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Milleproroghe, le novità dall’1 marzo
di Michela Forastieri

Chi vince appalti con la Pubblica amministrazione avrà diritto per tutto il 2015 ad un anticipo del corrispettivo pari al 20% e non più al 10%. Ripristinato il vecchio regime per i contribuenti minimi e rinviato al 2016 l’obbligo di presentare la dichiarazione Iva in modo autonomo

Tags: Milleproroghe



Il decreto Milleproroghe 2015, dopo un difficile iter parlamentare, è diventato legge dello Stato.
È stato convertito in legge, con modificazioni, infatti, il Decreto Legge 31 dicembre 2014 n. 192, e la relativa legge di conversione (legge 27 febbraio 2015 n. 11) è stata già pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 49 del 28 febbraio scorso ed è entrata in vigore domenica 1 marzo.

Il provvedimento di cui parliamo, come negli anni passati, contiene una serie di proroghe di disposizioni di diverso contenuto, come quelle sul fisco, sugli sfratti, sulla riforma del sistema giudiziario, sull’esame degli avvocati, ecc..
Importanti sono le disposizioni riguardanti le norme di carattere tributario.
Tra queste spicca quella che prevede il ripristino del vecchio regime per i contribuenti minimi, in vigore fino allo scorso 31 dicembre.

Questo regime, come si ricorderà, è stato sostituito da un nuovo sistema, fruibile dai contribuenti aventi ricavi d’importo variabile a seconda dell’attività esercitata (massimo 30.000 Euro), con un’imposta forfettaria pari al 15% (al posto di quella del 5%).Il 15% è applicabile su una base imponibile che tiene conto, oltre che dei ricavi, anche dei costi stabiliti in maniera forfettaria e modulati, anche in questo caso, in base al tipo di attività svolta.

Questo nuovo sistema, però, anzicchè essere (come era da tutti richiesto e come era anche nelle intenzioni dello stesso Governo) un modo per estendere ad una più vasta platea di contribuenti di modeste dimensioni un regime forfettario di facile applicazione, è risultato assolutamente peggiorativo.

E lo è stato sia dal punto di vista delle modalità di applicazione (troppo farraginoso), sia dal punto di vista dell’aggravamento del carico complessivo del tributo da pagare, per cui l’appetibilità da parte dei potenziali interessati è risultata assolutamente bassa.

Se ne è reso conto anche il  Governo il quale ha deciso prendersi un altro anno di tempo per riformulare meglio questo regime dei minimi, non eliminando quello in vigore dall’inizio di quest’anno, ma consentendo ai contribuenti (con ricavi fino a 30.000 Euro), proprio in sede di conversione della legge “milleproroghe”, di potersi avvalere, se più conveniente, anche di quello che è stato in vigore fino al 31 dicembre dell’anno scorso.

Importante, poi, la disposizione che prevede la possibilità, per i contribuenti che hanno debiti con l’Agente della Riscossione (Equitalia o Riscossione Sicilia) e che entro il 31 dicembre 2014 sono decaduti dalla dilazione concessa a causa del mancato pagamento delle rate, di chiedere un nuovo piano di rateizzazione, con un massimo di 72 rate.
L’istanza deve essere presentata entro il 31 luglio 2015.

Altra novità fiscale è quella che rinvia al 2016 l’applicazione della norma della recente legge di stabilità che prevede l’obbligo di presentare la dichiarazione Iva esclusivamente in maniera autonoma e non più con il modello Unico.
Dobbiamo ancora aspettare un pò di tempo, quindi, per l’applicazione di questa disposizione e per il conseguente venir meno dell’obbligo della comunicazione dati Iva.
 


Lotta all’evasione. Per i Comuni che collaborano il 100% fino al 2017
 
Una disposizione riguarda i contribuenti che, dall’1 gennaio scorso, vincono appalti con la Pubblica amministrazione e sono soggetti allo “Split payment”, ossia al nuovo sistema che attribuisce  ai committenti pubblici l’obbligo di eseguire il pagamento dell’Iva. Allo scopo di ridurre le negative conseguenze derivanti dalla minore liquidità per l’imposta che, seppure addebitata in fattura, non possono più riscuotere,  avranno diritto, per tutto il 2015, ad un anticipo del corrispettivo pari al 20%, e non più del 10%.
C’è pure una norma che, al fine di incentivare la partecipazione dei comuni alla ricerca degli evasori, riconosce, fino al 2017,  il 100% delle maggiori somme riscosse grazie alla loro collaborazione con l’Agenzia delle entrate.
Importante, pure, lo stop all’aumento delle accise sui carburanti grazie ai previsti introiti della "voluntary disclosure". Così come era previsto con la recente legge di stabilità, l’aumento avrebbe dovuto portare nelle casse dello Stato 671,1 milioni di euro nel 2015 e 17,8 milioni di euro nel 2016.

Articolo pubblicato il 03 marzo 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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