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Catania - Librino, verso il completamento il "rammendo di San Teodoro"
di Melania Tanteri

I comitati locali rivendicano l’importanza del lavoro svolto per anni, lamentando l’assenza delle istituzioni. Il progetto dell’architetto Renzo Piano è stato pensato per terminare le incompiute

Tags: Catania, Librino, Tecnis, Renzo Piano, Enzo Bianco



CATANIA - Si avvia alla conclusione l’operazione di “rammendo urbano” della zona San Teodoro di Librino. Il progetto pensato dall’architetto Renzo Piano, che ha preso il nome di gruppo G124, è stato pensato per completare le zone della città rimaste incompiute, come la strada di collegamento tra la scuola Brancati e il Campo San Teodoro, primo luogo “ricucito”.

La Tecnis, che si è aggiudicata il bando del Comune di Catania per una prestazione d’opera gratuita, ha infatti cominciato i lavori per la messa in sicurezza di quell’area identificata per il rammendo urbano. “Entro venti giorni – ha detto il sindaco di Catania Enzo Bianco – abbiamo avuto assicurazione che i lavori di messa in sicurezza saranno completati. Intanto attendiamo i risultati del bando di affidamento per l’area del San Teodoro pubblicato dal Comune lo scorso 26 novembre”.

Un progetto di recupero avviato già da tempo dalle associazioni che operano a Librino da anni, in particolare dai Briganti rugby che, nel 2012, hanno preso possesso del complesso sportivo San Teodoro, riportandolo a nuova vita e facendone uno dei luoghi simbolo del riscatto sociale dal basso.

Un dettaglio che i volontari vogliono sottolineare alla luce di quanto diffuso dall’amministrazione comunale che, nella nota in cui comunicava l’avanzamento dei lavori, si è di fatto intestata l’iniziativa.

“A fine novembre a Roma – ha raccontato Bianco – ho ringraziato personalmente il senatore Renzo Piano in occasione della presentazione del primo rapporto del gruppo G124 nel Palazzo Giustiniani, che riguardava le operazioni di rammendo a Catania, Roma e Torino. E gli ho detto che quest’operazione, di altissimo valore sociale, rappresenta una svolta nella filosofia di progettazione e di gestione del territorio delle città. È risultata evidente l’importanza strategica per la nostra città di questo progetto che, partendo dall’ascolto dei bisogni dei cittadini – ha aggiunto - ha consentito di dare l’avvio a un processo di riqualificazione che adesso tocca a noi tutti completare”.

Un’uscita non gradita dai gruppi che si occupano del rilancio sociale del quartiere da molto tempo, in parecchi casi in sostituzione delle istituzioni che, se non sollecitate proprio dalla vivacità della società civile, con molta probabilità avrebbero lasciato che il degrado vincesse sul recupero.

E vogliono sottolineare proprio questo in una nota in risposta a quella del Comune.
“Il comitato Campo San Teodoro liberato tiene a precisare alcuni punti, a nostro avviso molto importanti – scrivono. Crediamo che non bisogna mai dimenticare che si sta parlando di una struttura pubblica abbandonata dalle istituzioni locali al degrado e alla devastazione, la cui rinascita avviene grazie al lavoro quotidiano - che dura da più di due anni – compiuto da un variegato comitato costituito spontaneamente da persone e associazioni cittadine. Se questo impegno spontaneo non ci fosse stato – sottolineano - oggi l’impianto San Teodoro sarebbe dimenticato esattamente come i tanti altri “beni comuni” abbandonati in questi ultimi anni”. Insomma, se ricucitura ci sarà, soltanto il tempo potrà dirlo.

Articolo pubblicato il 16 dicembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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