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Quotidiano di Sicilia

Le regioni più ricche sono nel Regno Unito e Germania
di Liliana Rosano

Eurostat: l’Italia appare dopo 40 posizioni, con la provincia di Milano

Tags: Eurostat, Economia, Pil



ROMA - La regione piú ricca d’Europa? Inner London. La piú povera? Polosky in Macedonia. Prendete nota quindi, se volete trasferirvi altrove, l’Eurostat, il servizio di statistica europeo, ha pubblicato la classifica delle regioni europee in base al Pil pro-capite. I dati sono espressi in base alla media europea alla quale è stato assegnato il punteggio di 100.

Da qui parte la classifica che vede sul podio,  ‘Inner London – West’, con un Pil pro capite  pari a più di 6 volte rispetto a quello della media europea. Dopo il Regno Unito, si piazzano cinque province tedesche, fiere ed orgogliose del loro Pil che oscilla ad una quota compresa tra 300 e 450 €/pro capite.

Non male la provincia di Parigi, dove il Pil tocca quota 302. Le prime quaranta posizioni sono occupate da quel Centro-Nord Europa che tutti invidiamo per il suo verde, le sue scuole belle e funzionanti, le case con il giardino e le strade pulite: Paesi e province del Belgio, Lussemburgo, Norvegia e Paesi Bassi.

E noi? Giù giù di parecchio: bisogna scendere oltre la quarantesima posizione per incontrare la prima provincia italiana. È la provincia di Milano, la più ricca d’Italia, la più europea. Il suo Pil pro capite, nel 2013, è stato pari a 181, staccandosi cosí dal resto delle province italiane.

Il distacco, dal resto d’Italia è così netto che bisogna scendere di ben 40 province ancora, per arrivare alla seconda provincia italiana in classifica. Rimaniamo sempre al Nord e questa volta parliamo di Bolzano. Il suo Pil è di 147 ma la provincia, si sa, è stata sempre una delle piú ricche. Non distante, proprio per niente: Bologna.

La città delle torri e dei tortellini, ha un punto di Pil inferiore rispetto a Bolzano: 146. In mezzo Budapest. E le siciliane? Le province dell’Isola arrivano dopo ma molto dopo rispetto al Nord Europa al Centro e al Nord Italia. Siamo a oltre 300 nella lunga classifica pubblicata dall’Eurostat. In zona Sud, Catania & Co. non sono sole.

Insieme alle fiorenti e soleggiate città sicule, c’è il Sud Italia, il sud Europa, che va a braccetto con alcune di quelle province dell’Est ancora in via di sviluppo.

A sorpresa, scopriamo che non è il capoluogo etneo, Catania e provincia, ad essere la piú ricca. Quella che una volta era la Silicon Valley e che oggi sembra essere la fucina di nuove start up sta dietro a quattro province siciliane. Addirittura alla provincia di Messina che con bonario affetto i catanesi chiamano “la provincia babba”.

Apripista per le siciliane è la provincia di Siracusa, la piú ricca per Eurostat. Il prodotto interno lordo si aggira ad un valore medio di 72. Segue il capoluogo, Palermo, che registra un 71. Non male Ragusa (70) e Messina (66) mentre nel mezzo la città etnea che, come abbiamo detto prima, a sorpresa non è tra le prime città siciliane. Il prodotto interno lordo a Catania e provincia è pari a 63, poco piú di Caltanissetta e provincia, solo 60.
Chiudono Trapani (56) con il Pil dallo stesso valore di Ioannina, provincia greca, Enna (57) e a fine classifica delle siciliane Agrigento.
La città dei templi e del mandorlo in fiore si piazza quasi in fondo insieme a Sofia, in Bulgaria, con un prodotto interno lordo pro capite pari a 51.
La classifica Eurostat ci offre uno spaccato europeo che non ci è nuovo: un Nord Europa con un alto benessere e un Sud che segue, con notevole stacco.

Infine c’è il Sud del Sud: le regioni meridionali che si piazzano in coda.
Questa l’Italia in Europa. Ma se allarghiamo lo sguardo ed i confini, l’Italia, a livello mondiale, sta messa proprio male.
Il Prosperity Index, l'indice basato sul benessere nazionale realizzato dal Legatum Institute (think tank londinese) , piazza l’Italia fuori dai primi 30 Paesi, insieme alla Grecia. Insomma, secondo il think tank inglese l'Italia resta ai margini del benessere con caratteristiche e dinamiche piú vicine ai paesi dell’Est che al cuore dell’Europa sviluppata e ricca. Le cause, però, non sono un mistero, piuttosto sono da ricercare nel costante declino di quattro categorie chiave: economia, governo, libertà personali ed educazione. Per questo in cima alla classifica mondiale ci sono i paesi nordici con la Norvergia, mentre Danimarca, Finlandia e Svezia rientrano nella top ten. Con loro anche Svizzera, Nuova Zelanda, Australia, Canada e Usa. In fondo la Repubblica Centroafricana.

Secondo il Legatum Institute il peggioramento è dovuto sopratutto al calo dei risparmi e all'aumento della disoccupazione con un'incidenza dei crediti in sofferenza tra le più alte d'Europa. Mentre l'esportazione di beni tecnologici è fra le più basse: solo Spagna e Portogallo fanno peggio. A questo si aggiunge la congiuntura economica con il Paese che si appresta a chiudere in recessione il terzo anno consecutivo: dati che hanno minato la fiducia degli italiani anche nei confronti delle istituzioni finanziarie. Di più: solo il 3,1% degli italiani pensa che l'Italia sia un buon paese per trovare lavoro. Un percentuale più bassa si trova solo in Grecia. Discorso a parte per le istituzioni italiane, vero tallone d’Achille del Paese. Peggiorano sia il principio di legalità e la qualità del sistema governativo; entrambi sono fanalini di coda nel Vecchio continente.

Articolo pubblicato il 20 novembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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