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Quotidiano di Sicilia

Bonifiche amianto, il governo stanzia 135 mln di euro in 3 anni
di Rosario Battiato

Il ministero dell’Ambiente ha diffuso il decreto che ripartisce le risorse previste nella legge di Stabilità. Fondi per Biancavilla: il centro etneo percepirà 12 milioni nel triennio considerato

Tags: Inquinamento, Ambiente, Amianto



PALERMO – C’è anche Biancavilla tra i poli nazionali contaminati dall’amianto e ancora in attesa delle bonifiche a distanza di quasi quindici anni dalla sua istituzione in sito di interesse nazionale. E, infatti, il centro catanese riceverà una porzione dei fondi della Legge di Stabilità individuati da un decreto della Direzione generale per la salvaguardia del territorio e delle acque del ministero dell’Ambiente, così come confermato in una nota dal ministero dell’Ambiente.

Ci sono 135 milioni di euro stanziati come “segnale di solidarietà concreta per le comunità che vivono il dramma amianto – ha spiegato Galletti - e la conferma dell’assunzione di responsabilità dello stato per le bonifiche”. La distribuzione dei fondi premia soprattutto Casale Monferrato con 65 milioni di euro (più altri 19,7 per i due anni successivi), oltre dieci a Bagnoli (cinque all’anno tra 2016 e 2017), più sessanta complessivi per altri siti d’interesse nazionale che saranno tripartiti con 20 milioni all’anno. Complessivamente ci sono 19,2 milioni per Broni in Lombardia, 14 milioni e 600 mila euro al Piemonte per Balangero, 13 milioni e 600 per Emarese (Val d’Aosta), 12 milioni per il sito di Biancavilla in Sicilia, 568 mila euro al Sin di Bari Fibronit.

“Le Regioni e i comuni interessati – ha scritto il ministero in una nota - erano state invitate a segnalare, entro il 15 gennaio scorso, gli interventi di bonifica di particolare urgenza da proporre a finanziamento: le risorse rese disponibili coprono interamente il fabbisogno indicato per i prossimi tre anni”. Galletti ha sottolineato che il ministero, quindi lo Stato, vuole prendersi le sue responsabilità “per eliminare tutto il veleno amianto dall’Italia”, un percorso definito “lungo e inevitabilmente minuzioso data la diffusione di questo materiale”.

Una fame di bonifiche che a Biancavilla è particolarmente sentita, anche a fronte dei passati stanziamenti e dei pochi risultati ottenuti. Una stima di Federambiente e Legambiente ha calcolato che tra i fondi passati per l’Isola ci sono stati anche 20 milioni di euro per Biancavilla, il più piccolo sin isolano noto per la presenza della fluoro-edenite, un materiale assai simile all’amianto per le patologie correlate che provocano l’esposizione. Una cifra probabilmente non adeguata visto che il sin etneo, istituto con dm 468/01 per 330 ettari a terra, attualmente (dati Arpa) ha appena un’area sottoposta all’indagine di caratterizzazione e un progetto definitivo approvato. L’ultimo dossier del ministero dell’Ambiente sulla bonifica dei siti, aggiornato allo scorso giugno, ha confermato lo stato fallimentare apponendo un eloquente zero nella casella sulle “aree non contaminate”.

Il problema, tuttavia, è assai più complesso, soprattutto in Sicilia. Nove mesi fa è stata approvata la legge del 29 aprile 2014 n. 10 “Norme per la tutela della salute e del territorio dai rischi derivanti dall’amianto”, ma ad oggi nessun atto concreto, se escludiamo la nomina in ritardo dei primi componenti dell’Ufficio amianto del 21 novembre del 2014, è stato compiuto per avviare il processo di mappatura del territorio regionale. In quell’occasione erano stati stanziati 22 milioni di euro per avviare una prima fase di censimento per un materiale che in Italia è fuorilegge dal 1992.

Articolo pubblicato il 21 febbraio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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