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Partecipate pubbliche, morte annunciata
di Carlo Alberto Tregua

Cessazione servizi in house enti locali

Tags: Partecipate



La legge 133/08 è stata sottovalutata in tanti settori, per esempio il divieto di prolungare il contratto dei precari alla scadenza e quello di abolire, seppur gradualmente, le partecipate pubbliche, con particolare riferimento a quelle degli enti locali.
Come è noto, tale legge è applicabile anche in Sicilia, con o senza norma di recepimento, anche sotto forma amministrativa. Tuttavia, sarebbe il caso che l’assessore regionale al ramo, con un proprio provvedimento, desse l’indirizzo a tutti i Comuni della Sicilia per la sua attuazione.
I commi 8 e 9 dell’art.23 bis hanno trovato attuazione attraverso il decreto legge, approvato dal Consiglio dei ministri il 9 settembre 2009 in adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica (art.15).

Bisogna attendere la conversione in legge del Ddl, e prevediamo la pressione dell’Anci e delle Regioni per farne modificare il senso. Allo stato attuale, però, prendiamo atto che l’indirizzo del Governo va verso la cessazione improrogabilmente e senza necessità di deliberazione da parte dell’ente affidante, alla data del 30 dicembre 2011 dei servizi in house (comma 8).
Le società, le loro controllate, controllanti… che gestiscono di fatto, o per disposizione di legge, di atto amministrativo o per contratto, servizi pubblici locali in virtù di affidamento diretto, di una procedura non a evidenza pubblica… nonché i soggetti cui è affidata la gestione delle reti, degli impianti, e delle altre dotazioni patrimoniali degli enti locali… non possono acquisire la gestione di servizi ulteriori ovvero in ambiti territoriali diversi, né svolgere servizi o attività per altri enti pubblici o privati, né direttamente, né tramite loro controllanti o altre società che siano da essi controllate o partecipate, né partecipando a gare (comma 9).
Della puntuale attuazione del decreto approvato si occuperà il dipartimento per le Politiche regionali, per delegificare, abrogandole, tutte le norme in contrasto.
 
Sulla materia, ha acceso i fari l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici delle forniture, lavori e servizi, presieduta da Luigi Giampaolino, in modo da ottenere nei tempi previsti il massimo delle liberalizzazioni possibili e cancellando gli affidamenti in house, ridotti ai pochi casi strettamente ammessi dall’Ue.
Per l’Autorità sui contratti pubblici il ricorso alle Spa miste potrà avvenire a condizione che sussistano garanzie tali da fugare dubbie ragioni di perplessità in ordine alla restrizione della concorrenza.
Dal complesso delle norme che abbiamo illustrato brevemente, risulta chiaro che rimangono poco più di due anni di tempo perché tutti gli enti locali bandiscano le gare per la gestione dei loro servizi, gare alle quali hanno poca probabilità di successo le società partecipate, perché quando si trovano di fronte al mercato non hanno capacità competitive. Esse, infatti, sono stracariche di dipendenti, fatti entrare per ragioni clientelari per le pressioni ricevute da questo o quell’uomo politico.

A distanza di un mese dal decreto legge, non abbiamo sentito reazioni da parte del Governo della Regione in materia, mentre sarebbe stato opportuno che l’indirizzo comunitario, recepito dalla legge 133/08 e dal Ddl prima richiamato, avesse trovato conferma in un provvedimento amministrativo. Il silenzio di fronte a un’innovazione importante e attesa da tempo è sintomatico, anche se comprendiamo benissimo la resistenza dei 390 Comuni e delle nove Province ad attuare senza ulteriori ritardi il processo di liquidazione delle loro partecipate e l’indizione di gare per l’affidamento dei servizi a soggetti competitivi, che praticano il prezzo minore e offrono la migliore qualità dei servizi.
Certo, nel momento in cui si dovranno sciogliere tutte le partecipate pubbliche della Sicilia, i mal di pancia saranno elevati perché calerà il sipario su uno dei più sconci canali di corruzione sociale, secondo il quale i raccomandati trovano lavoro, indipendentemente della proprie competenze, mentre i siciliani comuni ne sono esclusi, in quanto è saltato il canale principale di accesso alla Pa che è quello dei concorsi.
Ma la telenovela non è conclusa. Ne riscriveremo non appena la Regione avrà dato segnali.

Articolo pubblicato il 22 ottobre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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