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Palermo - Truffa al Servizio sanitario sei persone arrestate
di Redazione

In manette un dipendente dell’Asp di Palermo e dei titolari di farmacie

Tags: Palermo, Servizio Sanitario, Asp



PALERMO - I Carabinieri del Comando provinciale di Palermo stanno eseguendo una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di sei persone. Si tratta di tre farmacisti, del titolare di una parafarmacia, di un dipendente Asp e di una sesta persona che aveva il compito di “corriere”. Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di concorso in falso, accesso abusivo al sistema informatico e truffa aggravata al Servizio sanitario.

L’inchiesta, avviata nel 2013 dai Carabinieri della sezione di Polizia giudiziaria della Procura, ha scoperto un meccanismo che permetteva agli indagati di conseguire profitti illeciti attraverso l’alterazione delle autorizzazioni emesse dall’Asp per la distribuzione in regime di convenzione, presso le farmacie e parafarmacie, di prodotti per l’incontinenza e per celiaci.
 
Nell’inchiesta denominata ‘‘Farmagate’’ è stato scoperto che venivano rimborsati anche pannoloni a pazienti morti: un esposto, in tal senso, era stato presentato dal direttore generale dell’Asp Antonio Candela.

Attraverso delle telecamere piazzate in alcuni uffici dell’Asp i Carabinieri hanno scoperto tutte le fasi della truffa: in vari passaggi venivano assegnati pannoloni a pazienti morti o inesistenti grazie ad autorizzazioni, mentre i farmacisti oltre al rimborso rivendevano di nuovo i pannoloni.

Da almeno due anni i titolari di tre farmacie e di una parafarmacia di Palermo si arricchivano in questo modo alle spalle del Servizio sanitario nazionale. La truffa, che alla fine degli accertamenti si dovrebbe aggirare attorno al milione di euro, avrebbe come ideatore Pietro Li Sacchi, dipendente dell’Asp che utilizzando le proprie credenziali, accedeva al sistema informatico dell’Azienda sanitaria e alterava i dati relativi agli assistiti per la stampa di autorizzazioni false, modificando o inventando le patologie sofferte, i medici prescrittori, le date e quant’altro fosse stato necessario per giustificare l’erogazione gratuita dei prodotti, con successivi rimborsi a carico del’Asp e quindi del bilancio della sanità regionale.

Articolo pubblicato il 16 dicembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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