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Per le acque di Sicilia dall'Arpa tanti voti scarsi
di Rosario Battiato

I risultati dei monitoraggi del 2013 nell’annuario dei dati ambientali dell’Agenzia regionale. In tante stazioni uno stato chimico compromesso, soprattutto nell’area iblea

Tags: Anapo, Alcantara, Simeto, Arpa



PALERMO – L’Arpa ha diffuso l’ultimo annuario dei dati ambientali, relativo al 2013, effettuando un censimento complessivo di tutti i capitoli ambientali che riguardano la Sicilia. Un quadro complessivo che si estende tra “molte luci ed alcune ombre”, come ha scritto in prefazione il direttore generale Francesco Licata di Baucina. Di particolare rilevanza l’approfondimento relativo alla qualità delle acque che ha fatto rilevare diverse situazioni con valori limite superiori a quelli consentiti per legge.

Il dlgs 30/2009 definisce la procedura per la valutazione dello stato chimico dei corpi idrici sotterranei. Il provvedimento, che riporta gli standard di qualità ambientale stabiliti a livello comunitario per nitrati e pesticidi, contiene anche i valori soglia adottati a livello nazionale per determinati parametri (poi ripresi dal D.M. 260/2010).

Nel 2013 la valutazione dello stato chimico dei corpi idrici sotterranei ha riguardato 192 stazioni. “Le stazioni monitorate – si legge nel rapporto dell’Arpa - appartengono in gran parte alla rete di monitoraggio delle acque sotterranee prevista nel Piano di Gestione del Distretto Idrografico della Sicilia, comprendente 493 stazioni distribuite sui 77 corpi idrici sotterranei della Sicilia, secondo l’individuazione dei corpi idrici effettuata nel Piano di Tutela delle Acque della Sicilia ed integralmente adottata dal Piano di Gestione del Distretto Idrografico”.

I risultati evidenziano diverse stazioni in uno stato “scarso” ricadenti nel bacino idrogeologico dei Monti Iblei, con particolare riferimento al corpo idrico sotterraneo (cis) “Piana di Vittoria”, dove tutte le 31 stazioni di monitoraggio risultano essere in stato chimico scarso. Sempre nell’ambito del bacino idrogeologico Ibleo, anche alcune stazioni di monitoraggio del cis “Ragusano” coincidenti con siti di estrazione di acque destinate al consumo umano, hanno prodotto uno stato chimico scarso, a causa o del superamento dei valori soglia per nitrati - nitriti - ammoniaca e pesticidi (S. Scalarangio, S. Misericordia, S. Oro-Scribano), o del superamento dei valori soglia di alifatici clorurati ed alogenati cancerogeni (S. Timpa Calorio, S. Santa Maria La Nova, S. San Leonardo, S. Fontana Nuova). Anche nella porzione meridionale del cis “Ragusano” si rintracciano altre 3 stazioni di monitoraggio classificate in stato chimico scarso, di cui 2 a causa del superamento dei valori soglia (vs) per nitrati e pesticidi, ed 1 a causa del superamento del vs per l’arsenico. Altre stazioni “scarse” si rintracciano nel bacino bacino Ibleo nei cis “Siracusano Nord-Orientale”, “Piana di Augusta-Priolo”, “Lentinese”,  “Piana di Augusta-Priolo”.

Nel catanese il cis “Piana di Catania” ha fatto registrare uno stato chimico scarso per la quasi totalità (7 su 8) delle stazioni di monitoraggio a causa del superamento dei valori soglia dei parametri nitrati, cloruri, solfati. Nel bacino idrogeologico dei “Monti Peloritani”, è stata riscontrata la presenza di 4 stazioni, ricadenti nei cis “Brolo”, “Messina- Capo Peloro”, “Roccalumera” e “Naso” in stato chimico scarso, a causa del superamento dei VS di tetracloroetilene e dibromoclorometano. Per quanto concerne i corpi idrici sotterranei ricadenti nel territorio provinciale di Trapani, è stata rilevata la presenza nei cis “Monte Bonifato”, “Monte Sparagio-Monte Monaco”, “Piana di Marsala-Mazara del Vallo” e “Piana di Castelvetrano-Campobello di Mazara” di stazioni in stato chimico scarso, a causa del superamento degli standard di qualità ambientali e valori soglia per i parametri nitrati, ammoniaca e cloruri.
 


Fiumi. Bene Alcantara e Anapo, male il Simeto
 
PALERMO – L’Arpa ha fornito un quadro dettagliato dello stato di salute dell’ambiente siciliano nell’ultimo annuario dei dati ambientali relativi al 2013. Secondo il monitoraggio effettuato dall’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, i fiumi siciliani godono di buona salute. Il Piano di gestione del Distretto idrografico della Sicilia ha individuato 256 stazioni di monitoraggio per valutarli e l’Arpa, nel 2013, ne ha monitorati 13 per la definizione dello stato ecologico (caratteristiche biologiche, fisico-chimiche, chimiche e idromorfologiche) definendo un giudizio complessivo che ha visto quattro stazioni con grado di qualità “buono” (2 nel bacino Alcantara, 2 nell’Anapo), cinque con grado “sufficiente” (3 Alcantara, 1 Simeto, 1 Anapo) e quattro “scarso” (tutte nel  Simeto). Luce verde, invece, e quindi stato “buono”, per i parametri fisico-chimici analizzati in 15 stazioni di 6 bacini principali: Simeto, Acate, Ippari, Irminio, Scicli e Tellaro.
Altro capitolo delicato affrontato nello studio riguarda lo stato chimico dei corpi fluviali, che valuta la concentrazione di determinate sostanze nelle acque (elencate nella tabella 1/A del dm 260/2010 e contenenti elementi come nichel, piombo, naftalene, cadmio, triclorometano) ed è legato ad attività come scarichi, emissioni, rilasci e perdite significative nel bacino idrografico. L’Agenzia ne ha monitorato 28, valutando una stato chimico “buono” in 27 casi e un “cattivo”. Si tratta del fiume Sperlinga nel bacino del Simeto, che ha registrato dei superamenti relativi ai valori di cadmio.
 


Monitorati anche quatto invasi “stato sufficiente” per tutti
 
PALERMO – L’Agenzia ha attivato anche il monitoraggio degli invasi artificiali, analizzandone 4 sui 31 individuati nel piano di gestione del distretto idrografico. Si tratta del serbatoio Trinità nella provincia di Trapani, dell’invaso Lentini nella provincia di Siracusa, della diga Santa Rosalia nel ragusano e dell’invaso Sciaguana nella provincia di Enna.
“Tra gli invasi sottoposti a monitoraggio, - si legge nel rapporto dell’Agenzia - sono stati rilevati superamenti degli Standard di Qualità Ambientale (SQA) solamente nell’Invaso Lentini”. A superare la soglia consentita sono stati ben 18 differenti pesticidi (cadusafos, carbendazim, diazinone, disulfoton, eptenofos, etoprofos, fenhexamid, fluazifop, fludioxonil, imidacloprid, metolaclor, metribuzin, molinate, triazofos, tribenurom metile), ma soltanto tre (diclorvos, fention, malation) hanno mostrato concentrazioni superiori allo standard di qualità ambientale calcolato come valore medio annuo. Il giudizio dell’Agenzia, pertanto, è stato “sufficiente”. Il medesimo giudizio di potenziale ecologico è stato stabilito anche per tutti gli altri casi.

Articolo pubblicato il 01 gennaio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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