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Accise benzina: ne paghiamo di assurde
di Danilo De Luca

Dalla guerra in Etiopia del ‘35 al terremoto dell’Irpinia dell’80. Ecco le accise della benzina che paghiamo ancora oggi

Tags: Benzina, Accise, Petrolio, Caro-auto



Accise sulla benzina: un viaggio nell’assurdo. Un assurdo che ripercorre la storia dei drammi italiani, un delirio economico che si stenta a ritenere plausibile. Il costo del petrolio crolla, quello del carburante al dettaglio no o, per lo meno, non nei volumi che sarebbe lecito attendersi. Il caro-auto si incarna nelle tariffe salate del carburante, nelle polizze Rc auto più care d’Europa, nella lunga coda di truffe assicurative e auto-fantasma che esacerbano una situazione già di per sé esasperante. È sempre più alto il numero di guidatori italiani che utilizza un approccio più consapevole nelle proprie valutazioni; l’abitudine a porre le assicurazioni auto del mercato a confronto facilita un compito affatto semplice, scegliere la polizza Rca più adatta. Il numero di vetture circolanti è in diminuzione e la necessità di ridurre le spese muta i paradigmi di consumo, così l’automobile cessa, per molti, di essere un bene primario.
 
Accise sulle benzine: le tasse sulla storia
L’accisa è una tassa imponibile sulla fabbricazione e sulla commercializzazione di beni di consumo. In Italia, le accise sulla benzina sono spesso state utilizzate per finanziarie particolari emergenze storiche. Il problema è che, terminata l’emergenza, l’imposta ha continuato a esistere, divenendo monumento immateriale all’avidità della politica italiana.
 
Paghiamo ancora la guerra in Abissinia
Era il 1935, l’Italia viveva il periodo di massima espressione della dittatura. L’impeto colonialista aveva coinvolto anche il Belpaese, che si preparava a gettarsi nella propria personale conquista di un impero oltre i confini. Per sostenere la spedizione in Etiopia, venne inserita un’accisa sul carburante. La spedizione terminò l’anno successivo, l’imposta è ancora in vita, ha compiuto 80 anni e vale 0,000981 euro al litro.
 
Dalla crisi di Suez al terremoto del Belice
E di accise sulla benzina ne paghiamo ancora parecchie, gran parte delle quali a dir poco incredibili. Il conflitto tra Egitto, da una parte, e Francia Gran Bretagna e Israele, dall’altra, iniziò nel 1956, quando le truppe egiziane scelsero di opporsi all’occupazione militare del Canale di Suez. L’Italia svolse un ruolo marginale nella contesa, ma sufficiente a richiedere l’imposizione di una nuova tassa sul carburante, pari a 0,00723 euro e ancora in vigore. A questa se ne aggiungono tante altre: il disastro del Vajont del 1963 vale, ancora oggi, una maggiorazione di 0,00516 euro sul costo della benzina, pari a quella comportata dall’alluvione di Firenze del ’66 e dal terremoto del Belice, due anni dopo.
 
Le accise sulla benzina fra disastri naturali e politici
Il terremoto del Friuli del 1976 ha richiesto l’imposizione di una nuova accisa, che oggi vale 0,0511 euro; quello dell’Irpinia dell’80 ce ne costa oggi 0,0387. Poi ci sono le questioni internazionali; paghiamo accise sulla benzina per la guerra in Libano del 1983 e per finanziare le missioni in Bosnia del 1996, rispettivamente di 0,106 e 0,0114 euro. Gli scontri sindacali tra Governo e autoferrotranvieri del 2004 ha richiesto l’imposizione di una nuova tassa sul carburante del valore di 0,02 euro. il Decreto Salva italia del 2011 ha portato all’inserimento di una nuova accisa, pari a 0,082 euro sulla benzina e di 0,113 euro sul diesel, giusto per non farci mancare nulla.

Articolo pubblicato il 21 gennaio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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