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Quotidiano di Sicilia

Antonino Caleca: "Destinare 30mila ettari alla produzione di biomasse"
di Gaia Maria Perniciaro

Forum con Antonino Caleca, assessore regionale Agricoltura, Sviluppo rurale e Pesca mediterranea

Tags: Antonino Caleca



Qual è la situazione nell’agricoltura siciliana? Come spingete i giovani a investire nel settore?
“Il Pil dell’agricoltura siciliana è in incremento, ma nel settore è ancora presente un numero eccessivo di ‘over 65’. Tra i giovani trovo mentalità migliori. Vedo una classe imprenditoriale con un management serio legato all’era digitale che esso rappresenta. Vogliamo creare posti di lavoro con metodi nuovi e ciò grazie al piano di Sviluppo rurale (Psr) 2014/2020 in fase di programmazione e alla Banca della Terra. Pochi sanno che il nostro assessorato possiede una grande quantità di beni immobili inutilizzati, una serie di borghi più 35mila ettari di terreno che pensiamo di cedere gratuitamente ai giovani per progetti innovativi di commercializzazione e produzione di beni. Rendendo esecutiva una nuova legge regionale, tra marzo e aprile saremo in grado di pubblicare i primi bandi. Chi ha più fantasia avrà la precedenza. Attualmente stiamo affrontando la fase difficile del censimento, elencare i beni degli enti vigilati sta  comportando non pochi problemi, mentre inventariare quelli del demanio è stato piuttosto facile. Se tutto andrà bene, è mio desiderio mettere in circuito anche i beni confiscati alla mafia”.

A che punto è la spesa del Psr 2007/2013? È già pronta la programmazione 2014/2020?
La spesa del Psr 2007/2013 è stata quasi tutta effettuata e adesso è in fase di rendicontazione, in questo siamo una regione virtuosa. La nuova programmazione 2014/2020 mette a disposizione 2 miliardi e 300 milioni di euro e per progettare al meglio la fase di bando sto girando le province per spiegare al territorio tutte le opportunità e ascoltare i pareri degli operatori del settore. Adesso non sono più privilegiati i singoli imprenditori, ma i contratti di rete, orizzontali e verticali, che mirano non solo a produrre, ma anche alla trasformazione e all’individuazione di un mercato. Stiamo parlando di un importante fondo di spesa che verrà utilizzato in due o tre anni e che, se usato bene, farà aumentare Pil e posti di lavoro”.

Perché dare importanza alla fase di trasformazione nell’agricoltura?
“Vogliamo eliminare soprattutto l'intermediazione mafiosa accorciando la filiera per fare arrivare eventuali guadagni direttamente ai produttori. Inoltre, occorre garantire la sicilianità del prodotto, rendere possibile la certificazione che presto l’Europa renderà obbligatoria sulla provenienza, rafforzare i brand ‘Born in Sicily’ e ‘Qss’ (qualità sicura Sicilia). Spesso mi trovo a lottare con la mentalità di imprenditori che non recepiscono l’importanza di una identità. Ad esempio, alcuni non comprendono la ricaduta che il riconoscimento da parte dell’Unesco dell’Alberello di Pantelleria ha sulla produzione del passito. Eppure è la prima volta nel mondo che una cultura rurale viene riconosciuta patrimonio dell’umanità”.

Per tutelare la filiera dei boschi e renderla produttiva, quali operazioni portate avanti?
“È mia intenzione annullare i contratti che mirano a vendere gli alberi perché sono un danno soprattutto economico. Per rendere produttiva la filiera del bosco, occorre vendere biomassa. La custodia e lo sviluppo di questo settore va ideologicamente e culturalmente affidato alle guardie forestali, alle quali ho chiesto di presentare un piano, del valore di 10 milioni di euro, che deve partire quest’anno e che individui 30 mila ettari per la produzione di biomassa. Grazie ai forestali stiamo facendo partire due parchi, quello dello Zingaro e quello di Ficuzza, con servizi a pagamento non più gestiti abusivamente”.

Quanto costano alla Regione le guardie forestali?
“Attualmente le guardie forestali pesano sul bilancio regionale 300 milioni di euro. Sono irrinunciabili 80 milioni perché da essi dipende il settore antincendio, è mia intenzione rendere produttivi i restanti 220 milioni. Prevedendo anche molti prepensionamenti tra i 52 mila dipendenti che attualmente contiamo, spero entro tre anni che pesino solo 70 milioni”.
 
Le condizioni meteorologiche mettono sempre più a dura prova gli imprenditori agricoli siciliani. Come può intervenire l’assessorato? 
“Dal mio insediamento, in occasione delle visite che ho fatto, ho potuto rendermi conto che tutti i danni di cui stiamo parlando in questo periodo sono assicurabili, ma non assicurati, e così lo Stato e l’Europa non possono risarcire nulla. Non è possibile che l’imprenditoria siciliana, con la sua mentalità fatalista, non abbia scelto di assicurarsi come invece è buona abitudine nelle altre regioni. Per cambiare questa abitudine, intanto, stiamo mettendo in campo tutte le nostre forze. L’anno scorso la nostra campagna per l’assicurazione del prodotto siciliano prevedeva un contributo, quasi a fondo perduto tra quello statale e quello nazionale, dell’80 per cento e quest'anno contribuiamo per il 65 per cento. Tuttavia sono ancora pochi risultati”.
Coldiretti dice che il volume d'affari complessivo dell'agromafia è salito a circa 14 miliardi di euro nel 2013, con un aumento record del 12 per cento rispetto a due anni fa, cosa avete intenzione di fare per scongiurare questa tendenza?
“Questo dato è in netta controtendenza rispetto alla fase recessiva del Paese perché la criminalità organizzata trova terreno fertile proprio nel tessuto economico indebolito dalla crisi. Proporrò al governo nazionale che le frodi commerciali e nell’alimentazione siano di competenza della direzione distrettuale Antimafia e che così per questi reati si possano utilizzare le intercettazioni telefoniche”.
 
Come sta lavorando l’assessorato per Expo 2015?
“Grazie al Padiglione Italia, dove la nostra regione sarà messa in evidenza per tre settimane, e al cluster del Bio-Mediterraneo, la Sicilia sarà presente doppiamente all’Expo. Il nostro assessorato è l’unico partner pubblico di Expo poiché siamo i capofila del Cluster e organizziamo la partecipazione di 12 paesi del Mediterraneo. Prevediamo una fitta campagna di penetrazione nel mondo e il 7 e l’8 marzo a Milano presenteremo l’iniziativa. Con un bando di manifestazione di interesse abbiamo ottenuto l’adesione di  tutti i Gal e tutti i Gac, di 190 Comuni, 500 imprenditori e 24 cuochi compreso lo chef Natale Giunta. Tutti vogliono portare il prodotto siciliano a Expo per 6 mesi e, d’accordo con gli assessori ai Beni culturali, al Turismo e alle Attività produttive, intendiamo legarlo al nostro territorio.
Saremo anche l’unico spazio, in tutta l’esposizione internazionale, che potrà emettere scontrino e stiamo pensando anche ad alcune iniziative interessanti da collegare alla spesa dei visitatori. Avremo anche una certa visibilità perché tutti i 70 capi di Stato che verranno a visitare Expo mangeranno al nostro cluster. Prevediamo la visita di 144 paesi e un afflusso di 2 milioni di persone dei 30 milioni che visiteranno l’intera fiera. Ovviamente l’assessorato, insieme a Expo, avrà una percentuale sulle vendite e abbiamo in mente di redigere un bilancio a parte per conoscere la fonte delle entrate. Se riusciremo non solo a recuperare i 3 milioni di euro investiti, ma anche a guadagnare, faremo un evento in Sicilia a continuazione di Expo. È mio desiderio portare in Sicilia tutti i rappresentanti del commercio mondiale utili all’internazionalizzazione reale della nostra terra.

Articolo pubblicato il 14 febbraio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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