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Quotidiano di Sicilia

Oggi riunione del Consiglio di sicurezza Onu, si deciderà sulla questione libica
di Redazione

Incontro urgente richiesto dal ministro degli Esteri egiziano, Shoukry
 

Tags: Onu, Libia, Egitto, Sameh Shoukry



ROMA - La riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu che dovrà decidere come comportarsi con la crisi libica si terrà oggi, così come confermato ieri da fonti diplomatiche. Alla riunione prenderà parte il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry. Egitto e Francia hanno chiesto una riunione urgente dell’organo esecutivo del Palazzo di Vetro, mentre le diplomazie lavorano all’ipotesi di una coalizione internazionale.

Diverse le posizioni dei componenti del Consiglio di sicurezza: per quanto riguarda i membri permanenti, gli Stati Uniti sono già impegnati a combattere i jihadisti dell’Isis in Siria e Iraq con attacchi aerei e il presidente Barack Obama ha chiesto al Congresso un’autorizzazione per l’azione militare contro l’Isis. Ma se sono di principio in linea con l’idea di un intervento, le modalità, i tempi e il tipo di mandato agli occhi degli Usa sono tutti punti da valutare con cura ed è molto probabile che l’amministrazione americana sia contraria a mettere in campo velocemente un intervento nel Paese dove i rapporti tra le forze in campo sono ancora molto confusi, ponendo evidenti problemi nell’individuare un alleato “sul terreno” affidabile ed efficace. La Gran Bretagna si allineerebbe con ogni probabilità alla posizione e ai tempi degli Usa. Ed è significativo che ieri l’inviato in Libia del governo londinese, Jonathan Powell, abbia posto l’accento sulla necessità di maggiori sforzi diplomatici.

Anche la Francia sembra intenzionata a far parte della coalizione e cercherà di mantenere il “primato” in un’eventuale azione militare dopo quella del 2011, fortemente voluta dall’allora presidente Nicolas Sarkozy e oggi sempre più criticata per il caos che ha lasciato sul terreno.

Più consistenti i dubbi di Russia e Cina, con quest’ultima in particolare lontana dal problema libico. Difficile prevedere anche l’eventuale valutazione di Mosca, visto che i fatti della Libia si intrecciano anche con la crisi ucraina, che ha reso estremamente tesi i rapporti tra Vladimir Putin e l’Occidente. La posizione dipenderà anche dal dispositivo che sarà proposto: se una risoluzione prevedesse un mandato alla Nato, per Putin sarebbe difficile da digerire e potrebbe decidere di mettersi di traverso in sede di Consiglio di Sicurezza.

Da sciogliere anche i numerosi dubbi legati ai membri non permanenti del Consiglio di sicurezza. Alcuni di questi Paesi (Angola, Cile, Nuova Zelanda) sono abbastanza lontani dal problema. Altri, a partire dalla Nigeria e il Ciad, hanno conflitti aperti con frange jihadiste violente, nello specifico il gruppo Boko Haram. La Giordania, poi, è direttamente impegnata in attacchi aerei contro l’Isis nel territorio della vicina Siria, mentre Lituania e Spagna sono Paesi occidentali appartenenti alla Nato, con Madrid che è tra i più accreditati possibili componenti della coalizione.
 
Discorsi a parte meritano la Malaysia e il Venezuela: il primo è un Paese multietnico, con una popolazione in maggioranza islamica, con un profilo abbastanza laico, che quindi guarda con preoccupazione l’avanzata di un Islam politico jihadista. Il Venezuela, invece, è del tutto imprevedibile: il governo post-chavista mantiene una politica estera spiccatamente anti-occidentale (il presidente Nicolas Maduro ha definito l’Isis “un Frankenstein dell’Occidente”), ma deve anche tener conto del suo ruolo di grande esportatore sul mercato del petrolio.

Articolo pubblicato il 18 febbraio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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