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"Istituire un geologo in tutti i comuni per evitare tragedie e risparmiare in futuro"
di Chiara Borz├Č

Sblocca Italia: alto rischio e troppa leggerezza. Intervista al presidente del Consiglio nazionale dei Geologi, Gian Vito Graziano. Per sanare la Sicilia servono 8 miliardi di euro e interventi su 547 ospedali e 6.251 scuole

Tags: Sblocca Italia, Ambiente, Geologi, Gian Vito Graziano, Sicilia, Rischio Idrogeologico, Bioedilizia



ROMA - Il Quotidiano di Sicilia ha raggiunto il presidente nazionale del Consiglio dei Geologi, il palermitano Gian Vito Graziano, per porre degli interrogativi estremamente attuali che riguardano Sblocca Italia, rischio idrogeologico siciliano e potenzialità della bioedilizia. Il ruolo del geologo è oggi molto sottovalutato. Il fatto costituisce una grave leggerezza di fronte l'avvento di fenomeni che mettono in evidenza la debolezza del nostro territorio, sfruttato evidenziante per una progettazione raramente sostenibilità.

Presidente, il Consiglio nazionale dei geologi è "partner" del Governo Italiano nella mappatura degli interventi previsti nello Sblocca Italia. Da cosa derivano, a suo parere, le critiche di chi giudica questi progetti non positivi per il benessere del territorio?
“Le principali critiche allo Sblocca Italia si concentrano su una prospettiva di sviluppo del nostro Paese ancora sin troppo basato sulle fonti energetiche fossili, alle quale il Governo sembra aver dato nuovo impulso. Siamo tutti consapevoli che delle fonti fossili ancora necessitiamo, ma un indirizzo più deciso nei confronti delle energie alternative sarebbe stato a mio parere decisamente più congruente rispetto a una linea politica che, almeno per le questioni legate al territorio, sembra invece aver svoltato finalmente dal lato giusto. Si osservano dunque delle contraddizioni sulla linea politica, che non ci consentono di comprendere compiutamente a quale modello di sviluppo l'Italia vuole affiancarsi”.

Qual è il peso specifico che il geologo ha nelle amministrazioni italiane? Può farci una mappature delle regioni che più "ascoltano" questa professionalità?
“Troppo basso in funzione di una scarsissima presenza del geologo nella Pubblica amministrazione. Abbiamo il più basso rapporto tra geologi e popolazione in Europa e questo succede proprio nel Paese  che dovrebbe avere invece i numeri più alti per le peculiarità geologiche del suo territorio. Questo significa che i saperi geologici non entrano nelle scelte di pianificazione e in quelle scelte della politica locale e nazionale che hanno poi riflesso sui territori. Proprio agli Stati Generali contro il dissesto idrogeologico svoltisi a Roma qualche giorno fa evidenziavo come i programmi triennali delle opere pubbliche dei comuni sono redatti senza alcuna competenza per le dinamiche territoriali e persino i progetti preliminari che li supportano sono redatti da uffici tecnici che, oltre a non avere spesso neanche la stampante o i programmi informatici, non possiedono le professionalità necessarie a comprendere le cause dei fenomeni e a programmare i giusti interventi. Su questi progetti, ammesso che così si possano chiamare, si innesta tutta la filiera che va dai livelli di progettazione successiva alla realizzazione dell'opera, che, non a caso, troppe volte è sbagliata, inutile e persino dannosa. Questo succede in tutta Italia senza grandi distinzioni”.

Per sanare la Sicilia dal rischio idrogeologico servono 8 miliardi di euro, interventi su 65 casi urgenti, riqualificare 547 ospedali e 6.251 scuole. Cosa si può uscire dall'impasse?
“Ci sono almeno due linee strategiche: la prima è quella degli investimenti, sulla quale finalmente il Governo italiano ha deciso di puntare. Realizzare le opere assume tanti significati, da quello di abbassare i livelli di rischio, a quello di ridare fiducia collettiva, a quello non meno importante di dare fiato ad una economia soffocata dalla crisi. C'è la necessità di fare ripartire tutta l'economia e quale miglior modo di farlo attraverso la manutenzione del territorio e la sicurezza dei cittadini. Ma c'è anche la necessità di dare una mano a  imprese e professionisti che, senza alcuna misura di garanzia, hanno dovuto chiudere le proprie attività lavorative. Poi c'è l'altra linea, che è quella della consapevolezza che i cittadini devono acquisire, attraverso tutte le possibili forme di informazione, mediatica, ma soprattutto attraverso i piani non strutturali, i cosiddetti piani di protezione civile, che, senza l'informazione ai cittadini, sono praticamente inutili. Come Consiglio nazionale dei geologi stiamo puntando poi sulle scuole, ritenendo che la conoscenza già dai primi livelli di insegnamento scolastico sia fondamentale per una svolta culturale. Ma vorremmo che a farlo siano ancor più gli organismi ministeriali competenti, ai quali abbiamo chiesto una mano. Al momento stiamo aspettando risposta”.

Erasmo D'Angelis, coordinatore dell’Unità di Missione Italiasicura, istituita di recente dal Governo per il dissesto idrogeologico, ha affermato che un geologo in ogni amministrazione avrebbe fatto risparmiare al Paese, dal 1945 ad oggi, 120 mld di euro. Per le sole alluvioni avvenute dal 2009 al 2012 la Sicilia ha speso 1,5 mld. Cosa frena l'amministrazione siciliana dal recepire la professionalità del geologo, considerato anche il bisogno di risparmiare denaro per i conti di bilancio?
“La voce di Erasmo D'Angelis è quella di Palazzo Chigi e incarna una esigenza che sente il Paese, per cui i tempi sono evidentemente maturi per agire. Sempre agli Stati Generali il sindaco di Genova ha pubblicamente affermato che ha bisogno di geologi per il suo comune. Il Comune di La Spezia lo ha già fatto, altri cominciano a pensare di bandire i concorsi. Penso che il costo per assumere i geologi in questi comuni sarà ampiamente compensato dalle somme che essi risparmieranno per non dovere più attuare la politica del cerotto. Il Consiglio nazionale dei geologi sta spingendo verso possibili forme di indirizzo politico e persino verso una legge che preveda la figura del geologo in tutti i comuni d'Italia. Ma è ora che siano i sindaci a capire che se non vogliono sempre rimanere con il cerino in mano  durante l'emergenza, devono lavorare in tempi di pace e per farlo hanno bisogno del geologo, così come quotidianamente hanno bisogno dei tecnici dell'ufficio urbanistica o dei lavori pubblici. Mi rendo conto delle difficoltà economiche, ma sarà un investimento che li farà risparmiare per gli anni a venire”.

La Bioedilizia è una risposta al consumo di suolo dissennato?
“Lo è perché agli aspetti prettamente energetici, strutturali e impiantistici associa le questioni che riguardano la regimazione delle acque, l'utilizzo di tecniche di geoingegneria, l'attenzione insomma per il contesto in cui si realizza l'edificio. è evidente che un approccio diverso anche al costruire è necessario e in questo senso la bioedilizia rappresenta un cambio di passo, soprattutto sotto il profilo culturale”.

Articolo pubblicato il 21 novembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei Geologi
Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei Geologi


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