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Raffineria Gela, la riconversione inizia dalla prossima settimana
di Redazione

Il sindaco Fasulo: lavori per smantellare l'impianto Acn e favorire il processo in chiave verde. “Lo stabilimento si spinge oltre la percentuale di carburanti verdi chiesti entro il 2020”

Tags: Gela, Benzina Verde, Eni, Raffineria



GELA - I lavori di riconversione della Raffineria di Gela cominciano la prossima settimana sull’impianto Acn. Si tratta dello smantellamento dell’impianto per favorire il processo per la bio raffinazione. Lo ha annunciato il sindaco di Gela nel corso di una conferenza stampa esplicativa, a qualche giorno dalla firma dell’accordo al ministero dello Sviluppo economico.
Dopo i primi entusiasmi si va con i piedi di piombo.
 
A cominciare dal numero dei posti di lavoro assicurati che, ad una lettura attenta del verbale di intesa, sono 1.000 per l’indotto, ma solo per il 2015. Il piano firmato a Roma garantisce piena occupazione, impiego per le imprese dell'indotto e lavori per permettere la crescita delle nostre imprese. Il crono programma va oltre le 1.000 unità storicamente impegnate nell'indotto. “Sarà un percorso lungo e difficile – ha detto il sindaco Fasulo – la situazione di Gela non è l’unica che il Governo deve affrontare”.

Al tavolo del ministero, che riteneva Gela in una situazione gravissima, ci sono oltre 150 vertenze irrisolte. Più di 5 soltanto nella giornata dedicata alla questione della Raffineria gelese, l'unica che sembra aver trovato una soluzione ampiamente condivisa anche dai sindacati. “Aspettavamo da anni una riconversione verso il verde e l'energia pulita, Gela si spinge oltre il 10% di carburanti verdi richiesti nella produzione industriale entro il 2020. Ricordo che non veniva fatta nessuna bonifica in 60 anni - prosegue il sindaco - il nostro è un territorio che fa pace con agricoltura e turismo. Gela rappresenta la prima vera riconversione d'Italia".

Il ministero del Lavoro convocherà una riunione prima della fine dell'anno per una concertazione sullo stato occupazionale e il prolungamento degli ammortizzatori sociali. "I due miliardi e duecento milioni di investimento - aggiunge Fasulo - non riguardano soltanto Gela, ma tutta la piattaforma per l'estrazione di gas metano e la ricerca su Guayule e altro, grazie alla quale verrà anche attivato un master universitario e la possibilità di attrarre nuovi investitori". "Si tratta della più grande opportunità per Gela degli ultimi trent'anni e non c'è un ritorno, per questo vigileremo sull'accordo attraversando la fase d'incertezza che finora abbiamo subito”.

Nel futuro immediato per il passaggio alla fase operativa ci sarà l'istituzione di un Comitato permanente previsto dal protocollo siglato, con incontri calendarizzati tra Regione, Comune e Ministero. Ma l’entusiasmo dell’amministrazione comunale, che deve affrontare una nuova campagna elettorale, non è condivisa. Diversi gruppi politici non ravvisano nell’accordo nessuna buona speranza. Del resto a memoria di 15 anni, questo sarà il decimo accordo fra Governo e sindacati che non ha avuto seguito. A cominciare dai 900 miliardi di investimenti annunciati nel 1999. “È incomprensibile l’entusiasmo, per una vittoria di Pirro – dicono i rappresentanti del M5S - manifestato in questi giorni da politici e sindacati per la firma del protocollo di intesa per l’area di Gela. Il protocollo sottoscritto, a parte l’integrazione di qualche regalia come il finanziamento di impianti fotovoltaici a Gela, è uguale alla bozza presentata dall’Eni nei mesi scorsi, documento aspramente contestato dai lavoratori che sono scesi per strada a manifestare ininterrottamente per diverse settimane. Questo protocollo sancisce la desertificazione industriale a Gela con l’aggravante di non porre le condizioni per uno sviluppo alternativo”.

Articolo pubblicato il 14 novembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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