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Quotidiano di Sicilia

Regione, sanare 3,5 mld di buco e cofinanziare 100 mln fondi Ue
di Giovanna Naccari

I rimedi di Baccei che assicura la legge di stabilità ai primi di gennaio. Stipendi e pensioni allineati al nazionale e centrale unica acquisti

Tags: Ars, Alessandro Baccei



Palermo – Stipendi e ancora stipendi, vaghe idee sui miliardi che mancano per chiudere il bilancio 2015 e una speranza chiamata Roma. Questa è in sintesi la cornice economica in cui la Regione si muove per affrontare il presente e il prossimo triennio.

Ieri l’assessore all’Economia Alessandro Baccei ha annunciato le strategie alla stampa, dopo l’approvazione in Giunta del documento economico finanziario, del bilancio di previsione 2015-2017 e dell’esercizio provvisorio.

All’inizio Baccei rivolge scuse a tutti: Parlamento siciliano e commissione Bilancio, che avevano lamentato i ritardi nella presentazione dei documenti economico finanziari, la stampa che poneva interrogativi senza risposta sulla solidità della Regione, i cittadini. “Devo delle scuse a tutti - dice l’assessore - ma abbiamo lavorato giorno e notte”. E poi passa alle priorità: “Garantiamo da gennaio ad aprile i trasferimenti agli enti locali, la spesa per gli stipendi del personale regionale, degli enti collegati e delle partecipate - afferma - Intanto apriamo un tavolo di concertazione con il governo centrale, senza il quale non potremo coprire gli 8 dodicesimi che restano”.

Per assicurare gli stipendi, per pagare gli interessi passivi e il rimborso dei mutui, nell’esercizio provvisorio sono stati azzerati i fondi di riserva e ridotto il fondo a garanzia dei residui attivi. Aggiunge Baccei: “Questa operazione ha determinato un taglio delle entrate pari a 1 miliardo di euro, rispetto a quelle quantificate nel bilancio vigente”. 

Intanto il buco che la Regione deve coprire per chiudere il bilancio 2015 ammonta a circa 3,5 miliardi, ma Baccei non esclude altre novità. “Mi mancano alcuni enti e alcune società partecipate dichiara - sono sicuro che ci saranno sorprese”.

Per la spesa dei fondi Ue nel 2015, Baccei assicura che il governo libererà 100 milioni di euro da destinare al cofinanziamento.
L’assessore annuncia che la Legge di stabilità sarà presentata ai primi di gennaio. E in tema di riforme da presentare a Roma, per essere credibili ed ottenere l’apertura del governo centrale, sottolinea: “Faremo interventi che riguarderanno esclusivamente tagli alla spesa. Interesseranno l’agricoltura, i forestali, la funzione pubblica, gli enti locali, le infrastrutture e le attività produttive. Stiamo lavorando con i dipartimenti”. E continua: “Il governo nazionale ci chiede di dimostrare serietà e noi lo faremo armonizzandoci con le leggi statali e con le riforme”. Tra gli allineamenti con la normativa nazionale, Baccei indica quelli rilevati dalla magistratura contabile, come i diversi trattamenti per gli stipendi e le pensioni.

E poi annuncia la “creazione di una centrale degli acquisti, che consente di risparmiare a parità di qualità e trasparenza di procedimento”. Dichiara l’assessore: “Si tratta di un grande strumento di politica industriale. Si possono veicolare più di 3 miliardi di euro di spesa della Regione, considerando anche quella comunitaria”.

lI Movimento 5 Stelle all’Ars boccia le dichiarazioni di Baccei “che ripercorre i sentieri dei suoi predecessori” e aggiunge: “Non ci sono speranze, si commissari la Regione”.

Per Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia all’Ars: "E’ in atto un attentato costante alla capacità di sopravvivenza della Sicilia, con la complicità di un governo regionale che non si può neanche definire un governo”, mentre Santi Formica, Lista Musumeci, annuncia “forme clamorose di protesta”.

Lunedì intanto, nella giunta regionale, su proposta dell’assessore al Lavoro Bruno Caruso è stato approvato lo stanziamento per i processi di riqualificazione tecnologica dei dipendenti del call center Accenture, dopo l’accordo raggiunto a Roma. E’ stata chiesta anche la dichiarazione dello stato di calamità per ulteriori comuni nella provincia di Agrigento, Catania, Messina e Siracusa dopo l’alluvione di novembre.

Articolo pubblicato il 24 dicembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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