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Scorie centrali nucleari, consegnata mappa dei siti idonei
di Rosario Battiato

Lo scorso giugno il documento dell’Ispra con i criteri di esclusione delle aree ad alto rischio industriale e con determinate caratteristiche geografiche. La Sicilia figura con un solo sito denominato “Laboratori di ricerca Agn 201 Uni-PA”. Ad aprile prossimo aggiornamento

Tags: Nucleare, Ambiente, Silvia Velo



PALERMO – Il nucleare italiano ha rappresentato soltanto una lontana parentesi della nostra storia energetica, ma le scorie prodotte devono ancora essere smaltite. Il processo per la realizzazione del deposito nazionale ha avuto una decisa impennata nei giorni scorsi quando un documento riservato, che contiene i circa cento siti potenzialmente idonei individuati dalla Sogin, la società di Stato responsabile del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi, è stato consegnato all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Adesso l’Ispra avrà due mesi per studiare la Carta delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) a ospitare il Deposito nazionale delle scorie nucleari e annesso Parco tecnologico. La Sicilia non dovrebbe figurare tra i candidati principali, ma il sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo ha precisato che “nessuna regione può ritenersi esclusa”.

La comunicazione ufficiale è arrivata direttamente sul sito della Sogin dove si conferma la consegna della Cnapi, il 2 gennaio scorso, e quindi i due mesi tempo che avrà l’Ispra per valutare il documento e la corrispondenza con i criteri stabiliti nella guida tecnica “Criteri per la localizzazione di un impianto di smaltimento superficiale di rifiuti” pubblicata lo scorso giugno. Alla fine di questa fase “è previsto che entro un mese – si legge nella nota della Sogin - il ministero dello Sviluppo economico e il ministero dell’Ambiente comunichino il loro nulla osta affinché Sogin pubblichi la Cnapi”. A quel punto la pubblicazione della Carta e quella contestuale del Progetto Preliminare “apriranno una fase di consultazione pubblica e di condivisione, che culminerà in un Seminario Nazionale, dove saranno invitati a partecipare tutti i soggetti coinvolti ed interessati”.

Nella grande mappatura nazionale dei produttori e detentori di rifiuti radioattivi in Italia c’è anche la Sicilia che figura con un solo sito denominato come Laboratori di ricerca Agn 201-UniPA Palermo. Il quadro è stato realizzato da Fabio Chiaravelli della Sogin ed esposto in occasione di un convegno dello scorso settembre presso l’Università Bocconi. Un dato che non aumenta in alcun modo le quotazioni dell’Isola perché esistono oltre venti siti sparsi su tutto il territorio nazionale.

L’identikit del sito futuro, visto che non possiamo eliminare dal novero nessuna regione, può essere tuttavia immaginato sulla base delle indicazioni contenute nella guida tecnica redatta dall’Ispra, nella quale si specifica che tra i criteri di esclusione ci sono le aree vulcaniche attive o quiescenti (tra cui vengono nominati Etna, Stromboli, Lipari, Vulcano, Panarea, Pantelleria), con sismicità elevata e interessate da fenomeni di fagliazione, con pericolosità idraulica o geomorfologica, ubicate ad altitudine maggiore di 700 metri slm, fino alla distanza di 5 km dalla linea di costa attuale, naturali protette con la normativa vigente, a distanza non adeguata dai centri abitati o a distanza inferiore a 1 km da autostrade e strade extraurbane e da linee ferroviarie fondamentali e complementari, interessate da estrazioni del sottosuolo oppure caratterizzate dalla presenza di attività industriali a rischio di incidente rilevante o con dighe, sbarramenti idraulici artificiali, aeroporti.

Articolo pubblicato il 06 gennaio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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