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Le strategie del Governo italiano contro le minacce del terrorismo
di Redazione

Ieri hanno parlato i ministri Pinotti (Difesa) e Gentiloni (Esteri)

Tags: Terrorismo, Isis, Libia, Roberta Pinotti, Paolo Gentiloni



ROMA – “Abbiamo parlato molto di sicurezza interna. Non abbiamo elementi che ci inducano a pensare che ci siano rischi particolari per l’Italia derivanti dalle minacce dell’Isis, ma abbiamo ovviamente alzato il livello di allerta e siamo a rischio come tutti i Paesi che combattono il terrorismo. Questo lo abbiamo ben chiaro”. Lo ha detto il ministro della Difesa Roberta Pinotti, sottolineando come “4.800 soldati saranno usati per il presidio agli obiettivi sensibili, perché abbiamo bisogno di proteggerci e prevenire e stiamo mettendo in campo tutto quello che serve”.

“La Difesa – ha aggiunto il ministro - funziona e sa fare quello che deve fare. Noi abbiamo uno Stato che funziona: in tutti gli scenari in cui abbiamo agito l’Italia è quella che ha il contingente Ue più numeroso. Lo abbiamo fatto in Afghanistan e ovunque nel mondo è stata riconosciuta alle forze armate italiane una grande capacità. Rappresentarci come un Paese che non è mai pronto, che non ha grandi capacità, non è vero. Non dobbiamo trasmettere che esista uno Stato fuori controllo perché non è così”.

Riflettori anche sulla Libia, dove per il ministro della Difesa “non è realistico prevedere una missione di peace en forcing” ma piuttosto “di peace keeping, oppure di supporto e addestramento, come quello che stiamo facendo in Iraq”, precisando che le forze armate italiane in ogni caso “possono fare qualsiasi missione”.

Proprio sulla Libia, dove si teme per l’avanzata dei terroristi dell’Isis, è intervenuto anche il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni: “La situazione - ha detto intervenendo alla Camera - si aggrava e il tempo a disposizione non è infinito”.

Gentiloni ha evidenziato come di fronte alla minaccia terroristica non servano “avventure” o “crociate”. “Di fronte a tale minaccia – ha spiegato - la nostra forza è la nostra unità. Dire che siamo in prima fila contro il terrorismo è fare quello che stiamo facendo nella coalizione militare anti-Daesh, in Siria e in Iraq. È il modo in cui un Paese democratico risponde alla barbarie, in amicizia con la stragrande maggioranza della comunità islamica, che rifiuta di vedere sequestrata la propria fede”.

Articolo pubblicato il 19 febbraio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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