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Quotidiano di Sicilia

I fondi europei e gli attuali vuoti siciliani
di Rosario Battiato

L’Isola, inserita nel corridoio Scandinavo-Mediterraneo, soffrirà l’assenza di un’infrastruttura strategica come il Ponte. Ultime settimane per presentare progetti di cofinanziamento delle infrastrutture a valere sul Cef

Tags: Unione Europea, Fondi, Sicilia



PALERMO – Si avviano verso la scadenza i primi bandi europei Ten-T (reti trans-europee di trasporto) pubblicati nel settembre scorso a valere sul Cef (Connecting Europe facility) relativi al periodo di programmazione 2014-2020 con uno stanziamento complessivo da 11,93 miliardi di euro. Per gli stati membri c’è tempo fino al 26 febbraio per presentare progetti competitivi finalizzati al completamento, sia infrastrutturale che di sistemi digitali, della rete centrale dei trasporti, la quale prevede la realizzazione entro il 2030.

Il piano comunitario è grandioso: entro i prossimi quindici anni si prevede la realizzazione di 94 porti europei principali mediante collegamenti ferroviari e stradali, 38 aeroporti principali mediante collegamenti ferroviari verso grandi città, 15mila km di linee ferroviarie convertite ad alta velocità, 35 progetti transfrontalieri destinati a ridurre le strozzature.

I finanziamenti si concentreranno in particolare sui ben noti 9 Corridoi attraverso una serie di obiettivi da raggiungere. Tra questi, leggiamo nello schema riassuntivo del ministero dei Trasporti relativo ai primi bandi da oltre 11 miliardi, la realizzazione di collegamenti mancanti, l’eliminazione di strozzature, il rafforzamento interoperabilità ferroviaria e, in particolare, il miglioramento delle sezioni transfrontaliere, l’avvio di  sistemi di trasporto efficienti e sostenibili a lungo termine, l’ottimizzazione dell’integrazione e dell’interconnessione dei modi di trasporto e l’incremento dell’interoperabilità dei servizi di trasporto garantendo al contempo l’accessibilità delle infrastrutture di trasporto, la realizzazione di collegamenti mancanti, la garanzia di sistemi di trasporto efficienti e sostenibili a lungo termine, la decarbonizzazione di tutti i modi di trasporto  attraverso la transizione verso tecnologie di trasporto innovative a basse emissioni di carbonio e a basso consumo energetico, ottimizzando nel contempo la sicurezza.

Tra i nove corridoi troviamo anche la Sicilia che sarà coinvolta nello Scandinavo-Mediterraneo, l’asse cruciale che taglierà da nord a sud il Continente partendo dalla Finlandia, passando per la Svezia e attraversando la Germania e quindi le Alpi. Più in dettaglio il percorso muoverà dal confine russo-finlandese e dai porti finlandesi di HaminaKotka, Helsinki e Turku-Naantali a Stoccolma (attraverso “un’autostrada del mare”) e, con una sezione da Oslo, attraverserà la Svezia meridionale, la Danimarca, la Germania (collegamenti con i porti di Brema, Amburgo e Rostock), l’Austria occidentale, l’Italia (collegamenti con i porti di La Spezia, Livorno, Ancona, Bari, Taranto, Napoli e Palermo) e raggiungerà Malta (La Valletta) attraverso “un’autostrada del mare”.
Diverse le opere che saranno collegate a questo importante nodo di trasporto. In campo, ad esempio, c’è anche l’alta velocità ferroviaria tra Palermo e Catania (829 milioni di finanziamento nel contratto di programma 2012-2016), ma restano tanti dubbi sul ruolo dell’Isola soprattutto nel pezzo che riguarda lo Stretto di Messina.
 
Da una parte, ha denunciato nei giorni scorsi in una nota il Comitato dei Pendolari di Giosuè Malaponti, sembra essere in atto un’opera di dismissione del traghettamento dei treni, dall’altra c’è il pezzo mancante del Ponte che in molti politici nazionale (tra cui l’ex ministro Altero Matteoli) hanno definito come necessario per “dare un senso” al corridoio europeo che passerà dall’Isola.

Articolo pubblicato il 03 febbraio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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