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L’Italia è in deflazione ma “la svolta” è vicina
di Redazione

L’Istat certifica l’andamento negativo dei prezzi. Ora si spera nella crescita

Tags: Economia, Deflazione, Crisi, Istat



ROMA – L’Italia è ancora in deflazione: la fiducia delle famiglie non decolla, i consumi non aumentano e i prezzi diminuiscono. A certificare questo stato di cose è l’Istat, che ha confermato le stime sui prezzi al consumo di gennaio: l’Italia è tornata in deflazione toccando i minimi da oltre mezzo secolo e dopo la variazione nulla di dicembre, l’indice è sceso dello 0,6% nel confronto annuo, come non accadeva dal settembre del 1959 (-1,1%). Su base mensile il calo è dello 0,4%. 

A gennaio tutti i capoluoghi di regione e le province autonome sono in deflazione, eccetto Bolzano (+0,3%). Per il resto, su base annua, sono tutti segni meno, dal -1,1% di Firenze al -0,1% di Palermo. Guardando a tutte le grandi città (oltre 150mila abitanti) non se ne salva nessuna, giusto Parma presenta un indice fermo.

Nonostante il presente non sia incoraggiante, le previsioni per il futuro lasciano barlumi di speranza. Secondo il direttore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi, intervenuto ieri al convegno Adeimf dal titolo “Il sistema finanziario tra regolamentazione, stabilità e crescita”, l’Italia è “a un punto di svolta, la ripresa sta cominciando: dopo tre anni e mezzo questo trimestre dovrebbe segnare un primo piccolo segnale positivo e ci si aspetta la prosecuzione della ripresa quest’anno e il prossimo. Ora è cruciale con che velocità torniamo a crescere”.
“Da parte nostra e di altri centri di previsione internazionale – ha spiegato il dg di Bankitalia - c’è stata la revisione al rialzo delle stime di crescita, motivata anche dal programma di Qe deciso dalla Bce”.

Rossi ha spiegato che tutto ciò farà “notevole differenza sugli andamenti macroeconomici, stimata da noi in circa un punto di Pil nell’arco di due anni, che non è poco per un’economia come quella italiana che viene da anni di recessione e ha di fronte una crescita modesta, che rimane modesta anche dopo la decisione della Bce”.

“Non parliamo certo del 3-4% di grandi economie come Usa e Gran Bretagna – ha concluso - rimane sempre una crescita modesta, ma dopo la decisione della Bce è meno modesta di quello che ci immaginavamo in un primo momento”.

Articolo pubblicato il 21 febbraio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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