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L’Umbria contaminata da estorsioni e spaccio
di Redazione

La ‘ndrangheta iniziava a guardare a settori come la green economy

Tags: Umbria, 'ndrangheta



PERUGIA - Le mani della 'ndrangheta sull'Umbria. I Carabinieri del Ros hanno eseguito, nella provincia di Perugia, ma anche in altre città italiane, 61 arresti, di cui 54 in carcere, nell'ambito dell'operazione 'Quarto passo', emessi su richiesta della procura distrettuale antimafia di Perugia, per associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, danneggiamento, bancarotta fraudolenta, truffa, trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante delle finalità mafiose, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e sfruttamento della prostituzione.

Al centro delle indagini del Ros, un sodalizio ‘ndranghetista radicato in Umbria, con diffuse infiltrazioni nel tessuto economico locale e saldi collegamenti con le cosche calabresi di origine. Documentate le modalità tipicamente mafiose di acquisizione e condizionamento di attività imprenditoriali, in particolare nel settore edile, anche mediante incendi ed intimidazioni con finalità estorsive. Contestualmente è in corso di esecuzione un provvedimento di sequestro di beni mobili e immobili per oltre 30 milioni di euro.

“'Anche l'indagine di oggi conferma la capacità dell''ndrangheta di infiltrarsi in territori diversi dalla Calabria, riproponendo modelli criminali tipicamente mafiosi legati ai territori d'origine”, ha detto il generale Mario Parente, comandante del Ros. Secondo Parente la 'ndrangheta, “mantenendo saldi i legami con le cosche di riferimento, infiltrando il tessuto imprenditoriale, praticando diffuse attività estorsive e usurarie” è stata in grado di infiltrarsi “in una regione come l'Umbria, che nell'immaginario collettivo è immune da questi fenomeni”.

Il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti ha parlato di “autentica holding criminale” nell'illustrare i risultati dell'operazione. Gli arrestati, provenienti dalla zona di Ciro' Marina avevano “collegamenti dimostrati con le cosche dei luoghi di origine”.

L'operazione, ha precisato Roberti, “non c'entra niente con 'Mafia capitale', non si possono fare paragoni”. “Qui - ha detto - non ci sono collusioni con le pubbliche amministrazioni, per fortuna, ma c'era il rischio che ci fossero in futuro se non si fosse intervenuti in tempo perché - ha aggiunto il procuratore - questo gruppo criminale puntava anche a settori dell'economia e dell'imprenditorialità molto avanzati come la green economy, del fotovoltaico che questo presuppone rapporti con le pubbliche amministrazioni”.

Blitz anti-'ndrangheta anche a Reggio Calabria, dove la Polizia sta eseguendo 25 fermi nei confronti di esponenti della potente cosca dei Tegano. I fermati accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso. L’operazione, denominata 'Il Padrino', ha consentito di ricostruire l’organigramma della cosca e di acquisire elementi aggiornati in ordine alle innumerevoli attività illecite gestite dalla cosca.

In manette sono finiti anche i fiancheggiatori del boss Giovanni Tegano, che fu uno dei protagonisti della sanguinosa guerra di mafia che attraversò la città dello Stretto e che venne arrestato nel 2010 dopo un lunghissimo periodo di latitanza durato 17 anni.

Articolo pubblicato il 11 dicembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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