Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

La Regione non si costituisce parte civile al processo ad un proprio dipendente corrotto che intascava mazzette
di Antonio Mercurio

All’indomani dell’inchiesta del “Quotidiano di Sicilia” da cui è emerso che l’Assemblea regionale non si preoccupa di prevenire la corruzione. L’Avvocatura distrettuale dello Stato aveva consegnato un parere che “il fatto non desta particolare allarme sociale”

Tags: Regione Siciliana



PALERMO - Ha sollevato un polverone la mancata costituzione come parte civile della Regione siciliana nel procedimento contro un funzionario che ha ammesso di aver accettato denaro in cambio della sua disponibilità.

Il presidente della Regione, Rosario Crocetta, da sempre in prima linea contro lo spreco e il malaffare e che ha fatto dell’antimafia il suo cavallo di battaglia, aveva assicurato che l’amministrazione si sarebbe schierata in giudizio contro il colletto bianco che ha confessato di aver accettato benefit, concedendo in cambio le autorizzazioni necessarie allo smaltimento dei rifiuti. L’Avvocatura dello Stato, in realtà, ha fornito alla Regione un parere secondo cui i fatti “non destano particolare allarme sociale” e quindi sarebbe stato sufficiente “l’impulso accusatorio del pubblico ministero”.

Questo parere, forse, è sembrato adeguato all’amministrazione regionale per decidere di non costituirsi parte civile nel processo per corruzione a un proprio funzionario, malgrado i ripetuti allarmi alla trasparenza e alla legalità, ribaditi a più riprese dai massimi vertici istituzionali sul tema.

Eppure la mancata costituzione da parte della Regione non è passata inosservata e ha suscitato non poche polemiche, diventando per l’appunto un caso. Uno “scivolone” secondo la Cgil siciliana che ha puntato il dito contro l’Avvocatura dello Stato e il presidente della Regione Rosario Crocetta perché non è concesso abbassare la guardia davanti a un fenomeno così grave e dilagante come quello della corruzione.
 
“La lotta alla corruzione – ha sottolineato Mimma Argurio, componente della segreteria - non ammette smagliature. Non costituirsi parte civile nel processo al funzionario del Territorio, che ha peraltro ammesso la colpa, è indubbiamente uno scivolone del governo regionale - ha attaccato ancora la Argurio - e anche se le formule usate dall’Avvocatura dello Stato fossero rituali nella fattispecie è inammissibile l’affermazione che un fatto di corruzione non desti allarme sociale. Ed è altrettanto inammissibile – ha proseguito la Argurio - che si faccia riferimento all’esiguità del danno, come se ci fosse differenza tra episodi di corruzione che movimentano grandi cifre ed episodi che spostano poche risorse”. Per l’esponente della Cgil siciliana, episodi come questo non possono essere assolutamente tollerati, in particolar modo da chi rappresenta nel grado più alto le istituzioni, come nel caso della Regione.

“La lotta alla corruzione deve essere senza quartiere – ha ribadito la Argurio - e avvenire a tutti i livelli. Non c’è corruzione più o meno accettabile, la corruzione è una e va estirpata e in questo caso, costituirsi parte civile, era per la Regione l’occasione per lanciare un messaggio chiaro di tolleranza zero. Come questa vicenda suggerisce- ha concluso la Argurio - ci sono anche mentalità che vanno modificate  e che portano taluni a pensare che se il danno è piccolo allora la corruzione può essere tollerata”.

Articolo pubblicato il 06 febbraio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐