecca di mancanza di informazione e sensibilizzazione. Secondo l’Inail, nel 2013 il 70% dei 140 infortuni denunciati nell’Isola ha riguardato le casalinghe. Anche in questo caso i valori maggiori si registrano a Palermo (20); a seguire troviamo Catania (18), Agrigento (17) e Caltanissetta (14). Le possibili cause del fenomeno sono spiegate da Vincenzo Amaddeo, direttore della sede Inail di Palermo: “La donna è spesso indifesa in casa, perché pensa di essere in un ambiente sicuro e si espone a rischi causati, molto spesso, da condizioni di sicurezza del tutto inadeguate”. Infatti, non a caso, le stanze più pericolose sono la cucina, il soggiorno e il bagno. Ci si infortuna soprattutto per cadute dalle scale e per ustioni ai fornelli o con i ferri da stiro. Dunque, le lesioni ricorrenti ineriscono fratture a braccia e gambe e inevitabili ripercussioni sulla colonna verticale. Dunque, anche in questi casi è opportuno promuovere un’adeguata campagna informativa che consenta di evitare gli incidenti in questi particolari “luoghi di lavoro”.

Articolo pubblicato il 09 novembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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