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Turismo e cibo, mix perfetto per la rinascita
di Michele Giuliano

Nell’ultimo studio di Srm, la Sicilia si conferma terra di eccellenze enogastronomiche, al terzo posto nel Mezzogiorno. Tra agricoltura e industria alimentare la nostra regione sfiora i 3,7 miliardi € di valore aggiunto

Tags: Turismo, Sicilia, Agricoltura, Beni Culturali, Expo 2015



PALERMO - La sinergia turismo, beni culturali e agricoltura, auspicata dalla nuova giunta Crocetta, è stata al centro dell’incontro promosso da Intesa Sanpaolo in occasione delle Giornate dell’Economia, il tradizionale appuntamento promosso dalla Fondazione Curella, in programma nei giorni scorsi a Palermo anche in vista dell’Expo di Milano del 2015.

“L’evento – secondo Travelexpo, organismo tra i più importanti e autorevoli nel settore economico e turistico - è certamente la più immediata e tangibile occasione per riavviare il volano dell’economia del Paese ed è certamente una grande occasione anche per la Sicilia”. Da queste basi parte lo studio presentato da Salvio Capasso, responsabile Ufficio Economia delle Imprese di Srm, Studi e Ricerche Mezzogiorno (centro studi collegalo al Gruppo Intesa Sanpaolo), che fornisce una vista complessiva del settore agroalimentare locale e meridionale, analizzandone le possibili sinergie economiche con il turismo ed i beni culturali.

Interessanti gli spunti contenuti nel report: in primis la Sicilia sfiora i 3,7 miliardi di valore aggiunto (agricoltura più industria alimentare) per un importo pari al 4,8 per cento del totale dell’economia regionale, al di sopra dell’Italia (3,8 per cento). Le imprese attive al 2014 sono 88.986 pari al 24 per cento del totale imprese della regione. In termini di scambi commerciali, la Sicilia ha esportato a giugno 2014 circa 500 milioni di euro con un saldo commerciale positivo (+138 milioni di euro), mentre quello nazionale è negativo.

Inoltre, la Sicilia è terra di eccellenze. Con 235 prodotti agroalimentari tradizionali (pari al 5 per cento del totale italiano), si posiziona al terzo posto nel Mezzogiorno. Le eccellenti risorse enogastronomiche della Sicilia sono elemento di potenziale attivazione di ricchezza anche nel settore turistico, comparto in crescita attirando peraltro sempre più la domanda internazionale.
“L’offerta turistica che si crea sui prodotti enogastronomici – aggiunge Travelexpo - è sempre più vasta andando incontro alle nuove esigenze esperienziali dei turisti: aziende agricole visitabili, cantine visitabili, ristoranti tipici e agriturismo, enoteche e vie del vino”. Il valore dell’agroalimentare va quindi oltre la qualità dei prodotti e la forza della sua filiera produttiva. Esso rappresenta, infatti, anche un fattore ‘moltiplicativo’ di ricchezza. In particolare per il sistema alberghiero i numeri attestano una domanda di 4,4 milioni di arrivi (quasi un quarto del Mezzogiorno) di cui circa il 50 per cento è composto da stranieri.
 
La domanda turistica confluisce nel sistema alberghiero per l’84,4 per cento degli arrivi (82,4 per cento al Sud e il 79,7 per cento globale in Italia) e l’83 per cento delle presenze (73,7 per cento al Sud e il 79,7 per cento a livello nazionale). Si concentra principalmente nelle strutture alberghiere a 4 e 5 stelle, con un’incidenza degli arrivi pari quasi al 60 per cento, ed al di sopra delle altre aree geografiche. Tutti spazi di manovra che fanno credere che esistono spiragli per venire fuori dalla crisi.
 

 
Un patrimonio culturale molto variegato
 
PALERMO - Sempre secondo Srm in Sicilia si riscontra anche una struttura dell’offerta alberghiera di qualità.
Tale domanda turistica si lega ad un patrimonio culturale elevato: rilevante è il peso degli arrivi presso le località di interesse storico e artistico della regione sul dato meridionale (41 per cento) e la ricchezza dell’offerta è vastissima: nell’isola insistono 7 parchi archeologici, 37 musei, 80 siti archeologici e monumentali.
L’agroalimentare non va quindi considerato soltanto per il valore insito nella sua filiera, ma può contribuire a valorizzare ulteriormente il turismo. In Italia ad esempio per ogni presenza aggiuntiva il turismo enogastronomico genera 119,4 euro di Pil, valore superiore a quanto generato ad esempio dal turismo culturale (105,4 euro) e da quello balneare (83,8 euro).
Il che significa senza dubbio che il turista deve essere preso anche per la gola e non solo per le bellezze paesaggistiche o culturali. Resta di fondo però che la Sicilia stenta a decollare proprio perché spesso non punta sulle sue peculiarità e sugli aspetti migliori.

Articolo pubblicato il 14 dicembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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