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Stranieri: una fonte di 123 miliardi, ma in Sicilia resta poca ricchezza
di Rossana Indelicato

I dati emergono dal volume “Il valore dell’immigrazione” della fondazione Leone Moressa, presentato il 29 gennaio. In Lombardia i nativi all’estero producono quasi 33 mld € di Pil. L’Isola si ferma al di sotto dei 3 mld

Tags: Immigrati, Migranti, Immigrazione



PALERMO – Gli stranieri producono ricchezza e rappresentano una vera e propria risorsa per la nostra Penisola. Stenteranno a crederci i cittadini italiani, ma il fenomeno dell’immigrazione va rivalutato: non più estranei stivati sul fondo dei barconi in cerca di speranza o, peggio, meri criminali pronti a tutto pur di sopravvivere.
 
La ricerca descrive un’altra realtà: semplici impiegati nei settori che trainano la nostra economia e che, sempre più spesso, ricoprono i mestieri che categoricamente gli italiani rifiutano di praticare. È l’altra faccia della medaglia rilevata dall’indagine della fondazione Leone Moressa – con il sostegno di Open Society Foundations - raccolta nel volume “Il valore dell’immigrazione”, presentato il 29 gennaio scorso a Roma.

In Italia lavorano oltre 2 milioni e 400 mila stranieri, dato aggiornato ai primi 9 mesi del 2014, con un tasso di occupazione pari al 57,1%, nettamente superiore al 41,8% degli italiani. Gli stranieri in Italia riescono a produrre l’8,8% della ricchezza nazionale e, in cifre, oltre 123 miliardi di euro. In particolare, a livello territoriale, sono quattro le regioni in cui gli stranieri riescono a produrre oltre il 60% della ricchezza totale: Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna e Veneto. Questa influente fonte di ricchezza – come indicato nella tabella pubblicata a corredo dell’articolo – si traduce in 32.986 milioni di euro in Lombardia, regione capofila, per una percentuale di occupati nel 2013 pari al 23,5%, una distribuzione del 26,8% e un’incidenza del valore aggiunto prodotto da stranieri sul valore aggiunto totale che raggiunge gli 11 punti percentuali. Cifre notevoli anche nel Lazio, dove si sfiorano i 15.699 milioni di euro, il 13,2% di occupati, una distribuzione sul territorio del 12,8% e un valore aggiunto del 10,3%.
 
L’immigrazione è una risorsa anche per Emilia-Romagna e Veneto. Entrambe superano i 10.000 milioni di Pil con, rispettivamente, 14.802 e 13.694 milioni; 10,8% di occupati; 12,0% e 11,1% di distribuzione e 11,7% e 10,4% di valore aggiunto su quello totale.

Risulta interessante, in questo senso, il paragone con la Sicilia, ben al di sotto di questi valori. Nell’Isola, infatti - nonostante sia la regione più interessata dal fenomeno migratorio, che spesso fatica a fronteggiare in maniera adeguata - l’immigrazione non sortisce gli stessi effetti. Nettamente inferiore il Pil prodotto con 2.531 milioni di euro, una distribuzione degli occupati 2013 che sfiora i 2,9 punti percentuali, appena il 2,1% di distribuzione e il 3,4% di incidenza del valore aggiunto prodotto dagli stranieri su quello totale. Anche confrontando quest’ultimo dato con quello complessivo italiano, emerge una forte disparità. Il valore aggiunto totale dell’8,8% triplica quasi quello siciliano.

“Il calcolo del ‘Pil dell’immigrazione’ - informa la fondazione in una nota - è stato realizzato a partite dal valore aggiunto prodotto dagli occupati in Italia, ipotizzando che, a parità di settore e regione, la produttività degli occupati stranieri sia uguale a quella degli italiani”. Per la ricerca, la fondazione Leone Moressa si è servita dei dati Istat relativi al valore aggiunto del 2012.

L’indagine ci fornisce anche i settori in cui si registra il maggior numero di occupati stranieri. Quasi la metà dei 123 miliardi di Pil prodotto deriva dal settore dei servizi (46,6%), in cui si concentra quasi la metà degli occupati stranieri (45,8%). Seguono il comparto manifatturiero (20,5%) e quello delle costruzioni (13,6%).

Lo studio della fondazione Leone Moressa sfata dunque i luoghi comuni legati a doppio filo al fenomeno dell’immigrazione e attribuisce agli immigrati un altro volto: non più presenza marginale o transitoria, ma sostegno concreto al sistema economico nazionale.

Articolo pubblicato il 11 febbraio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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