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Occupazione giovanile, l’Italia si rialza, la Sicilia no
di Serena Giovanna Grasso

Datagiovani: nel primo trimestre verranno stipulati 1.870 nuovi contratti under 30 nell’Isola. Si stenta a ripartire. Si prevede una riduzione dello 0,3% delle assunzioni

Tags: Unioncamere, Giovani, Occupazione, Lavoro, Confindustria



PALERMO – Mentre il resto dell’Italia lotta per riemergere dall’abisso della crisi nel quale è sprofondata ormai da sette anni a questa parte, il Mezzogiorno resta saldamente ancorato alla negativa congiuntura economica ed occupazionale. Secondo la fotografia scattata dal centro studi Datagiovani sul sistema informativo Excelsior di Unioncamere, nel primo trimestre dell’anno in corso si è già accertato e si prevede per i prossimi due mesi un aumento delle assunzioni non stagionali rivolte agli under 30 pari al 21,9%, un risultato a dir poco eccellente di cui l’ultima memoria risale a ben tre anni fa.

Purtroppo, l’Isola e tutto il Mezzogiorno perseguono la cattivissima abitudine di distinguersi in negativo e sono le uniche regioni del Belpaese ad aver accertato e previsto nuove contrazioni nell’occupazione giovanile rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Discorso a parte va fatto per Campania e Puglia, le uniche due regioni meridionali che registrano rispettivamente incrementi nelle assunzioni pari rispettivamente a +50,2% e +21,7%.

Per quel che riguarda il quadro siciliano, assistiamo ad una situazione stagnante e tendente al peggioramento: infatti, seppur minima, pur sempre di contrazione dobbiamo parlare, con lo 0,3% di assunzioni in meno si prospetta per i giovani la conclusione di soli 1.870 contratti. Che dire, non si tratta altro che di una piccolissima goccia in quest’oceano di disoccupazione e di mancanza di speranze e certezze per i poveri giovani siciliani.

Secondo il rapporto della Confindustria “Check-up Mezzogiorno” in Sicilia si rileva uno dei tassi di disoccupazione giovanile più alto a livello nazionale essendo pari al 56%, un morbo che colpisce più di un under 30 su due (mentre in Italia si parla del 41,5%).  Dunque, non saranno certamente soltanto questi nuovi 1.870 contratti a rimarginare la ferita.

Giusto per dare un’idea di quanto sia disastrosa la condizione vissuta in Sicilia, ricordiamo che secondo la classifica della Camera di Commercio di Milano ritroviamo tra le prime venti province per incidenza di imprese giovanili sull’universo totale ben sette delle nove siciliane. Dunque, fare impresa come risposta alla disoccupazione.

Ritornando alle nuove assunzioni già in corso e previste per questo primo trimestre, annotiamo tra le professioni con maggiori richieste cuochi e camerieri (+43% sul 2014), ingegneri e architetti (+42%) e operatori metalmeccanici (+56%).

La Lombardia è l’unica regione che non si smentisce mai con i suoi a dir poco brillanti risultati conseguiti: infatti, da sola assumerà quasi lo stesso numero di giovani delle otto regioni meridionali (rispettivamente 7.930 assunzioni contro le 8.560 di tutto il Mezzogiorno). Ad accompagnare nell’eccellenza la Lombardia troviamo tutte le altre regioni settentrionali, tra cui spiccano senza dubbio il Veneto con le sue nuove 3.560 assunzioni under 30 (+21%), l’Emilia Romagna con quota 3.670 (+37,4%), ma anche il Lazio per il Centro con 3.580 nuovi contratti (+26,7%).
 


L’unica soluzione sembra essere costituita dalla fuga
 
Sulla base di questi allarmanti dati, c’è ben poco da stupirsi se la Sicilia è capace di mettere in fuga un rilevante numero di autoctoni. Non a caso, nel rapporto della fondazione Mgrantes si rileva che è la Sicilia la regione con il maggior numero di cittadini che hanno abbandonato la propria terra per cercare speranza all’estero. Al primo gennaio 2014 risultavano iscritti all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) 698.764 siciliani (indistintamente tra giovani e popolazione adulta). Solo nel 2013 si sono dati alla fuga 7.818 nostri conterranei, anche in questo caso il numero più elevato a livello nazionale. Com’era facilmente intuibile dal contesto sopra enunciato, i motivi prevalenti che spingono i siciliani ad emigrare sono da ricondurre alla crisi occupazionale. Infatti, le classi demografiche più rappresentate sono quelle in età da lavoro: infatti, la fascia d’età più rappresentata in assoluto è quella compresa tra i 18 e i 34 anni (36,2%), a seguire quella dei 35-49 anni (26,8%).Crescono anche le emigrazioni temporanee dettate da motivi di studio e formazione. Questo è senz’altro il caso degli studenti universitari che partono in Erasmus.

Articolo pubblicato il 10 febbraio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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