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Villalba tra distese di grano e rilievi calcarei
di Annalisa Di Stefano

Fondata nel XVIII secolo è situata al confine delle tre province di Palermo, Agrigento e Caltanissetta

Tags: Villalba



Nel cuore della Sicilia, al confine delle tre province di Palermo, Agrigento e Caltanissetta, sorge Villalba, un paese di poco più di milleseicento anime, in un territorio costituito da distese di grano e rilievi calcarei dalle caratteristiche forme. Sono queste le cosiddette Serre di Villalba, piccole alture frastagliate culminanti nel Cozzo Pirtusiddu che, con i suoi quasi 900 metri di altitudine, è il monte più alto della provincia nissena.

Villalba fu fondata nel XVIII secolo dal don Nicolò Palmeri Calatafo, nell’antico casale di Micciché. Era infatti il 1751 quando il nobile acquistò il fondo da Domenico Corvino Caccamo, barone di Villanova, assieme ad una masseria risalente all’epoca araba, ancora oggi sita all’ingresso della parte alta di Villalba e, ottenuto dal viceré il permesso di popolarlo, nel giro di pochi anni cominciò a chiamare i contadini dei paesi vicini per coltivare le terre.

La masseria, denominata dalle gente del posto la Robba, si sviluppa attorno ad una corte interna quadrangolare, che rende ancora oggi l’idea della vita rurale che vi si conduceva. La sua storia è intimamente legata al latifondo. Per molto tempo, infatti, costituì il fulcro dell’economia del feudo e di quelli limitrofi. Dal balcone del casale il barone riusciva a tenere d’occhio le sue tenute e a controllare il lavoro dei braccianti. Nei suoi pressi vi è ancora la piccola cappella, in stile tardo barocco, fatta edificare dalla famiglia dei Palmeri a servizio della masseria.

Questo luogo trasuda storia. Qui infatti furono preparate alcune fasi dei moti rivoluzionari del 1820, nel 1862 la famiglia Palmeri ospitò Giuseppe Garibaldi e vi trascorse alcuni anni della sua vita anche Michele Palmeri, scrittore, patriota, marchese di Villalba e amico di Stendhal, Rossini, Bellini e dello scrittore e drammaturgo francese Alexandre Dumas padre.

La masseria condizionò pure la disposizione planimetrica del paese che, con le sue strade rette e perpendicolari tra di loro, si dispose ai piedi della collina sulla quale sorgeva la tipica costruzione. Nel 1763 furono infatti realizzate le prime abitazioni e il nobile diede al paese il nome di Villalba, in onore dei suoi antenati Sanchez de Villalba, di origine spagnola. Qualche anno più tardi, sul finire del Settecento, per volere del barone Placido Palmeri, fu innalzata la chiesa dell’Immacolata Concezione, che in realtà costituiva la seconda chiesa Madre del paese, essendo stata realizzata in sostituzione di una chiesetta che sorgeva nella parte più antica del paese, il cui spazio ben presto si mostrò insufficiente per accogliere la popolazione che nel frattempo era aumentata. Tuttavia anche la Concezione rimase chiesa Madre fino al 1828, anno in cui fu aperta al culto la chiesa intitolata al patrono San Giuseppe, realizzata grazie al contributo economico del governo politico della città, il Decuriorato, e di parte della popolazione.
 
Molti abitanti di Villalba, in difficoltà nel contribuire alla sua edificazione con denaro o grano, si misero a disposizione come manovali. Affiancata da un bel campanile, al suo interno custodisce una pregevole statua lignea di San Giuseppe, realizzata da Filippo Quattrocchi, scultore di Gangi, che fra il Settecento e l’Ottocento fu autore di numerose opere, destinate a molti paesi di Sicilia.

Articolo pubblicato il 29 gennaio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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