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Quotidiano di Sicilia

Titoli di risparmio meridionali ampiamente sottoutilizzati
di Gioacchino Amato

Dati Consob al 10 novembre 2014 sull’applicazione della L. 106/11 per favorire l’offerta creditizia al Sud. Rispetto al tetto di tre miliardi l’anno, per il 2014 emessi solo 146 milioni di euro

Tags: Consob, Economia, Mezzogiorno



PALERMO - Quello che stiamo per descrivere è l’ennesimo caso di uno strumento elaborato per stimolare l’economia meridionale e rimasto purtroppo poco utilizzato da chi avrebbe avuto tutto l’interesse ad avvalersene.

Stiamo parlando dei titoli di risparmio per l’economia meridionale, introdotti nel nostro ordinamento con la legge n. 191 del 23 dicembre 2009, con il dichiarato obiettivo di far fronte alla stretta creditizia da parte delle banche ed aumentare le risorse finanziarie disponibili per chi intende realizzare un progetto imprenditoriale nel Mezzogiorno. Detta legge, modificata con il Decreto Legge n. 70 del 13 maggio 2011 convertito in legge 106/11, nell’introdurre questi titoli obbligazionari ha previsto che gli stessi possono essere emessi da qualunque banca, a prescindere dall’area geografica di operatività, e sono stati ideati per favorire l’incremento dell’offerta di credito nel Mezzogiorno e ridurre lo squilibrio esistente tra Regioni meridionali e altre aree del Paese. L’obiettivo è attrarre risorse incrementali per sostenere lo sviluppo di lungo termine delle imprese del Mezzogiorno.

Per rendere appetibile l’emissione di detti bond da parte degli istituti di credito è stata prevista in favore dei sottoscrittori che li acquisteranno un’imposta sostitutiva sugli interessi maturati pari al 5% a differenza del 26% richiesto per le rendite provenienti da obbligazioni ordinarie. Il beneficio fiscale citato viene riconosciuto a condizione che le risorse raccolte con l’emissione dei titoli vengano impiegate per finanziare progetti di investimento di durata superiore a 18 mesi da parte di piccole e medie imprese del Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia).

La misura, particolarmente innovativa, rappresenta un banco di prova non solo per gli istituti di credito settentrionali i quali potranno in tal modo offrire ai propri sottoscrittori strumenti finanziari ai quali viene associata una aliquota fiscale di favore, a condizione che gli impieghi bancari vengano destinati ad imprese del meridione, ma anche per le banche meridionali le quali si presume finanzino, già a prescindere da detto strumento innovativo, imprese meridionali e pertanto dovrebbero avere un ulteriore grosso stimolo ad emettere detti strumenti i quali in tal modo saranno più vantaggiosi per i sottoscrittori.

Peraltro, onde contenere l’impatto della misura sui conti pubblici, è stato previsto un tetto massimo di utilizzabilità. Ed infatti l’ammontare annuo massimo che potrà essere emesso è pari a 3 miliardi di euro. Secondo i calcoli elaborati dai tecnici del Ministero dell’Economia, in caso di emissione di tutto l’importo, la misura avrebbe comportato un impatto molto consistente sull’economia meridionale, anche alla luce del livello attuale di impieghi bancari nel sud Italia.

Purtroppo lo strumento ha ottenuto un impiego quasi nullo. I recenti dati pubblicati dalla Consob dicono che al 10 novembre 2014, a fronte di un tetto massimo utilizzabile pari a 3 miliardi di euro, il controvalore di titoli di risparmio pe l’economia meridionale emessi è stato pari, nell’anno 2014, a 145.660.000 euro. Sono rimasti non emessi titoli per un importo pari a 2 miliardi e 985 milioni di euro.

Ciò dimostra che non solo le banche settentrionali non hanno interesse a finanziare imprese meridionali, neanche con un sensibile incentivo fiscale (probabilmente in ragione dello scarso merito di credito di cui esse godono) ma, cosa ancor più grave, le stesse banche meridionali, nonostante quanto dichiarino nelle sedi istituzionali competenti, non si sono avvalse di detto strumento, privando il territorio in cui operano di risorse che sarebbero state preziose per il rilancio dello stesso. Evidentemente questa è una conferma di come gli istituti di credito meridionali funzionino a senso unico, ossia raccolgono il risparmio al sud per erogare credito in altre aree del Paese. Le uniche due banche che si sono avvalse della possibilità di emettere detti titoli sono entrambe meridionali e sono due piccolissimi istituti di credito, la Cassa Rurale ed Artigiana Banca di Credito Cooperativo di Battipaglia e Montecorvino Rovella e la siciliana Banca di Credito Cooperativo La Riscossa di Regalbuto.
 
Tuttavia in controtendenza rispetto a quanto descritto occorre segnalare che, secondo quanto si apprende dal sito Consob, un grosso gruppo bancario italiano, UBI Banca, ha deliberato, nel mese di ottobre e novembre, una massiccia emissione obbligazionaria valevole anche come titoli di risparmio per l’economia meridionale, attraverso una serie di banche dalla stessa controllata: la cuneese Banca Regionale Europea; la Banca di Valle Camonica; la bresciana Banca Private Investment; la Banca Popolare di Ancona; il Banco di Brescia; la Banca Popolare Commercio e Industria; la Banca Popolare di Bergamo e, per chiudere la cosentina Banca Carime.

Non si conoscono al momento i quantitativi di queste emissioni obbligazionarie. Speriamo che l’esempio di questo importante istituto di credito faccia da apripista ad altre analoghe iniziative da parte di altri gruppi bancari, meridionali e non.

Articolo pubblicato il 04 dicembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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