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Palermo - Cinquanta milioni entro 23 giorni per evitare il crack del Comune
di Luca Insalaco

L’amministrazione di Palazzo delle Aquile deve riequilibrare al più presto la situazione contabile. Si allontana l’ipotesi del “sacrificio” dell’Amia, a cui andranno i ricavi Irpef

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PALERMO - Una manovra di “lacrime e sangue” per scacciare lo spettro del dissesto che incombe su Palazzo delle Aquile. Sono 50 i milioni di euro necessari per riequilibrare la situazione contabile del Comune, dopo la sentenza del Tar che ha annullato l’aumento della Tarsu deliberato nel 2006. E al pareggio di bilancio, da raggiungere entro il prossimo 7 novembre - la data indicata dal ragioniere generale del Comune, Bohuslav Basile - non contribuiranno i ricavi del raddoppio Irpef, al centro di una lotta per la sopravvivenza con l’Amia. Quasi certamente sarà l’azienda dei rifiuti ad accaparrarsi i 23 milioni di euro dell’imposta per l’adeguamento del contratto di servizio con la “casa madre”.

Il sindaco, incontrando i sindacati che minacciavano nuovi scioperi, ha definito una “priorità” il rilancio dell’ex municipalizzata e si è detto certo che il piano industriale targato Lo Cicero permetterà di evitare il fallimento della società, peraltro già richiesto dalla Procura del capoluogo. Una certezza, quella di Cammarata, incrinata tuttavia dalla pendenza di ricorso al Tar sull’Irpef che potrebbe far nuovamente crollare il castello di carte dell’esecutivo.

“L’aumento dell’addizionale Irpef - accusa Nadia Spallitta, capogruppo di Un’altra storia - è illegittimo e non può essere usato, non solo con decorrenza dal 2010, ma anche dal 2009. Ritengo, infatti, che lo sperpero di denaro della giunta Cammarata, che oggi ha portato il disequilibrio, non debba gravare sui cittadini”.

La Spallitta lancia quindi sul tavolo del ragioniere generale e del revisore dei conti una serie di proposte per reperire risorse alternative tra le pieghe di bilancio. Si va dai contributi ai teatri Biondo e Massimo (6 milioni), alla spesa prevista dal rilascio dei pass Ztl (4 mln), dalle risorse previste per una convenzione con Arpa ancora non stipulata (3 mln), all’azzeramento delle spese superflue delle aziende comunali, fino alla revoca degli incarichi esterni e del piano di comunicazione.

Allo sconquasso finanziario creato dalla sentenza del Tar fanno infatti da contraltare gli spazi televisivi acquistati dal Comune per illustrare quanto di buono fatto dall’amministrazione comunale. Gli spot istituzionali, in onda in questi giorni, non hanno mancato di suscitare polemiche, soprattutto per la spesa affrontata da Palazzo delle Aquile: 323mila euro ripartiti tra tredici emittenti locali.
 

 
Tarsu. Uno sportello sulle modalità per il rimborso
 
PALERMO - Uno sportello per aiutare i cittadini a ottenere il rimborso della Tarsu pagata in eccedenza a partire dal 2006. L’iniziativa è del Movimento difesa del cittadino. “Basta vessare i cittadini - dice Giuseppe Messina, coordinatore regionale di Mdc e portavoce di Legambiente Palermo - per ripianare le cattive gestioni delle aziende a capitale pubblico amministrate dal Comune. Se da una parte si abbatte l’Ici non si può pensare di gravare sui cittadini attraverso dei sistemi prepotenti che indirettamente cercano di recuperare costi di servizi che di fatto incidono direttamente sul bilancio familiare”.
Nei giorni scorsi le ramazze dei volontari palermitani si sono dati appuntamento al Parco della Favorita, preso a simbolo degli spazi da recuperare per una piena fruizione dei cittadini. Un’occasione, inoltre, per esortare l’Amia a puntare sulla raccolta differenziata per superare l’emergenza rifiuti.

Articolo pubblicato il 15 ottobre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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