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Valorizzare i talenti con la vera formazione
di Carlo Alberto Tregua

Tags: Formazione, Lavoro, Regione Siciliana, Sergio Mattarella



Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, venuto al nostro forum l’11 settembre del 1999, pose l’accento sulla flessibilità del lavoro per creare vera occupazione, nella quale devono scomparire - disse allora - le figure dei precari.
Si chiamano precari del settore privato, quelli che sono assunti con contratto a tempo determinato. Ma, ora, la legge 183/2014, denominata Jobs Act, e la legge di stabilità 190/14 hanno introdotto, finalmente, la figura del dipendente assunto con contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Tali tutele verranno definite con i decreti legislativi che saranno approvati dal Consiglio dei ministri nella riunione del prossimo 20 febbraio.
Così vi dovrebbe essere una spinta per i rapporti di lavoro stabili e l’eliminazione graduale dei contrattisti a tempo determinato. Si tratta di una norma che apre le porte del mondo del lavoro e consente la flex security, cioè l’entrata e l’uscita a porte girevoli.

Nel settore pubblico, la solfa è opposta. I precari assunti dall’amministrazione centrale, dalle Regioni, dai Comuni e dagli altri enti pubblici non territoriali, sono abusivi e mai selezionati, perché non si sono sottoposti ai concorsi pubblici previsti dall’articolo 97 della Costituzione. è giusto, quindi, che essi ritornino da dove sono provenuti, perché il loro unico titolo di assunzione è stata la raccomandazione.
Le amministrazioni pubbliche, ora, hanno l’obbligo di riformulare le cosiddette piante organiche non più in base a criteri clientelari, poggiati sul voto di scambio (io ti do il posto tu mi porti i voti), ma sul valore inesistente nella Pubblica amministrazione, che è il merito.
Così operando, i politicanti Senzamestiere (neanche l’attuale presidente del Consiglio ha mai lavorato in modo produttivo), hanno privato la collettività dei migliori elementi che via via sono emersi dagli studi e dalle professioni, cioè i talenti. Quei talenti che non avendo trovato spazio in Italia, perché era stato occupato da persone non qualificate, sono fuggiti all’estero ove, invece, vengono accolti con i tappeti rossi, dando loro strumenti tecnici ed adeguati emolumenti.
 
La grave crisi che ha colpito il nostro Paese ha come causa l’inefficienza generalizzata della burocrazia contro cui tutti si scagliano senza, però, prendere provvedimenti, per trasformarla in una macchina efficiente al servizio dei cittadini.
I talenti trovano spazio nel settore privato. Infatti, le imprese hanno interesse ad assumere i migliori dirigenti e dipendenti perché le fanno funzionare. Tale interesse, invece, non c’é nella Pubblica amministrazione, ove il lassismo, l’assenteismo e la corruzione la fanno da padrone. I talenti, per le loro bravura e preparazione, resistono fortemente alle pressioni indebite e costituiscono anticorpi contro la corruzione. Per questo non li vogliono!
Chi è bravo, normalmente, non è disponibile a fare patti con mezze figure del ceto politico e burocratico. Nè a fare patti con imprenditori corrotti che, essendo incapaci di fare il loro lavoro, usano le mazzette per sopraffare i loro concorrenti onesti. 

L’etica impone che ognuno faccia bene il proprio lavoro ed abbia adeguati compensi ed anche adeguata pensione, quando terminerà il proprio percorso lavorativo. Adeguata pensione significa che essa deve essere tarata sui contributi effettivamente versati, mentre oggi vi sono milioni di pensionati, soprattutto pubblici, che percepiscono pensioni nettamente superiori al rapporto con i contributi versati. Così gravano parassitariamente sulla fiscalità generale, cioè su imposte e tasse che noi tutti cittadini versiamo in modo pesante.
Valorizzare i talenti significa stabilire una scala di valori in cima alla quale debbono stare i più bravi. E gli altri? Devono scendere nella graduatoria in relazione alla loro capacità, anche occupando gli ultimi posti della classifica di merito.
Valorizzare i talenti significa dare una spinta all’economia privata e ribaltare la disfunzione delle Pubbliche amministrazioni.
Siamo alla frutta. O si inverte il perverso processo, oppure l’Italia scenderà ancora nella classifica delle nazioni più avanzate, fino a toccare il fondo.

Articolo pubblicato il 11 febbraio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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