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Turismo congressuale quasi inesistente
di Michele Giuliano

Un grande treno passa per la Sicilia: è la convention Bureau che può portare oltre tremila posti di lavoro. Strutture troppo piccole (185 posti letto in media) e prezzo delle camere troppo elevato

Tags: Maja DeÂ’ Simoni, Turismo, Convention Bureau



PALERMO - Tra le tante potenzialità nel versante del turismo che la Sicilia non sfrutta figura sicuramente quella del potenziamento delle attività congressuali. Genererebbe un giro d’affari di svariati milioni di euro e soprattutto potrebbe dare una sostanziosa mano d’aiuto a risolvere uno dei problemi più atavici per l’Isola e cioè l’assoluta assenza di attività per la destagionalizzazione.

Intanto, però, la situazione complessiva in Sicilia resta abbastanza deficitaria: le strutture sono sicuramente troppo piccole, con una dimensione media, considerando gli alberghi a 4 e 5 stelle, di 185 posti letto. Analisi fatta nell’ambito di una ricerca condotta da Boston Consulting Group (BCG) con il supporto degli Uffici Studi di Unicredit a Bologna e del Banco di Sicilia. Messa a confronto con altri territori che hanno un richiamo del turismo congressuale l’Isola davvero sfigura perché a Barcellona, ad esempio, si sforano i 300 posti letto.
E non c’è nemmeno un vantaggio economico per scegliere la Sicilia perché da queste parti una camera doppia ha un costo di 190 euro contro i 204 di Barcellona che però offre infrastrutture più comode e ampie.

La domanda è proprio questa: perché si dovrebbe scegliere la Sicilia? Non c’è risposta nel senso che l’Isola, dotto questo aspetto, offre solo lati negativi e proporzioni economiche troppo ridotte per presentarsi come una valida alternativa nel mercato.
Anche la presenza di grandi catene alberghiere non è ancora a livelli competitivi: solo 8 catene presenti in Sicilia e questo non permette di sfruttare le possibilità che una struttura del genere potrebbe offrire, come quella di facilitare l’accesso ai canali di vendita nazionale e internazionale, essere motore di sviluppo delle professionalità delle risorse del luogo ed essere motivo di notorietà e prestigio per tutta l’area. Adesso però per la Sicilia sembrano aprirsi importanti spiragli. Infatti il Convention Bureau ha lanciato nell’Isola la campagna di affiliazione agli operatori siciliani per promuovere  il brand Sicilia nell’ambito dello sviluppo del turismo congressuale in Italia e nel mondo.

Nei giorni scorsi il primo passo della strategia di lancio del brand Sicilia attraverso  l’incontro con gli operatori dell’area sud-occidentale della regione al Club Cala Regina di Sciacca. Alla guida del Sicilia Convention Bureau di Unicredit c’è Maja De’ Simoni, nominata direttore generale lo scorso gennaio. “Il turismo congressuale – dice -, con un potenziale di 180-220 milioni di euro di Pil addizionale e un indotto di 3 mila-3 mila e 500 nuovi posti di lavoro, è un’opportunità significativa per la Sicilia, in quanto permette di destagionalizzare i flussi turistici, sviluppare il territorio e creare nuove prospettive di business”. “L’iniziativa rappresenta – spiega Alessandro La Porta, responsabile divisione Territorial Relations Department UniCredit Group – un primo passo concreto per realizzare un’esperienza “pilota” per la promozione del territorio che poggia sulla professionalità, sulla conoscenza approfondita della regione e sulla presenza attiva del Gruppo UniCredit sui mercati in Italia e all’estero”.
 

 
In Italia, stimato un giro d’affari di circa 22 miliardi di euro
 
PALERMO - Nella convention di Sciacca è stato stimato un giro d’affari complessivo del turismo congressuale in Italia di circa 22 miliardi di euro all’anno su un totale di 170 miliardi nel settore turismo, con margini di crescita interessanti. Si tratta di un settore che coinvolge quasi 300 mila addetti ai lavori, che qualifica il settore turistico e crea posti di lavoro non a carattere stagionale. è il mercato internazionale la principale opportunità di sviluppo. Un comparto in cui l’Italia risulta meno competitiva dal confronto con le altre realtà nazionali: la metà rispetto alla Francia (7,15%) e comunque al di sotto della quota di mercato della Germania (4,80%), Spagna (4,08%) e Regno Unito (3,95%). Per far crescere e prosperare il turismo congressuale non bastano le grandi bellezze naturali. Sono necessari investimenti nel campo delle strutture e delle infrastrutture e anche, appunto la costituzione di un Convention Bureau che nasce con l’obiettivo di incrementare il numero di eventi, conferenze, meeting tenuti nella destinazione, sia essa una città, una regione o una nazione. Così nasce il Sicilia Convention Bureau. Con lo scopo di aggregare l’offerta, fare da punto di riferimento per i compratori esteri, spingere ad organizzare eventi in quella destinazione. In Italia, da luglio 2007 a giugno 2008, secondo i dati dell’Osservatorio Congressuale, si sono registrati oltre 100 mila eventi, 20 milioni di persone movimentate e 35 milioni di presenze.

Articolo pubblicato il 16 ottobre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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