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Giacomo Pignataro: "Incentivare lo studio e ridurre i tempi di laurea"
di Giulia Cosentino

Forum con Giacomo Pignataro, rettore dell’Università degli studi di Catania

Tags: Giacomo Pignataro, Unict



A distanza di un anno e mezzo dal suo insediamento, quali sono i risultati conseguiti?
“Stiamo mettendo in pratica gran parte di quanto annunciato nel mio Programma elettorale, cominciando dalla ristrutturazione e dai risparmi. Abbiamo cambiato le modalità di allocazione delle risorse e stiamo puntando sulla programmazione strategica pluriennale, ossia avere un’idea di quanto si sta facendo in questo momento e di ciò che dovremmo fare nei prossimi anni, ovvero fino alla fine del mio mandato. Dal 2015 rivedremo la modalità di organizzazione del bilancio d'ateneo: fatta eccezione per le spese fisse tutto il resto verrà distribuito ai dipartimenti”.

Quanti dipartimenti conta attualmente l’Università di Catania?
“Abbiamo cercato di razionalizzare il numero dei dipartimenti passando da 23 a 18, in particolare nell’area medica che da sette dipartimenti adesso ne conta quattro, oltre alla fusione di due dipartimenti di Agraria e due di Ingegneria. L'università oggi riceve le risorse per ciò che fa, stiamo puntando, quindi, sulla qualità della didattica e della ricerca svolte all’interno dei vari dipartimenti, attraverso un sistema di responsabilità ed incentivi. Oltre alla valutazione in base alle pubblicazioni dei docenti, stiamo cercando di attribuire un ruolo alle valutazioni fatte dagli studenti, in merito alle strutture e al lavoro dei docenti”.

Quali sono le novità o i miglioramenti previsti?
“Discuteremo a breve azioni sul piano didattico, tra le quali quella di avere, attraverso una piattaforma informatica accessibile agli studenti, tutte le informazioni possibili in tempo reale e anche un sistema di comunicazione con gli studenti che prevede quindi un ‘dialogo’ telematico che permetta di inviare avvisi e comunicazioni direttamente agli stessi. Nostro obiettivo è inoltre quello di incentivare maggiormente lo studio individuale e soprattutto ridurre i tempi di laurea, in particolare per quelle di I livello, per le quali, la media attuale di conseguimento è di sei anni, cioè il doppio della durata legale, il che chiaramente penalizza sia gli studenti che l’Ateneo. Per questa ragione occorre puntare sulla responsabilità, coordinando meglio i piani di studio e fornendo maggiori indicazioni agli studenti in modo che questi possano pianificare la propria attività. Abbiamo inoltre rivisto l’organizzazione amministrativa, riducendo le aree da 17 a 9, in modo tale da ridurre il fabbisogno di dirigenti e ottenere, di conseguenza, anche un risparmio finanziario. Dal 1 gennaio inoltre, attraverso il “Piano delle Performance”, punteremo sugli obiettivi attribuiti ai dirigenti con indicatori controllabili e monitorabili ai fini della retribuzione dei risultati”.

A che punto è l’organizzazione digitale e quali novità in merito all’informatizzazione?
“Su diversi fronti vi è già un buon utilizzo della rete, è il caso della registrazione degli esami con firma elettronica, che ha di fatto eliminato il libretto degli studenti. Stiamo cercando di rafforzare l’uso del digitale per la parte prettamente didattica. Disponiamo già di una web-tv che consente di usufruire di alcune attività didattiche, integrative e tutoriali, attraverso la tv d’ateneo. In via sperimentale abbiamo trasmesso con tale mezzo lezioni di varie discipline che hanno riscosso grande successo avendo raggiunto circa 40/50 mila visualizzazioni. Ciò rappresenta, tra l’altro, una forma di orientamento, per i ragazzi degli ultimi anni delle superiori che intendono conoscere ed informarsi sulle attività d’Ateneo. Altrettanto importante in questo contesto è la digitalizzazione dell’attività amministrativa per avere una certa flessibilità ed autonomia”.
 
Parliamo dell’interfaccia tra Università e mondo del lavoro, specie dell’area Medica. La realtà lavorativa richiede davvero tutti questi medici?
“Bisognerebbe partire innanzitutto dal fabbisogno futuro, facilmente definibile dal momento che, l’ambito sanitario è controllato dal settore pubblico, quindi siamo in grado di sapere ogni anno quanti medici vanno in pensione, quanti posti sono scoperti , tenendo in considerazione il passaggio dall’Università alle scuole di specializzazione, accessi determinati e ricollegati a disponibilità finanziarie”.

Quanti docenti e quanti studenti conta l’Università di Catania e quali sono i principali risultati sul fronte della ricerca?
“Attualmente i docenti sono 1.400, mentre gli allievi sono circa 53-54 mila. Stiamo cercando di modificare la nostra attività di ricerca: abbiamo già stanziato due milioni e mezzo per finanziare progetti e modificato il modo di organizzare la stessa verso l’attività di gruppo, per prepararci sia rispetto all’attrazione di risorse dell’Unione Europea, sia per le attività di ricerca e innovazione che dovrà gestire la Regione. Uno tra gli obiettivi principali è quello di portare imprese nel nostro territorio anche attraverso quello che verrà definito come “il grande Parco Scientifico”, percorribile lungo la via Santa Sofia, dove verranno allocati tutti i dipartimenti scientifici e tecnologici”.

Articolo pubblicato il 22 novembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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