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Iva, l’inversione contabile consente di ridurre l’evasione
di Salvatore Forastieri

Addebito in fattura dai fornitori della Pa "bloccato" in un apposito conto corrente, così nella Legge stabilità 2015. Nei rapporti tra fornitori e grande distribuzione dovrebbe portare all’Erario 730 mln €

Tags: Iva, Evasione, Fisco, Legge Di Stabilità



A norma del primo comma dell’art. 17 del Dpr 633/1972, l’Iva è dovuta dai soggetti che effettuano le cessioni di beni e le prestazioni di servizi imponibili, esercitando il diritto-dovere della “rivalsa” ed addebitando l’imposta in fattura.

Talvolta, però, in alcuni particolari casi previsti dallo stesso articolo 17, l’obbligo dell’applicazione dell’imposta viene trasferito in capo al soggetto cessionario o committente, dando luogo, in tal modo, al sistema di applicazione dell’Iva comunemente denominato “inversione contabile” o “reverse-charge”.

Con l’inversione contabile è il soggetto che acquista il bene o il servizio che ha l’obbligo di assoggettare ad Iva l’operazione, eseguendo una speciale registrazione, in dare ed in avere (sul registro delle vendite e su quello degli acquisti), chiaramente finalizzata a far transitare l’acquisto dalla contabilità.

Questo particolare sistema di applicazione dell’Iva riguarda, principalmente gli “acquisti intracomunitari” o gli acquisti di servizi effettuati presso soggetti non residenti in Italia che, pur in presenza di operazioni soggette ad Iva in Italia, non sono in grado di fatturarle perchè residenti in un altro Stato.

La stessa noma, tuttavia, prevede altre ipotesi di inversione contabile alle quali il Legislatore ha riservato questo sistema di applicazione dell’Iva principalmente per motivi “anti-evasione”, e più precisamente per evitare ad alcuni soggetti che operano in settori “a rischio” di addebitare in fattura l’Iva (esercitandone la rivalsa) la quale, come dimostrato dall’esperienza, spesso, dopo essere stata riscossa dal cliente non viene successivamente versata all’Erario.

Così, rientrano già, da tempo, nel “reverse-charge” molte operazioni tra le quali ricordiamo, a titolo esemplificativo, le cessioni imponibili di oro da investimento, le prestazioni di servizi rese nel settore edile da soggetti appaltatori e subappaltatori, le cessioni di personal computer e dei loro componenti ed accessori, le cessioni di materiali e prodotti lapidei direttamente provenienti da cave e miniere, ed ancora acquisti di rottami e di materiali di recupero nonchè di tartufi da parte di raccoglitori dilettanti ed occasionali.

L’inversione contabile, tuttavia, può essere applicata anche ad altre operazioni individuate dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, con propri decreti, qualche volta anche previa l’autorizzazione comunitaria prevista dalla direttiva 2006/112/CE.
Ecco, quindi, che l’attuale bozza della legge di stabilità per il 2015, così come licenziata dal Consiglio dei Ministri, con l’evidente scopo di evitare ad alcuni soggetti che operano in settori a rischio di evasione di fatturare con Iva, incassarla e poi ometterne il pagamento all’Erario, prevede l’estensione del regine del reverse charge ai servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento negli edifici; ai trasferimenti di quote di emissione di gas a effetto serra, ai trasferimenti di altre unità che possono essere utilizzate dai gestori e di certificati relativi al gas e all’energia elettrica; alle cessioni di gas e di energia elettrica a un soggetto passivo-rivenditore.

Ma non solo. Sempre con l’obiettivo di evitare il mancato versamento all’Erario dell’addebitata in fattura, la stessa legge di stabilità prevede altre due disposizioni, entrambe subordinate all’autorizzazione dell’Unione Europea.
La prima riguarda il reverse-charge nei rapporti tra fornitori e “Grande distribuzione”, affidando solo ai contribuenti di grande dimensione, più controllabili dal fisco, il versamento dell’Iva. Una operazione che, nelle previsioni, dovrebbe portare nelle casse dell’Erario 730 milioni di Euro.

L’altra disposizione prevede, invece, una sorta di “inversione contabile” anche per i soggetti che pongono in essere operazioni con la Pubblica Amministrazione e gi Enti assimilati (quelli indicati nell’art.6, comma 5, del D.P.R. 633/72). Più in particolare, con questo sistema, denominato “split paymant”, subordinato, come già detto, oltre che all’apposito decreto ministeriale, oltre che alla preventiva autorizzazione dell’Unione Europea, l’Iva addebitata in fattura dai fornitori della Pubblica Amministrazione sarà “bloccato” in un apposito conto corrente dal quale, successivamente, confluirà direttamente all’Erario. Il fornitore riscuoterà solo l’imponibile mentre l’imposta sarà sottratta dalla sua disponibilità. Questa operzione dovrebbe portare nelle casse del fisco 988 milioni di Euro.

Ma non solo. Sempre con l’obiettivo di evitare il mancato versamento  all’Erario dell’addebitata in fattura, la stessa legge di stabilità prevede altre due disposizioni, entrambe subordinate all’autorizzazione dell’Unione Europea.
La prima riguarda il reverse-charge nei rapporti tra fornitori e “Grande distribuzione”, affidando solo ai contribuenti di grande dimensione, più controllabili dal fisco,  il versamento dell’Iva. Una operazione che, nelle previsioni, dovrebbe portare nelle casse dell’Erario 730 milioni di Euro.

L’altra disposizione prevede, invece,  una sorta di “inversione contabile” anche per i soggetti che pongono in essere operazioni con la Pubblica Amministrazione e gi Enti assimilati (quelli indicati nell’art.6, comma 5, del D.P.R. 633/72). Più in particolare, con questo sistema, denominato “split paymant”, subordinato, come già detto, oltre che all’apposito decreto ministeriale, oltre che alla preventiva autorizzazione dell’Unione Europea, l’Iva addebitata in fattura dai fornitori della Pubblica Amministrazione sarà “bloccato” in un apposito conto corrente dal quale, successivamente, confluirà direttamente all’Erario. Il fornitore riscuoterà solo l’imponibile mentre l’imposta sarà sottratta dalla sua disponibilità. Questa operzione dovrebbe portare nelle casse del fisco 988 milioni di Euro.

Salvatore Forastieri
Garante del contribuente per la Sicilia

Articolo pubblicato il 28 novembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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