Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Catania - Patrimonio da 8 mln di euro sequestrato al boss Mazzei
di Redazione

Latitante da aprile, è ritenuto reggente del clan dei “Carcagnusi”

Tags: Mafia, Catania, Nuccio Mazzei



CATANIA - Beni per 8 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza etnea al boss latitante Nuccio Mazzei, figlio dello storico capomafia Santo, detto “‘u carcagnusu”, collegato con Bagarella e Brusca e detenuto al 41bis. È ricercato dall’aprile 2014 per avere riciclato i proventi di estorsioni e di bancarotte aggravate dal metodo mafioso. Sigilli sono stati posti a quattro immobili, tre auto, quote societarie, conti correnti, fondi di investimento, titoli e risparmi. Il provvedimento di sequestro dei beni è stato emesso dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Catania su richiesta della Direzione distrettuale antimafia della Procura.

Sebastiano “Nuccio” Mazzei è ritenuto il reggente dell’omonima cosca nota come il clan dei “Carcagnusi”, attivo a Catania, ma con diramazioni anche nel Nord Italia. È latitante dall’aprile del 2014, quando sfuggi al blitz “Scarface” nei confronti di dieci indagati destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Dalle indagini delle Fiamme gialle era emersa la gestione diretta, da parte di Nuccio Mazzei e dei suoi più stretti collaboratori, degli affari dei “Carcagnusi”, e in particolare il “reinvestimento dei proventi derivanti dalle attività illecite - e non soltanto estorsioni, ma anche bancarotte aggravate dal metodo mafioso - nel circuito legale, attraverso l’acquisto di attività economiche, tutte fittiziamente intestate a prestanome”.

Il sequestro, come spiegato da fonti investigative, ha un duplice scopo: sottrarre alla disponibilità degli stessi i beni illecitamente accumulati e, nel contempo, “stringere il cerchio” attorno allo stesso Mazzei, privandolo delle risorse finanziarie che possono sostenerne la latitanza.

La notizia è stata commentata, nella giornata di ieri, anche da esponenti dell’amministrazione comunale etnea. “Su questi 8 milioni di euro – ha detto il vice sindaco Marco Consoli - come su altri patrimoni degli affiliati, ci rivarremo per i danni morali e di immagine che la Città di Catania, in tutti questi anni, ha subito da Mazzei e dai suoi sodali. Il Comune, come disposto dal giudice penale, presenterà, in sede civile, il conto al Clan Mazzei. L'assessore Giuseppe Girlando e io, su mandato del sindaco Enzo Bianco, c’eravamo costituiti parte civile nel processo contro il clan: tutti condannati. Noi istituzioni, insieme alla società civile, siamo più forti”.

Articolo pubblicato il 08 gennaio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐