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Le grandi occasioni perse delle rinnovabili siciliane
di Rosario Battiato

Rapporto Energia 2014 della Regione: “Il loro sviluppo spesso in conflitto con la tutela del territorio”. Ritardi in bioenergie, idroelettrico e geotermico figli di miopia politica e imprenditoriale

Tags: Energia, Fonti Rinnovabili



PALERMO – Non si è fatto attendere il consueto appuntamento annuale con la radiografia del comparto energetico siciliano. Il dipartimento Energia della Regione ha pubblicato il rapporto 2014 curato dall'Osservatorio regionale che affronta tutti i nodi irrisolti del sistema e aggiorna il quadro delle rinnovabili. Il bilancio è equamente distribuito tra luci e ombre, grazie alla riduzione dei consumi e alla crescita delle energie verdi, nonché alle prospettive di miglioramento della rete, sebbene ci siano ancora diversi punti da risolvere.

Nel 2013 la produzione dalle centrali termoelettriche, considerando lo sviluppo costante delle fonti rinnovabili e anche un certo abbassamento della domanda, ha registrato una contrazione, una tendenza che ormai è in atto dal lontano 2009. Un dato che non si traduce nella scomparsa di queste realtà e un progressivo passaggio verso un'ipotetica autosufficienza verde, perché il ruolo delle centrali termoelettriche resta comunque essenziale per mantenere in equilibrio lo stato attuale della rete e compensare gli squilibri dovuti alla natura discontinua della produzione rinnovabile (eolica e fotovoltaica).

A pesare sul futuro green dell'Isola c'è anche il complesso iter per l'installazione degli impianti rinnovabili, che spesso viene intralciato da ostacoli di natura burocratica, basti pensare ai ritardi nella definizione delle conferenze di servizio per le affrontare le richieste di autorizzazioni che in alcuni casi giacciono nei cassetti dell'assessorato da più di cinque anni, oppure di tipo ambientale e in questo caso tutte le problematiche relative agli impianti eolici, oggetto di un'aspra battaglia politica che ha coinvolto il partito democratico e l'ex assessore Nicolò Marino, ne sono lampante testimonianza.
 
Lo ricorda anche Pietro Lo Monaco, il dirigente generale del dipartimento regionale dell'Energia, nel suo intervento introduttivo: “lo sviluppo delle rinnovabili, in tali contesti, risulta ancor oggi particolarmente complesso in quanto spesso in conflitto con la tutela del territorio per le chiare difficoltà di inserimento degli impianti nel contesto paesaggistico-culturale ed ambientale da cui derivano i vincoli di tutela”. Anche questo ha contribuito a piazzare le rinnovabili siciliane, seppur in espansione, in posizioni secondarie nella graduatoria nazionale: sesto posto per numero di impianti, quinto posto per potenza installata e nono posto per produzione.

Veniamo ai numeri. Nel 2013, a fronte di una potenza installata di 1.750 MW per l’eolico e di 1.256 MW per il fotovoltaico, la produzione eolica è stata di 3.009 GWh mentre quella fotovoltaica di 1.754 per un totale di 4.763 GWh. La tendenza crescente legata all'aumento del numero di impianti che si è registrata fino al 2012 (ultimo dato +12.154) ha avuto un calo abbastanza evidente nel 2013 (crescita limitata a +7.120).

Il dato relativo alla produzione da Fer di energia elettrica è passato da 4.748,7 GWh del 2012 a 5.127,9 GWh del 2013. Tale incremento è dovuto sostanzialmente alla messa in esercizio di impianti fotovoltaici nel 2013 e dal leggero aumento della potenza installata da impianti eolici e da un aumento della produzione da impianti a bioenergia.

Una nota a margine meritano le fonti alternative alle tradizionali rinnovabili, che invece potrebbero rappresentare delle grandi occasioni. Una prima occasione persa è certamente l’idroelettrico, in particolare a causa del potenziale tecnico siciliano, legato fortemente all’orografia del territorio e alle caratteristiche geo-climatiche, è molto basso rispetto ad altre regioni del nord Italia. Il secondo caso riguarda proprio le bioenergie che “scontano – hanno scritto dal dipartimento - il non avere avuto fino ad oggi imprenditori che abbiano mirato in Sicilia alla creazione di una vera e propria filiera corta regionale”.
 


Certificazione edifici privati predominanza di classi scadenti
 
PALERMO - La certificazione energetica degli edifici costituisce un sistema di valutazione del rendimento energetico degli edifici. Lo prevede la direttiva 2010/31/CE, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Europea del 18 giugno, che promuove il miglioramento della prestazione energetica degli edifici attraverso una riduzione dei consumi energetici legati alle attività residenziali e terziarie.
La realtà siciliana non può dirsi ancora matura da questo punto vista, perché, in materia di certificazione energetica, l’analisi dei dati, mostra, ancora oggi, “una predominanza per le classi energetiche più scadenti, - si legge nel Rapporto Energia della Regione - per cui la gran parte degli edifici si trova nella classe energetica G, mentre la classe A rappresenta una piccolissima parte”. Tra il 2013 ed il 2014 gli Attestati di prestazione energetica (Ape), depositati presso il dipartimento  risultano oltre 105.000, per un totale di circa 160.500 attestati. Anche la situazione relativa agli edifici pubblici, della quale abbiamo diffusamente parlato nell'edizione di ieri, è ancora inadatta per gli standard richiesti dall'Ue. C'è ancora tempo per le scadenze del 2020, ma bisogna accelerare sin da subito.
 


Il futuro. Geotermico risorsa naturale da sfruttare
 
PALERMO – Nel resto del mondo l'energia geotermica viene già impiegata per il riscaldamento civile (in Islanda l’acqua per il riscaldamento urbano proviene quasi totalmente da fonti geotermiche) e per le colture agricole in ambienti artificiali come le serre. Nell'Isola, anche a fronte di manifestazione di vulcanismo attivo e manifestazioni idrotermali di superficie non è detto comunque che siano serbatoi geotermici di rilievo. Mancano ancora degli studi adeguati dell'effettivo potenziale geotermico della Sicilia, soprattutto nell'area vulcanica dell'Etna, l’arco vulcanico delle Eolie e l’Isola di Pantelleria. “In Sicilia la forma di energia geotermica che fino ad oggi si è prestata ad essere esclusivamente utilizzata, - si legge nel rapporto Energia della Regione - è stata quella connessa alle attività turistico-terapeutiche di alcune sorgenti termali”. Nel resto mondo, hanno spiegato dal dipartimento, si sta diffondendo una tecnologia che “permette di sfruttare il calore naturale endogeno del sottosuolo attraverso pompe di calore collegate a sonde geotermiche (scambiatori di calore) interrati verticalmente, nei quali circola un fluido termoconduttore, capaci di utilizzare il calore contenuto in corpi a bassa temperatura come il terreno, gli acquiferi poco profondi e le masse d’acqua superficiali, per la climatizzare gli ambienti”.

Articolo pubblicato il 16 gennaio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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