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Quotidiano di Sicilia

Ripresa in vista ma non per la Sicilia
di Carlo Alberto Tregua

Confindustria ottimista

Tags: Economia, Crisi, Pil, Confindustria, Fmi



Confindustria ha espresso le previsioni di crescita del Pil per il 2015 del 2,1%  e per il 2016 del 2,5%, contro quelle del Fondo monetario internazionale, rispettivamente dello 0,4% e dello 0,8%. Non si tratta di previsioni ottimistiche, bensì della possibilità che esse si concretizzino, in quanto vi sono le condizioni.
La prima è che l’andamento periodico, mediamente di sette anni tra crescita e decrescita, è quasi pacifico, basta guardare cosa è avvenuto dal 1950 ai nostri giorni. Anche la Bibbia parla di vacche magre e vacche grasse.
La seconda deriva dalla diminuzione dell’energia per il dimezzamento del costo del petrolio, che ormai oscilla intorno ai 50 dollari per barile (pari a 159 litri).
Vi è una terza causa e riguarda il deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro e altre monete, il cui rapporto con quella nordamericana è di circa 1,10. Al riguardo, va sottolineato, che quando giornalisti ed econonmisti parlano di indebolimento della moneta che circola in 19 Stati dell’Uem sui 28 aderenti all’Ue, hanno la memoria corta.

Infatti, basta andare a pescare il dato al momento dell’entrata in circolazione dell’euro (1 gennaio 2002), il rapporto fra euro e dollaro era 0,87. Significava che ci volevano circa 1,10 euro per comprare un dollaro. L’esatto contrario dell’attuale cambio. Tuttavia, se paragoniamo il dato con quello di qualche anno fa, quando ci volevano quasi 1,4 dollari per comprare un euro, la situazione è molto migliorata.
La quarta condizione riguarda il forte aumento delle esportazioni, come conseguenza del minore costo dell’energia e del minore valore dell’euro.
Vi è una quinta condizione, che riguarda il lavoro: la neutralizzazione dello stesso ai fini del calcolo dell’Irap, con la conseguenza che sarà deducibile, con un risparmio per le finanze delle imprese. Su questa operazione, lo Stato ha tagliato oltre 6 miliardi di entrate tributarie.
Ve n’è una sesta: la riforma del lavoro e la decontribuzione per ogni nuovo assunto con contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, pari a 24.180 euro nei primi tre anni del rapporto.
 
Vi è un’altra causa: la decisione della Bce e del suo coraggioso presidente, Mario Draghi, di comprare i bond del debito sovrano dei 19 Stati membri, da ora fino a settembre 2016, con 50/60 miliardi al mese. Tuttavia, la Bundesbank ha ottenuto che l’accollo del rischio per la Bce sia del 20%, mentre l’80% rimanga a carico delle banche nazionali.
L’iniezione di liquidità, se opportunamente trasferita a famiglie e imprese, procurerà un allargamento del credito, indispensabile per l’accelerazione della ruota economica.
Quanto precede sta cominciando a fare ritornare la fiducia nel mercato, elemento psicologico che genera nuove energie e voglia di fare.
Tuttavia rimane la cancrena della Pubblica amministrazione che, invece di agevolare questo processo positivo, lo ostacola in tutti i modi, assorbendo risorse che dovrebbero essere destinate alla crescita. Se il governo riuscirà a rivoltarla con immediatezza, ponendo obiettivi tassativi ai dirigenti, la ripresa sarà assicurata.

In questo quadro positivo, la nostra regione non ci si trova. Il dato che lo dimostra è il -2,4% del Pil 2014, contro un -0,2% della media nazionale e un +2,4% delle regioni del Nord.
In una situazione socio-economica drammatica com’è nell’Isola, il ceto politico e burocratico non ha avuto capacità e forza di prendere provvedimenti choc, atti a ribaltarla. è facile prevedere che anche quest’anno il Pil retrocederà, anziché crescere.
Ecco perché siamo convinti che l’attuale Giunta e gli inquilini dell’Assemblea regionale siano destinati a togliere il disturbo col prossimo 30 aprile. Non saranno capaci di approntare la legge Finanziaria 2015, con le opportune risorse da destinare a crescita e occupazione, perché i legami con i clientes li costringeranno a perseguire lo scellerato andamento che ha rovinato la Sicilia in questi ultimi vent’anni.
Nell’inchiesta pubblicata giovedì scorso, abbiamo elencato 154 mila stipendiati che costano 6,4 mld. I contribuenti siciliani sono stufi di alimentare parassiti e corrotti. Fra essi, però, più della metà fra dipendenti e dirigenti sono onesti e capaci . Occorre premiarli.

Articolo pubblicato il 31 gennaio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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