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Discariche: Italia multata per 40mln di euro
di Rosario Battiato

Sono ben 198 le strutture dislocate per il territorio non ancora adeguate alla direttiva 75/689 sui rifiuti pericolosi. Tra gli impianti presi sotto accusa dalla Corte europea quelli localizzati in Veneto, Abruzzo e Sicilia

Tags: Ambiente, Inquinamento, Discarica, Rifiuti, Unione Europea



PALERMO – La condanna è servita. Nei giorni scorsi la Corte Ue ha obbligato l’Italia al pagamento di una multa milionaria per non essersi ancora adeguata alla direttiva rifiuti sulle discariche, infliggendo una sanzione forfettaria di 40 milioni di euro e una penalità di 42,8 milioni per ogni semestre di ritardo nell’attuazione delle misure necessarie di adeguamento alla sentenza del 2007. Nel mirino ci sarebbero anche siti siciliani, sebbene il ministero continui a predicare l’avviata risoluzione dei problemi.

La risposta del governo non si è fatta andare. Ieri il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, ha comunicato, tramite il sito ufficiale del Mattm, che l’Italia sarebbe andata in Europa con la forza delle cose fatte per chiudere i conti con una vecchia e pericolosa gestione.
 
“La sentenza della Corte di Giustizia europea – si legge nella nota - che obbliga l’Italia a pagare una pesante multa per la gestione delle discariche sanziona una situazione che risale a sette anni fa. In questo tempo l’Italia si è sostanzialmente messa in regola”. I numeri, del resto, sembrerebbero dare ragione al ministro. Nell’aprile del 2013 erano ben 4866 le discariche contestate da Bruxelles (dati del ministero), ma oggi questa cifra è stata ampiamente tagliata, toccando quota 45 discariche.

Pronti anche i fondi per bonificarne un’altra parte. Nella legge di stabilità 2014 sono stati stanziati circa 60 milioni di euro per un programma straordinario che consentirà di bonificare 30 delle 45 discariche rimaste, anche attraverso gli accordi di programma sottoscritti in questi giorni con le regioni Abruzzo, Veneto, Puglia e Sicilia. “Le restanti 15 discariche abusive – ha dichiarato Galletti - saranno bonificate con un ulteriore impegno di 60 milioni di euro”. L’obiettivo evidente è risparmiare la sanzione lavorando “in stretta collaborazione con le istituzioni Ue, per non pagare nemmeno un euro di quella multa figlia di un vecchio e pericoloso modo di gestire i rifiuti con cui vogliamo una volta per tutte chiudere i conti”.

Di parere decisamente diverso la sentenza della Corte di ieri nella causa C-196/13. “Nel corso dell’udienza, - si legge - la Commissione ha spiegato che 200 discariche, ubicate in 18 delle 20 Regioni italiane, permangono non conformi alle disposizioni applicabili”. Restano, in particolare, 198 discariche non ancora adeguate alla direttiva 75/442 del Consiglio Ce relativa ai rifiuti, e altre quattordici, contenenti rifiuti pericolosi, non sono conformi neppure all’articolo 2 della direttiva 91/689 sui rifiuti pericolosi. “La Commissione ha poi affermato, - si legge nel testo - tanto nella sua risposta scritta ai quesiti posti dalla Corte quanto nel corso dell’udienza, che la Repubblica italiana continua a non catalogare e identificare i rifiuti pericolosi presenti in quattordici discariche”. Ci sono inoltre altre due discariche “per le quali non sono stati adottati un piano di riassetto o provvedimenti di chiusura definitiva”. 

Galletti parla, anche giustamente, di tempi che non rientrano nella sua responsabilità diretta. Tuttavia bisogna considerare che tra il 26 aprile 2007, data di pronuncia della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), e il 24 ottobre 2012, data della decisione della Commissione di adire la Corte con il presente ricorso, è trascorso un periodo di 65 mesi.
 

 
Il giudizio della Corte: “Minaccia per la salute dei cittadini”
 
PALERMO – Le discariche e la Sicilia, anche nella veste legale, hanno un rapporto lungo e tormentato. Se alcuni stati europei le hanno addirittura abolite, come la Svizzera, nell'Isola gestiscono ancora circa il 90% dei rifiuti prodotti. La porzione illegale, però, è ancora più minacciosa. “I sopralluoghi e le ispezioni delle discariche abusive effettuati dalle autorità italiane e i conseguenti rapporti – si legge nella sentenza della corte di giustizia Ue - attestano la piena consapevolezza da parte della Repubblica italiana della minaccia che detti rifiuti costituiscono per la salute dell’uomo e per l’ambiente”.  Anche la Commissione ha messo “in evidenza gli effetti dell’infrazione sugli interessi pubblici e privati, in particolare gli odori nauseabondi e il rumore che accompagnano il deposito dei rifiuti, l’inquinamento dell’ambiente circostante, i rischi di ripercussioni di tale inquinamento sulla salute umana e l’alterazione dei paesaggi naturali”. Del resto l'obiettivo nel lungo periodo secondo la direttiva dei rifiuti Ue, anche per le discariche autorizzate, è l'abolizione dell'interramento.

Articolo pubblicato il 03 dicembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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