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Jobs Act non salverà i call center, a rischio 6.000 lavoratori siciliani
di Chiara Borzì

“Milleproroghe”: ripristinata a febbraio dal Pd l’integrazione dei contratti di solidarietà al 70%. Crisi nera nel settore, ma 60 i profili richiesti per un nuovo indotto palermitano

Tags: Call Center, Jobs Act, Milleproroghe



PALERMO - Partita ancora aperta in Sicilia per il settore dei call center. Ogni mese si preannuncia un momento di passione per occupati e stipendiati dalle aziende che in regione si occupano del comparto, ma i primi mesi dell’anno non sono solo stati portatori di cattive notizie. British Telecom ha promesso un futuro a Palermo (Accenture) e alla fine della prima settimana di febbraio è stata ristabilita l'integrazione dei contratti di solidarietà al 70% per i lavoratori del comparto. A dicembre proprio British Telecom aveva annunciato di aver sottoscritto l'accordo per l'acquisizione del ramo d'azienda Accenture relativo al contact center di Palermo, un passo che era stato accolto positivamente da tutte le parti coinvolte.

“Traguardo raggiunto. Salvaguardato il lavoro di 262 persone”, aveva dichiarato la sottosegretaria al lavoro, Teresa Bellanova”, dopo la chiusura del tavolo sulla vertenza a Roma, contemporaneamente si erano espressi favorevolmente anche il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, e l'assessore al Lavoro, Giovanna Marano, sottolineando entrambi come ad aver vinto siano state le “le ragioni del lavoro e della città”. A fine gennaio, presso la sede di Confindustria Palermo, è stato trovato e firmato anche l’accordo che riordina i contratti di solidarietà che interessano 262 lavoratori della Accenture. I nuovi contratti dureranno due anni e sono entrati in vigore il 2 febbraio 2015, con scadenza al 2017. Secondo quanto stabilito, gli operatori del call center lavoreranno con una media di assenza del 25 per cento mensile.

Il riordino di questa tipologia di contratto è stata possibile grazie alla scelta centrale fatta dal Governo. Ad inizio febbraio ha avuto successo l’emendamento al decreto “Milleproroghe” promosso da alcuni deputati Pd che ha permesso di ripristinare l’integrazione dei contratti di solidarietà al 70%. L’Slc Cgil di Palermo, che in questi mesi sta portando avanti le cause dei 5 mila lavoratori in solidarietà di Almaviva in Sicilia e i 262 operatori di Accenture, ha dichiarato di approvare “con soddisfazione l’iniziativa dei deputati del Partito democratico”.

Non possono ancora tirare un sospiro di sollievo i lavoratori della 4U – azienda presente ancora a Palermo – recentemente costretti all’ennesimo sciopero. La rimostranza è avvenuta a Roma lo scorso mese di gennaio. Sono stati 375 operatori del call-center che si sono recati nella capitale per protestare contro un ritardo dello stipendio ormai giunto al terzo mese. L’astensione dal lavoro è stata proclamata dalle sigle sindacali Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uio e Ugl Telecomunicazioni ed è la seconda dall’inizio dell’anno. “Chiediamo i nostri soldi, gli acconti non ci interessano”, hanno fatto sapere i lavoratori siciliani, “in risposta al bonifico del 37 % degli stipendi di novembre”.

Le ultime notizie diffuse sono tutt'altro che positive. Un comunicato congiunto delle sigle Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Ugl telecomunicazioni preannuncia licenziamenti per i lavoratori del call center Almaviva con sede a Misterbianco (Ct). Si parla di “progressivo smantellamento dell’azienda” che solo a Misterbianco occupa 1.250 addetti. Secondo i sindacati la causa dei licenziamenti sarebbe da attribuire “alla mancanza di regole nel settore ed in particolare al sistema di aggiudicazione degli appalti che ancora vengono assegnati attraverso il meccanismo del massimo ribasso, il quale non permette di tenere conto del costo della mano d'opera e per gli effetti della delocalizzazione delle attività verso i Paesi non appartenenti alla UE”.

Secondo quanto riferito dalle sigle congiunte, neppure il Jobs Act recentemente approvato dal Governo salverebbe i destini occupazionali di questi lavoratori siciliani, perché – si legge ancora nella nota – così come approvato il provvedimento “sancisce la mancanza di regole nel campo dei cambi d’appalto, lasciando perciò i lavoratori indifesi rispetto a questo meccanismo”.

I lavoratori di Almaviva di Misterbianco si sono ritrovati giorno 25 febbraio di fronte la Prefettura di Catania per protestare contro le scelte dell’azienda, ma soprattutto cercare di salvaguardare il proprio posto di lavoro. Il futuro che vede Almaviva allontanarsi da Catania e progressivamente da tutta la Sicilia, porterebbe immediatamente al rischio licenziamento per 250 lavoratori catanesi assunti con contratto a tempo indeterminato e 200 lavoratori a progetto. Nel conto generale rimarrebbero però a rischio i posti di 6.000 lavoratori siciliani.

Nonostante le evidenti difficoltà la Sicilia è regione in cui continuano a nascere call center. La tendenza ha ripreso vita proprio in questi primi mesi del 2015. A febbraio ha aperto a Palermo un nuovo indotto che ricerca circa 60 figure da inserire in organico. L’azienda è Carta Più Srl, attività che non introdurrà alcun tipo di innovazione nel già collaudato sistema di occupazione previsto dal settore. «Nella prima fase sceglieremo i profili più interessanti per sottoporli a colloquio – ha dichiarato Laura Martorana, responsabile del call center a Palermo - chi passerà la selezione farà un periodo di prova, poi scatterà l’assunzione». I nuovi occupati saranno assunti con contratto di “lavoratore a progetto”, che prevede una paga giornaliera di circa 5,10 euro lordi l’ora, più i bonus per la chiusura dei contratti di vendita.

Articolo pubblicato il 26 febbraio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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