Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Quando la telefonia è imbrogliona. Quanti addebiti extra sul conto!
di Michele Giuliano

Consumatori spesso sono gabbati: pagano per servizi mai richiesti e le compagnie lucrano. Sistema sanzionatorio blando di fronte a un giro d’affari nettamente superiore

Tags: Telefonia



PALERMO - Servizi attivati sul proprio cellulare senza averne mai fatto richiesta. E quando ci si accorge del raggiro è già troppo tardi: le schede prepagate sono prosciugate e quindi si sono sborsati soldi che mai potranno essere rimborsati perché di fatto si è usufruito di quel dato servizio. Scene di vita quotidiana purtroppo per i consumatori ignari che nella giungla di app e contratti fasulli oramai è sempre più difficile districarsi.

Il problema poi è anche un altro, e cioè il sistema: se da una parte i controlli e le sanzioni scattano regolarmente, dall’altro però la quantificazione delle multe è irrisoria rispetto al giro d’affari delle compagnie telefoniche.

In poche parole trasgredire conviene perché comunque il guadagno è di gran lunga superiore alla sanzione. E’ storia di questi giorni la sanzione di 5 milioni di euro inflitta dall’Antitrust ai principali operatori di telefonia mobile per servizi a sovrapprezzo non richiesti, attivati in modo involontario, semplicemente sfiorando un banner pubblicitario o un pop up. Purtroppo il meccanismo è più complesso e le sanzioni non bastano.

Questione sollevata da Help Consumatori che in merito ha voluto interrogare il vicedirettore della Direzione tutela Consumatori dell’Agcom, Enrico Maria Cotugno: “Le sanzioni – sostiene Cotugno - vengono inflitte continuamente; come si evince dalla Relazione al Parlamento dell’Agcom, dello scorso anno, in 12 mesi sono stati 7 i procedimenti sanzionatori avviati per attivazioni di servizi a sovrapprezzo non richiesti, per diverse centinaia di migliaia di euro di sanzioni. Ma il punto è che le sanzioni non sono sufficienti per arginare il fenomeno, anzi lo strumento sanzionatorio rischia di suonare come il ‘ruggito del topo’ rispetto ad un mercato, quello dei contenuti su smartphone e dispositivi mobili, che secondo uno studio del Politecnico di Milano, vale circa 600 milioni di euro. Sono questi i numeri con cui ci confrontiamo, visto che si tratta di servizi che coinvolgono milioni di utenti”.
 
Dunque una sanzione, ancorché milionaria, da sola non può bastare. L’Agcom sostiene che sta puntando a risolvere il problema in maniera strutturale, agendo sul meccanismo che rende possibile l’addebito di costi che si originano semplicemente sfiorando lo schermo dello smartphone, effettuati magari da parte di un minore intento a giocare ad un videogame.

è questo il punto cruciale, oggetto di una apposita previsione inserita nella delibera 23/15/Cons del 13 gennaio scorso di avvio della consultazione pubblica sulla “Bolletta 2.0”. Tra le misure previste nella delibera, infatti, c’è una disposizione che vieta agli operatori di telefonia mobile di addebitare i costi dei servizi in questione sul conto telefonico dell’utente, se l’utente medesimo non ha dato il proprio consenso al fornitore di contenuti per tale addebito, indicando il proprio numero di utenza. Oggi, invece, accade che è lo stesso operatore di telefonia che comunica al fornitore del contenuto il numero dell’utenza mobile dalla quale è partita la navigazione d’acquisto, in modo da poterne richiedere l’addebito.
 

 
Ecco quali sono i punti critici del meccanismo di addebito
 
Il punto critico individuato dall’Agcom è fondamentale, perché si inserisce nel meccanismo di questi acquisti involontari: se il fornitore del servizio possiede i dati del consumatore e fornisce l’input dell’acquisto  allora l’operatore telefonico può procedere all’addebito. “Sicuramente da questo mercato – aggiunge Cotugno - gli operatori di telefonia guadagnano cifre importanti, se consideriamo che una parte sostanziale tra il 30 ed il 50 per cento di quello che paga l’utente viene trattenuto dal suo operatore mobile”. Ma c’è un altro aspetto: alla luce dell’esiguità degli importi che vengono addebitati con servizi mai richiesti quanti sono i consumatori che si accorgono dell’addebito ingiusto? E quanti di questi poi decidono di proporre reclamo e chiedere il rimborso? Sicuramente non tutti, e quindi, rispetto ad un mercato potenziale di milioni di utenti ci potrà essere sempre il rischio che qualcuno faccia il furbo. Anche su questo aspetto la nuova delibera dell’Agcom prevede maggiore trasparenza in fattura, con l’elenco di tutti i servizi accessori addebitati e l’indicazione del soggetto che li ha erogati, rendendo più agevole la consapevolezza degli addebiti ed anche la possibilità di contestarli ed ottenere un rimborso.

Articolo pubblicato il 27 gennaio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus