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Donazione di organi, la Sicilia arretra trapianti possibili grazie alle altre regioni
di Serena Giovanna Grasso

Per quasi metà delle operazioni chiesto aiuto fuori dall’Isola. Vito Sparacino: “Siamo quelli che più ricevono e meno restituiscono”. Nel 2014 passo indietro rispetto al 2013 con le opposizioni superiori: 81 rifiuti contro 49 offerte

Tags: Donazione, Vito Sparacino



PALERMO – Negli scorsi giorni abbiamo parlato dell’esemplare atteggiamento dei siciliani nei confronti della donazione del sangue, tale da portare l’Isola al quinto posto a livello nazionale per diffusione della pratica. Non possiamo purtroppo continuare con tali ottimismi per quel che riguarda la donazione di organi. Rispetto alla situazione registrata nel 2013 sembrava quasi concretizzarsi la possibilità per la nostra Isola di affrancarsi da quel marchio di regresso che ci portiamo dietro da ormai molto tempo, e non unicamente in quest’ambito: infatti, appena due anni fa i donatori effettivi hanno superato, seppur di poco, le opposizioni (rispettivamente 70, contro 68). Il 2014, anziché confermare e migliorare il seguente trend positivo, è stato l’anno decisivo per finire nuovamente nel baratro: infatti, proprio l’anno scorso le opposizioni sono state di gran lunga superiori rispetto alle donazioni effettuate (in ordine 81 e 49).

Come sappiamo, l’altra faccia della donazione di organi è rappresentata dal trapianto e in un contesto quasi emergenziale come quello descritto non siamo riusciti a cavarcela da soli tanto che abbiamo reso necessaria la richiesta di organi in altre regioni per trapianti da effettuare nell’Isola: rispetto ai 207 trapianti effettuati nel 2014, poco meno della metà (88) sono stati possibili grazie agli organi donati in altre regioni. Concorde nel denunciare il peggioramento avvenuto nel 2014 è stato Vito Sparacino, direttore del Centro regionale trapianti Sicilia, il quale ha però anche manifestato ottimismo grazie alla ripresa subentrata a partire dallo scorso ottobre e fiducia nei riguardi del nuovo anno.

“Rispetto a un contesto nazionale continuiamo ad essere indietro ed anche in peggioramento rispetto agli anni precedenti. Avevamo ottenuto dei grandi miglioramenti fino al 2013, poi nel corso del 2014 abbiamo avuto una disastrosa flessione resa più lieve dalla ripresa degli ultimi mesi, grazie alla quale possiamo affermare nel mese di gennaio di essere in linea con la situazione degli anni precedenti (4 donazioni allo stato attuale). Ma è ancora troppo presto per parlare della situazione del 2015, questi dati sono molto variabili e non consentono di effettuare una proiezione attendibile per i prossimi undici mesi. Quel che è certo è che il clima rispetto ai primi nove mesi del 2014 è molto migliorato. Si sta muovendo qualcosa a livello organizzativo e in termini di supporto: a partire dalle pressioni esercitate dall’assessorato alla Salute fino ai nostri contatti con i direttori generali dei vari ospedali.

Un fattore determinate alla donazione è costituito anche dall’atmosfera vigente negli ospedali, assai influente è il modo in cui l’organizzazione sanitaria si presenta al cittadino e cerca di acquisire il suo consenso. Noi, dal canto nostro, non smettiamo mai di fare sensibilizzazione, anzi ci muoviamo in maniera attiva. Importante è il protocollo siglato con l’Anci che consente al cittadino di depositare direttamente presso il proprio Comune di residenza la dichiarazione di volontà a donare gli organi in caso di morte”. 

Da quale regione proviene il maggior numero di organi da trapiantare nell’Isola?
“Senz’altro dalle regioni in cui la sanità è tradizionalmente più avanzata: quindi, Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna. Anche se occorre specificare che noi facciamo parte di una rete nazionale solidaristica in cui si fronteggiano le emergenze: ad esempio, se avviene una donazione nel Settentrione ed in cima alla lista d’attesa per un trapianto vi è un paziente siciliano, l’organo sarà così ceduto. Questo sistema presuppone che le regioni che ricevono, in base alle emergenze, dovranno a loro volta restituire. Ed in tale contesto, la Sicilia è la regione che più riceve e meno restituisce”. 

Mentre per le donazioni di rene da vivente quale prospettiva è possibile descrivere?
“ Da questo punto di vista non siamo messi malissimo nel senso che in Italia i trapianti da donatore vivente rappresentano circa il 4%, mentre quelli da donatore cadavere il 96%. Al di qua dello Stretto abbiamo una percentuale più elevata: nel 2014 i trapianti da donatore vivente sono stati 17 sui 128 complessivi, per cui siamo ad una percentuale superiore a dimostrazione del fatto che in Sicilia non manca certamente la sensibilizzazione o la generosità, ma sono bel altri i punti deboli del sistema. Nell’Isola siamo provvisti di centri tradizionalmente attivi in tal senso, come l’Ismett di Palermo e il Policlinico di Catania. Un ulteriore obiettivo che il Centro regionale trapianti si prefigge è quello di incrementare la collaborazione con le strutture nefrologiche del territorio”.

Quali rischi derivano dall’attività di donazione da vivente?
“Questo tipo di donazione è priva di rischi nel senso che al trapianto da vivente si arriva solo a condizione che il donatore sia preservato da qualsiasi rischio di danno conseguente all’intervento di prelievo del rene. È evidente che è sempre una procedura chirurgica per cui è presente sempre un minimo di rischio, perché in medicina il rischio zero non esiste. Però il donatore da vivente viene sottoposto ad una mole tale di esami di un livello talmente approfondito che si può considerare minimo il rischio possibile. Non risultano complicazione nemmeno a lunga distanza dalla donazione del rene. Addirittura ci sono degli studi che dimostrano che i soggetti che hanno donato il rene a scopo di donazione da vivente hanno una sopravvivenza e una morbilità inferiore rispetto alla popolazione generale, perché sottoposti ad un maggior numero di controlli”.

Articolo pubblicato il 05 febbraio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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