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Quotidiano di Sicilia

Sicilia ultima nei pagamenti commerciali
di Antonio Privitera

Rispetto alla media nazionale che vede il 37,5% delle imprese puntuali nel liquidare, l’Isola si ferma solo al 20,2%. Nella Regione la provincia più virtuosa è Enna, mentre Agrigento si piazza in ultima posizione

Tags: Marco Preti, Impresa, Pagamento



PALERMO – Non accennano a diminuire le difficoltà delle imprese italiane in merito ai pagamenti commerciali. Secondo quanto emerge dai dati dei primi nove mesi del 2014, la causa più preoccupante derivata dalla crisi è la crescita della percentuale dei ritardi gravi; quelli che si prolungano oltre il mese nei confronti dei fornitori. In questo scenario disarmante si distingue in senso negativo la Sicilia, che si conferma la regione meno puntuale d’Italia, in cui solo un’impresa su cinque salda regolarmente le fatture ai propri fornitori.

Nel terzo trimestre dell’anno in corso infatti solo il 20,2% delle imprese della regione ha pagato entro i termini concordati, mentre il 48,9% ha regolato i conti con un ritardo fino a 30 giorni e il 30,9% oltre i 30 giorni. Una performance di pagamento significativamente peggiore rispetto a quella nazionale. Infatti nella media italiana il 37,5% delle imprese paga alla scadenza e il 16,4% con un ritardo oltre i 30 giorni.
 
Per quanto poi riguarda le zone meridionali e insulari pagano puntualmente 23,8% e 28,8% con un ritardo oltre i 30 giorni. Inoltre, dall’analisi di trend, rispetto al quarto trimestre del 2010 la situazione dei pagamenti commerciali in Sicilia mostra un rilevante peggioramento. I pagamenti alla scadenza si sono ridotti del -28,6%, mentre i ritardi superiori ai 30 giorni sono aumentati addirittura del +194%. Sono questi i dati che emergono dallo Studio Pagamenti aggiornato al terzo trimestre 2014, realizzato da Cribis D&B, la società del Gruppo Crif specializzata nelle business information, che ha analizzato i comportamenti di pagamento delle imprese siciliane.

Entrando nel dettaglio dei dati dell’Isola, in regione è Enna la provincia più virtuosa con ben il 28,8% di imprese puntuali. La seguono Ragusa, con il 22,9%, Catania 21,9%, Trapani 20,7%, Siracusa 20,5%, Caltanissetta 19,6%, Palermo 19,1%, Messina 19%. In ultima posizione Agrigento, dove solo il 18,8% delle imprese paga alla scadenza.

Poi analizzando i vari settori professionali presi in esame, l’ambito industria e produzione rivela le maggiori criticità con solo il 16,3% di pagamenti puntuali e il 35,4% di ritardi oltre i 30 giorni medi, insieme all’edilizia, che mostra il 16,5% di pagamenti alla scadenza e il 29,6% per i pagamenti oltre 30 giorni.

Poi subito dopo si colloca il commercio al dettaglio, che mostra il 17,5% di pagamenti regolari e il 34,8% di ritardi gravi. Il settore dei Servizi finanziari invece mostra le migliori performance, con il 54,1% di pagamenti alla scadenza e 13,4% di ritardi oltre i 30 giorni.

Marco Preti, amministratore delegato di Cribis D&B, conferma: “Questi dati mostrano lo specchio di uno scenario nuovo, già evidenziato dai dati dei trimestri precedenti e che non riguarda solo la Sicilia, ma tutto il paese”.
E continua: “I ritardi di pagamento e in generale la rischiosità delle aziende italiane si assestano oggi su un nuovo livello, più alto rispetto al passato. Il dato infatti più allarmante è quello emerso dai ritardi gravi, cresciuti in maniera preoccupante rispetto al 2010. E’ difficile prevedere se questo trend  resterà stabile nei prossimi mesi o se peggiorerà ancora; sicuramente è difficile ipotizzare una riduzione dei ritardi nei pagamenti e del livello medio di rischiosità commerciale del tessuto aziendale italiano”.
 


Aumentano ancora i fallimenti ma si avvertono avvisaglie di ripresa
 
“Analizzando l’andamento dei fallimenti si nota come nell’ultimo anno questi sono aumentati del 13% e di oltre il 70% rispetto al 2009. Un’altra evidenza deriva da una nostra recente ricerca sul Credit management in cui oltre il 70% delle aziende italiane ha dichiarato di aver subito un grave insoluto da clienti con un’anzianità di fornitura superiore ai 3 anni, dato in crescita rispetto agli anni precedenti”, continua Marco Preti. Del resto questi rimangono segnali di un ecosistema decisamente pericoloso stabilitosi negli ultimi cinque anni. Ma comunque sii vedono anche alcuni piccoli segnali positivi, anche se non a costo zero per le aziende. Negli ultimi anni le imprese italiane hanno messo al centro della propria gestione finanziaria sempre di più il controllo sui pagamenti, facendolo divenire uno dei fattori decisivi per rimanere in vita sul mercato. Per questa ragione le imprese hanno investito molto in nuove strategie di gestione della clientela, operando ad esempio un attento monitoraggio, utilizzando nuove policy commerciali e in alcuni casi ampliando la struttura di credit management. Risulta anche molto diffusa l’adozione di procedure di recupero dei crediti più tempestive

Articolo pubblicato il 05 dicembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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