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Botteghe in Sicilia in via di estinzione
di Michele Giuliano

La crisi ha spazzato via nell’Isola quasi otto mila aziende del settore tra il 2009 e il 2014. Resistono al periodo nero imprese di pulizie, giardinaggio e settore alimentare

Tags: Sicilia, Crisi, Economia, Lavoro



PALERMO - Va bene la crisi ma in Sicilia c’è qualcosa che va oltre. Perché se da una parte la congiuntura economica sfavorevole è un dato oggettivo, dall’altra però si nota che rispetto all’andamento nazionale la situazione è anche peggiore per ciò che concerne il comparto imprenditoriale.

L’ultima conferma arriva dalla Cgia di Mestre che mette in evidenza come la Sicilia sia tra le regioni con le peggiori perfomance per vitalità delle imprese artigiane. Se la media nazionale parla di -6,4 per cento di botteghe artigiane nell’ultimo quinquennio, quindi tra il 2009 e il 2014, nell’Isola addirittura si supera di quasi tre punti questo dato. In Sicilia, se nel 2009 risultavano attive 84.560 imprese artigiane, nel 2014 si è scesi a 76.738: il che significa che hanno chiuso i battenti ben 7.822 aziende di questo settore, pari a -9,2 per cento.
 
Peggio, in termini percentuali, hanno fatto soltanto Sardegna, Molise e Abruzzo. Costruzioni (-17,4 per cento), trasporti (-13,5) e attività di natura artistica (-11) sono stati i settori che in termini percentuali hanno subito i contraccolpi più pesanti.

In termini assoluti, invece, sono stati gli impiantisti (elettricisti, idraulici, manutentori, etc.) a subire la contrazione assoluta più importante: -27.502 unità a livello nazionale. Pesante anche la situazione registrata nell’edilizia (-23.824) e nell’autotrasporto (-13.863). Le attività che, invece, hanno “battuto” la crisi sono state le imprese di pulizia (edifici/impianti) e il giardinaggio (+9.477 imprese), il settore alimentare (rosticcerie, friggitorie, pasticcerie, gelaterie, etc.), con + 3.527 imprese e il settore della produzione di software (+1.762 unità).

“Oltre il 54 per cento della contrazione complessiva delle imprese artigiane – fa notare il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi – riguarda attività legate al comparto casa. Edili, lattonieri, posatori, elettricisti, idraulici, manutentori caldaie su tutti. Stanno vivendo anni difficili e molti sono stati costretti a chiudere definitivamente la saracinesca della propria attività. La crisi del settore e la caduta verticale dei consumi delle famiglie sono stati letali”. Oltre a ciò, ci preoccupa anche lo stato di salute di alcune professioni storiche dell’artigianato che ormai stanno scomparendo. Vuoi per le profonde trasformazioni che i rispettivi settori stanno subendo o per il fatto che i giovani non si avvicinano più a questi mestieri: come i barbieri, i calzolai, i fotografi, i rilegatori o le ricamatrici che con le loro botteghe hanno caratterizzato la vita quotidiana di tanti Paesi e città. Senza dimenticare i norcini e i casari che hanno contribuito a sviluppare una cultura agroalimentare che, in loro assenza, rischiamo di perdere.

Antichi mestieri che un tempo erano il pezzo forte della produzione siciliana: botteghe di calzolai erano quasi in ogni angolo di strada. Segno dei tempi che cambiano e dell’avanzare dell’industrializzazione che ha notevolmente abbassato i costi di produzione, motivo per cui spesso non vale neanche la pena riparare alcuni prodotti.
 

 
Arrotini, calzolai, cerai quasi scomparsi

La Cgia ha fatto un resoconto dei mestieri che stanno scomparendo. Nell’elenco figurano: arrotino (molatore o affilatore di lame), barbiere (addetto al taglio dei capelli su uomo e alla rasatura della barba), calzolaio (riparatore di suole, tacchi, borse e cinture), casaro (addetto alla lavorazione, preparazione e conservazione dei latticini), canestraio (produttore di canestri, ceste, panieri, etc.), castrino (figura artigianale tipica del mondo mezzadrile con il compito di castrare gli animali), ceraio (produttore di torce, lumini e candele con l’uso della cera), cocciaio (produttore di piatti, ciotole e vasi), cordaio (fabbricante di corde, funi e spaghi), fotografo, guantaio (produttore e riparatore di guanti), rilegatore di libri, addetto alla macellazione del maiale e alla lavorazione delle carni, materassaio (colui che confeziona o rinnova materassi, trapunte, cuscini, etc.), mugnaio, addetto alla ferratura dei cavalli, degli asini e dei muli), ombrellaio, ricamatrice, sarto/a, selciatore (addetto alla posa in opera di cubetti di porfido), sellaio (produttore di selle per animali), scopettaio (produttore di spazzole e scope), scalpellino e seggiolaio (produttore o riparatore di seggiole impagliate).

Articolo pubblicato il 03 marzo 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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