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Siracusa-Gela, l’incubo dei pendolari
di Liliana Rosano

Dossier di Legambiente sullo stato della ferrovia: la tratta siciliana ribattezzata, a ragione, “tra le peggiori d'Italia”. Servizi igienici assenti, biglietterie inesistenti e binario unico per circa 500 stoici passeggeri quotidiani

Tags: Infrastrutture, Sicilia, Ferrovia, Legambiente



PALERMO - Servizi igienici mancanti, biglietterie inesistenti, binario unico e un numero di pendolari giornaliero di circa cinquecento. Legambiente, nel suo ultimo dossier sulle linee ferroviarie italiane l’ha ribattezzata “tra le peggiori d’Italia”. Parliamo della Siracusa-Gela che collega due province importanti, lunga 181 km, ma ancora non elettrificata e a binario unico. Il numero di pendolari che frequentano questi treni inevitabilmente continua a calare, sono circa 500 al giorno di cui il 95% si muove da Modica-Pozzallo a Siracusa e viceversa.

Solo nell’ultimo biennio i treni soppressi sulla linea sono stati 14. Lo stato dei treni è mediocre, si legge nel Rapporto pubblicato da Legambiente, mentre i servizi igienici nelle stazioni sono stati chiusi, salvo qualche rara eccezione dove il servizio è gestito dal comune in collaborazione con il bar di stazione come a Vittoria. Le biglietterie nelle stazioni sono del tutto scomparse se si fa eccezione per le stazioni di Siracusa e Gela, con l’ultima recente chiusura di quella di Modica. Infine, è da rilevare come gli attuali tempi di percorrenza dei treni in questa linea siano addirittura superiori a quelli di 20 anni fa, malgrado siano pochissimi i treni che la percorrano e siano stati realizzati interventi di miglioramento dell'infrastruttura. In più i treni circolanti tra Modica e Gela molte volte sono sostituiti interamente o parzialmente (solo per un tratto intermedio) da bus, quindi le coppie circolanti che dovrebbero essere 4 (minimo storico) per gran parte dell'anno si sono ridotte a tre.

La classifica delle linee peggiori d’Italia mette in evidenza le situazioni più gravi del trasporto ferroviario pendolare in Italia. E’ una selezione sulla base di situazioni oggettive e proteste, che però accomuna molte linee in Italia e che rispecchia quanto poco le regioni ed i governi hanno fatto nel corso degli ultimi anni e quanto le situazioni già critiche dei pendolari siano diventate insopportabili. Gli ultimi anni sono stati davvero terribili per chi si muove in treno, rispetto al 2009 le risorse da parte dello Stato per il trasporto pubblico su ferro e su gomma sono diminuite del 25% e le Regioni, a cui sono state trasferite nel 2001 le competenze sui treni pendolari, in larga parte dei casi non hanno investito né in termini di risorse né di attenzioni per recuperare la situazione. In Sicilia, dal 2010 al 2014 i tagli al sistema ferroviario sono stati del 19 per cento. Una doppia cifra che colloca l’Isola al secondo posto dopo l’Abruzzo (-21%) per la diminuzione delle risorse.

Complessivamente, dal 2010 a oggi a seguito dei tagli sui trasferimenti da parte del governo si possono stimare tagli pari al 6,5% nel servizio ferroviario regionale, con differenze tra le diverse Regioni ma dentro un quadro in cui diventa ogni giorno più difficile salire su un treno. A rendere evidente la situazione sempre più complicata che vivono i pendolari sono i tagli realizzati nelle diverse parti del Paese, con la riduzione del numero di treni lungo le linee, a cui si è accompagnato in quasi tutte le Regioni italiane un aumento delle tariffe. Le linee sono state scelte in base a criteri oggettivi per evidenziare la scarsa qualità del servizio: i problemi di ritardi e tagli dei treni, la tipologia dei treni utilizzati sia per capienza sia per età, la carenza di orari adatti per l’utenza pendolare, la frequenza dei convogli, la condizione delle stazioni.

Articolo pubblicato il 12 dicembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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