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Quotidiano di Sicilia

Scioperi inutili a danno dei lavoratori
di Carlo Alberto Tregua

Statali privilegiati, cittadini indignati

Tags: Sciopero, Lavoro



Prima gli statali, il primo di dicembre scorso, hanno scioperato contro il blocco degli aumenti, dimenticando che in Grecia i loro colleghi hanno avuto gli stipendi decurtati del 30%. Un comportamento di grande egoismo, perché mentre continuavano a percepire regolarmente gli stipendi vi erano 9 milioni di poveri, 4 milioni di disoccupati e qualche milione di piccoli artigiani e imprenditori in grandissima difficoltà.
Lo sciopero degli statali è fallito perché le adesioni sono state basse, in quanto la parte sana e onesta dei pubblici dipendenti non ha ritenuto di condividere l’azione dei propri rappresentanti, volta più a contrastare l’azione di governo che non a tutelare i propri associati.
Lo sciopero generale di venerdì 12 dicembre, al di là della cinquantina di raduni e delle voci altisonanti, è stato un vero flop, perché non aveva obiettivi da raggiungere e pertanto non ha raggiunto alcun obiettivo.
Chiedere lavoro è del tutto inutile se prima non si taglia la parte di spesa pubblica inefficiente e clientelare, per recuperare quelle risorse indispensabili a mettere in moto l’economia, anche cofinanziando i fondi Ue rimasti bloccati.

Continuare a chiedere diritti senza prima far fronte ai doveri è un comportamento irresponsabile da parte di chiunque. Non è possibile accettare, da parte della Comunità, che vi siano organizzazioni che continuano sulla strada dell’egoismo, ignorando l’interesse generale del Paese, che dev’essere sempre al di sopra delle singole categorie.
Lo sciopero è stato ancora più insignificante nel settore pubblico, sia perché appena qualche giorno prima ve n’era stato uno analogo, e anche perché i dipendenti di Stato, Regione ed Enti locali sono molto più responsabili dei loro rappresentanti sindacali e perciò sono andati regolarmente a lavorare.
Gli statali, i regionali e i comunali sono dei privilegiati perché non hanno sentito la crisi, che invece ha morso le carni di tanti dipendenti privati messi in Cassa integrazione a 800 euro al mese, di tanti altri dipendenti privati licenziati e di tanti altri piccoli imprenditori che fanno fatica a coniugare il pranzo con la cena. Di fronte a tale comportamento dissennato, i cittadini si sono indignati.
 
Da interviste televisive, da mail e dalla stampa emerge con chiarezza che il popolo è molto più saggio e lungimirante dei propri rappresentanti. Quei rappresentanti che occupano, spesso immotivatamente, posti di responsabilità istituzionale, percependo compensi sproporzionati ai risultati che conseguono.
Proprio questo è il punto nodale della crisi che ha investito l’Italia: vi è troppa gente che percepisce denaro pubblico senza rendere adeguatamente, in termini di servizi, la relativa contropartita. Chi si comporta in modo asociale, contrario agli interessi generali, ignora volutamente che così si va verso il baratro. Bisogna evitarlo a tutti i costi.
L’equità è il valore primario che ci deve essere in una Comunità, che non si può sviluppare se tutti i componenti non svolgono la propria parte, se non danno il loro contributo, se non spingono le loro azioni verso l’interesse comune.

Quando un dipendente pubblico o privato sciopera gli viene detratto il salario relativo a quel giorno di assenza dal lavoro. Il sacrificio è giustificato quando l’obiettivo è quello di rimuovere ingiustizie e iniquità. Ma quando la protesta è indirizzata al mantenimento o all’accrescimento di privilegi, essa non ha alcuna giustificazione.
Anziché scioperare, i pubblici dipendenti dovrebbero ricordarsi di tre parole: onore, dovere e lavoro. Onore perché hanno giurato di servire i cittadini. Dovere perché viene prima di richiedere i diritti. Lavoro perché dev’essere serio e vero, cioè deve puntare a obiettivi e conseguire risultati. Quanti di questi pubblici dipendenti vanno in ufficio per passare il tempo e andarsene via, mentre molti altri vanno a lavorare sul serio, con impegno e fatica?
Ecco che va separato il grano dal loglio, ecco che coloro che lavorano con onestà e competenza devono protestare nei confronti dei loro colleghi disonesti e sfaticati.
I cittadini hanno il diritto di ottenere servizi per i quali sono stracaricati di imposte e i pubblici dipendenti hanno il dovere di fornirli nella migliore qualità possibile, per giustificare gli stipendi che i cittadini gli pagano.

Articolo pubblicato il 17 dicembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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