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È iniziata la grande corsa alle trivellazioni, l’Ars contro l’articolo 38 dello Sblocca Italia
di Rosario Battiato

Legge 164/2014, per il Partito democratico si corre il rischio concreto di perdere il controllo sulle concessioni nel territorio regionale. La legge: posto il limite di sei mesi per approvare le autorizzazioni, altrimenti passa tutto al governo centrale

Tags: Ars, Trivellazione, Ambiente, Sblocca Italia



PALERMO – L'approvazione della legge di conversione dello Sblocca Italia (legge 11 novembre 2014, n.164), pubblicata martedì scorso sulla Guri, ha scosso la già critica situazione politica siciliana, accendendo i riflettori sull'articolo 38 “Misure per la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali”, che accelera le operazioni per la produzione di idrocarburi sul territorio nazionale così come previsto nella strategia energetica che ne prevede il raddoppio entro il 2020. La politica, dal Partito democratico al M5s, richiede modifiche di peso differente, ma su tutto incombe l'esclusività in materia di scelte energetiche che si è data il governo nazionale e che, pertanto, potrebbe commissariare la Regione.

Il comma 1 dell'articolo non lascia adito a molti dubbi: nell'ottica della valorizzazione delle risorse energetiche nazionale le attività di prospezione ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale “rivestono carattere di interesse strategico e sono di pubblica utilità, urgenti e indifferibili”. In tal senso “i relativi titoli abilitativi comprendono pertanto la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dell'opera e l'apposizione del vincolo preordinato all'esproprio dei beni in essa compresi”. E il governo non scherza nemmeno sulle ben note lungaggini burocratiche. Al comma 4 si prevede che “per i procedimenti di valutazione di impatto ambientale in corso presso le regioni alla data di entrata in vigore del presente decreto, relativi alla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, la regione presso la quale è stato avviato il procedimento conclude lo stesso entro il 31 marzo 2015”. Passata questo termine “la regione trasmette la relativa documentazione al ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare per i seguiti istruttori di competenza, dandone notizia al ministero dello Sviluppo economico”.

Per le attività di ricerca e coltivazione si prevede una ulteriore accelerazione, perché saranno svolte a seguito del rilascio di un titolo concessorio unico, che sarà accordato entro 180 giorni tramite conferenza di servizi, e che avviato  sulla base di un programma generale di lavori. Ci sono anche delle garanzie per il territorio, al fine di evitare quelle ben note società senza capitali, paravento di grandi nomi internazionali, che servono a non corrispondere eventuali danni al territorio. A tal proposito il rilascio di nuove autorizzazioni è “vincolato a una verifica sull'esistenza di tutte le garanzie economiche per coprire un eventuale incidente durante le attività, commisurati a quelli derivanti dal più grave incidente nei diversi scenari ipotizzati in fase di studio e analisi dei rischi”.

C'è materiale più che sufficiente per scatenare una guerra politica. E infatti così è stato. Il Crocetta ter, e la sua maggioranza, si sono beccati la prima sconfitta politica nel voto all'Ars su due emendamenti a una mozione (M5s e centrodestra) che di fatto impegnano il governo a sospendere le autorizzazioni di ricerca e prelievo di idrocarburi sul territorio regionale in corso di valutazione di impatto ambientale. Il nuovo assessore al Territorio e ambiente, Maurizio Croce, ha dato comunque parere contrario in aula, venendo poi smentito dal voto.

Le posizioni diverse sembrano convergere in una direzione precisa: modificare quanto legiferato solo pochi giorni fa a Roma. Per il Pd bisogna modificare la norma perché il limite del parere entro sei mesi, certamente molto complicato per i tempi burocratici della Regione, potrebbe di fatto avviare il commissariamento e dare carta bianca al governo centrale. Il M5s è pronto a lanciare un referendum, coinvolgendo almeno quattro consigli regionali. Attualmente – ha denunciato il M5s - ci sono tredici richieste di trivellazione in Sicilia, forse 14, che potrebbero ottenere i permessi in breve tempo.

Articolo pubblicato il 14 novembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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