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Messina - Otto anni di solleciti e denunce sul dramma dell’erosione costiera
di Lina Bruno

Da Tremestieri a S. Margherita e Galati, ci sono interi condomini e strutture sportive a rischio. L’azione delle mareggiate e la necessità di attuare gli interventi per la sicurezza

Tags: Messina, Erosione



MESSINA - La forza devastante delle mareggiate ha eroso chilometri di costa ma nessun intervento organico di messa in sicurezza in questi anni è stato fatto. La situazione è particolarmente critica nella zona sud, da Tremestieri a Santa Margherita e Galati dove, dopo l’ondata di maltempo di un mese fa, molte famiglie non riescono più a vedere le loro case come un luogo sicuro. “Alla prossima mareggiata, il condominio Raciti, con le sue 52 famiglie, rischia di essere spazzato via - dice il consigliere della prima circoscrizione, Carlo Dainotta - così com’è stato per il campo sportivo costruito a ridosso della spiaggia; qualcuno dovrà poi assumersene la responsabilità”.

I problemi in questa parte di costa però vengono da lontano: “Sono stati otto anni di solleciti e denunce - sottolinea Dainotta, che è anche il presidente del Comitato Rinascita di Galati - in particolare dopo la realizzazione dei lavori del lungomare di Santa Margherita, con gli interventi sulla statale 114”.

I lavori interessarono un chilometro e 200 metri di litorale con il posizionamento di una barriera sottomarina, di protezione per quel tratto, ma devastante per altre porzioni di costa a nord. Una conseguenza  che pare già venisse annunciata in una relazione redatta a conclusione degli interventi. In questi anni si è fatto ben poco a parte qualche  ripascimento vanificato dopo appena una o due mareggiate, mentre negli ultimi mesi sembrano proliferare tutta una serie di progetti che però per motivi diversi ancora non decollano. Tra questi c’è quello della protezione civile regionale che prevede a difesa delle abitazioni di Galati il posizionamento di massi ma che è stato bloccato dal Genio civile perché il materiale previsto era di un volume inferiore rispetto a quello consentito. A questo punto si teme che i 250 mila euro non siano più sufficienti per intervenire sui 275 metri preventivati.

Un altro progetto di circa 250 mila euro, redatto dopo la mareggiata di novembre, che riguarda il posizionamento di due pennelli davanti alla costa di Galati,  ha avuto lo stop del Dipartimento regionale territorio e ambiente, sembra perché considerato interdipendente dalla prioritaria collocazione, già autorizzata, dei 30 mila metri cubi di sabbia provenienti dallo svuotamento del porto di Tremestieri. Una parte sarà trasferita via terra con mezzi comunali, degli altri 25 mila si occuperà la ditta che ha vinto l’appalto utilizzando delle pompe idrovore. Ma anche qui si procede a rilento.

Dai fondi “Sblocca Italia” ci sono poi 16 milioni di euro che dovrebbero servire per quattro progetti sull’erosione costiera messinese, due nelle zona Sud e tra questi c’è l’estensione della barriera radente dal porto di Tremestieri al litorale di Santa Margherita. Finora la visione del problema è stata limitata a fatti contingenti, come evidenzia il consigliere Carlo Dainotta, senza una visione complessiva della gestione del territorio, con il conseguente spreco di tempo e risorse. Un limite che caratterizza, secondo Giovanni Randazzo, docente di Geologia ambientale all’Università di Messina, anche la progettazione finora utilizzata.
 
“Negli ultimi anni si è fatta strada una nuova filosofia di interventi - dice Randazzo - mirati alla individuazione delle cause dell’erosione e alla sottrazione di quegli elementi rigidi che l’hanno causata insieme ad un sistema di monitoraggio e a dei rinascimenti programmati”. Un primo intervento dovrebbe essere, secondo il docente universitario, quello di modificare i muri di sostegno di strade e lungomari. Ci dovrebbe essere inoltre un Piano di Gestione Coste Regionale, basato su dati oggettivi acquisiti dai Piani di Utilizzo del Demanio Marittimo (Pudm) e dalla  Valutazione Ambientale Strategica (Vas) che tutti i Comuni costieri siciliani sarebbero stati tenuti a produrre dal 2006.

Articolo pubblicato il 18 dicembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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