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Fi: sì al Commissario dello Stato per il controllo successivo
di Raffaella Pessina

Le reazioni alla sentenza della Corte costituzionale che era attesa da mesi su ricorso della stessa. Marco Falcone, capogruppo Forza Italia all’Ars ha già presentato un ddl voto

Tags: Ars, Carmelo Aronica, Giovanni Ardizzone, Marco Falcone



PALERMO - Anche questa settimana i lavori dell’Assemblea regionale siciliana si sono conclusi in anticipo rispetto alla settimana lavorativa e sono stati aggiornati a martedì prossimo. Nel corso dell’ultima seduta è stata approvata una mozione che chiede al governo regionale di impedire le trivellazioni, a terra e in mare, in Sicilia.
 
La mozione (n. 300), era stata presentata dal Movimento cinque Stelle, ma è stata votata stranamente anche dal Pd. Stranamente perchè il presidente della Regione Crocetta, che appartiene al Partito democratico, ha votato un accordo con lo stato proprio in merito alle trivellazioni e il cui punto più interessante è stato letto in Aula dal grillino Cancelleri.
 
“La Regione Siciliana si impegna a intraprendere ogni utile iniziativa di collaborazione e semplificazione amministrativa volta ad assicurare che nello svolgimento degli iter autorizzativi relativi all’attività, così come verranno definiti dal Comitato paritetico, vengano rispettati i tempi procedurali dettati dalle norme vigenti e a ripristinare e mantenere nel rispetto delle prerogative legislative e della volontà̀ del Parlamento siciliano, con particolare riferimento alle Royalty, un contesto normativo stabile, in linea con le vigenti norme statali, tali da assicurare un ragionevole riferimento che permetta alle imprese del settore di programmare e portare al termine i piani industriali”. In Aula infatti non è sfuggita la considerazione che se il Pd (che è maggioranza) vota una mozione con il parere contrario del Governo, vuole dire che all’interno del partito non è stata ancora trovata quella pace decantata dal governatore nei giorni scorsi a margine della assemblea regionale del suo partito. La mozione in se è un atto che non si potrà concretizzare, poichè lo sfruttamento del sottosuolo, a terra e in mare, è affidato allo Stato e non alla Regione. Ma ha rappresentato il termometro di una situazione politica ancora in stallo, considerata anche l’esigua presenza di deputati in Aula. registratasi mercoledì scorso.

Il Parlamento sembra essere in attesa solo dei documenti finanziari, atto obbligatorio da espletare per non dover ricorrere all’esercizio provvisorio, divenuto quasi una consuetudine da qualche anno. Comunque il presidente della Regione ha sottolineato che l’accordo con l’Eni non si modificherà sopratuttto per salvaguardare i posti di lavoro.

In merito alla sentenza della Corte Costituzionale (n. 255) sulla abolizione del controllo preventivo da parte del Commissario dello Stato sulle leggi dell’Ars e depositata ieri, si registrano le prime reazioni. Prima fra tutte quella del presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone: “L’abrogazione - ha detto Ardizzone -  non potrà dare al Parlamento siciliano libertà di legiferare senza limiti.
 
Al contrario, la sentenza della Corte costituzionale assegna maggiore responsabilità a Governo e Assemblea in fase di proposizione e approvazione delle norme”. Sulla sentenza interviene anche Baldo Gucciardi, presidente del Pd all’Ars: La Consulta “ha ritenuto di allineare la Regione Siciliana alle maggiori forme di autonomia che la riforma del titolo V della Costituzione ha già riconosciuto nel 2001 alle Regioni a Statuto ordinario. A questo punto la riforma del nostro Statuto speciale appare urgente ed indifferibile: l’Assemblea Regionale Siciliana deve colmare una grave mancanza nei confronti della nostra Autonomia derivante dall’inerzia avuta nell’affrontare per 13 lunghi anni le problematiche della specialità dello Statuto, alla luce della riforma costituzionale del 2001”.

Il capogruppo di Forza Italia all’Ars Marco Falcone
è intervenuto criticamente: “In questi ultimi due anni di immobilismo crocettiano il Commissario di Stato ha assunto il ruolo di garante, di difesa nei confronti dell’apparato normativo regionale e degli stessi cittadini. Nutriamo quindi forti dubbi in merito all’utilità di sottrarre allo stesso Commissario la possibilità di impugnare preventivamente le norme. Riteniamo che l’Ars debba prontamente entrare nel merito della questione e mantenere la specialità dei controlli normativi in Sicilia”.

“Proprio ieri sera Forza Italia, prevedendo l’orientamento della Consulta - continua Falcone - ha presentato un disegno di legge voto per recepire anche nell’Isola il sistema del vaglio successivo previsto dall’art. 127 della Costituzione, ma lasciandolo in capo allo stesso Commissario di Stato, organo terzo e imparziale, e non al Consiglio dei ministri, organo politico”. “Lavoreremo alacremente - conclude Falcone - affinché la figura del Commissario dello Stato venga mantenuta, per una migliore tutela degli stessi cittadini dell’Isola”.
 


La Consulta: “Stop al controllo preventivo”
 
PALERMO - Stop al controllo preventivo da parte dell’ufficio del Commissario dello Stato sulle leggi approvate dall’Assemblea regionale siciliana. Lo ha previsto una ordinanza della Corte Costituzionale pubblicata ieri. Era stata la stessa Corte a sollevare la questione di legittimità costituzionale dell’ufficio del commissario di Stato. Secondo la Consulta, il “peculiare controllo di costituzionalità delle leggi dello statuto di autonomia della Regione siciliana - strutturalmente preventivo - è caratterizzato da un minor grado di garanzia dell’autonomia rispetto a quello previsto dall’articolo 127 della Costituzione”. Dunque, per la Corte, “la soppressione del meccanismo di controllo preventivo delle leggi regionali, in quanto consente la promulgazione e l’entrata in vigore della legge regionale, si traduce in un ampliamento delle garanzie di autonomia”. I giudici quindi dichiarano l’illegittimità costituzionale dell’articolo che disciplina l’impugnativa da parte del Commissario dello Stato limitatamente alle parole “ferma restando la particolare forma di controllo delle leggi prevista dallo statuto speciale della Regione siciliana”: quindi, come nelle altre Regioni, anche in Sicilia il controllo di costituzionalità delle leggi sarà successivo, e spetta al governo nazionale sollevare le questioni di illegittimità, mentre l’istruttoria viene curata dal ministro degli Affari regionali che sottopone la questione al Consiglio dei ministri cui compete l’eventuale ricorso alla Consulta”.

Articolo pubblicato il 14 novembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Il Commissario dello Stato Carmelo Aronica
Il Commissario dello Stato Carmelo Aronica
Il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone
Il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone