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Dietro gli incendi di Caronia un’articolata truffa di famiglia
di Redazione

Padre e figlio sono stati arrestati dai Carabinieri per i roghi del 2014

Tags: Caronia, Incendi



CARONIA (ME) - I Carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti di Giuseppe Pezzino, 26 anni, e hanno inviato un avviso di garanzia al padre, Nino Pezzino, perché ritenuti a vario titolo responsabili degli incendi inspiegabili nella frazione di Canneto. L’inchiesta, coordinata della procura di Patti, ha svelato l’origine dolosa dei numerosi roghi avvenuti lo scorso anno che seguivano quelli che si erano verificati una prima volta nel 2004, sempre nella stessa area.

Le indagini hanno accertato che in questi ultimi casi si trattava di incendi appiccati dal giovane con la complicità del padre, con quest’ultimo diventato anche presidente del comitato locale di residenti che chiedeva aiuti economici alle istituzioni per i cittadini colpiti dalla calamità le cui cause non erano state individuate nonostante numerosi sopralluoghi da parte di studiosi e rilevamenti scientifici.  I roghi avevano provocato nei residenti una situazione di disagio, tanto da indurre il sindaco di Calogero Beringheli a emettere ordinanze di sgombero di alcune abitazioni.

Insomma, non erano incendi procurati da eventi elettromagnetici, né da esperimenti militari, tantomeno si trattava di fenomeni paranormali. Dopo aver analizzato i primi episodi, caso per caso, i Carabinieri hanno censito circa quaranta incendi, alcuni dei quali addebitabili esclusivamente a Giuseppe Pezzino e altri in concorso con il padre. I due volevano far credere si trattasse di autocombustione e puntavano a ottenere indennizzi da parte della Regione siciliana, insistendo sulla calamità che incombeva sul paese.

Sono state le immagini delle telecamere installate dai militare dell’Arma a incastrare i Pezzino, ma i casi contestati sono soltanto quelli riferiti al 2014. Gli inquirenti, infatti, al momento escludono che i due possano essere responsabili anche di quanto successo nella stessa area nel 2004. I Carabinieri stanno tuttavia svolgendo accertamenti anche sugli episodi di 11 anni fa, oggetto di studio da parte di una commissione di esperti.

Pochi dubbi, invece, su quanto avvenuto lo scorso anno: gli investigatori hanno registrato alcuni episodi incendiari dove è evidente la partecipazione del giovane o di quest’ultimo con il padre. In alcuni fotogrammi che risalgono al 20 luglio, in occasione di un incendio alla mansarda dell’abitazione dei Pezzino, si vede il giovane appiccare il fuoco con cartoni e stracci. In un altro video del 24 settembre sia il padre che il figlio danneggiano un pick-up dell’Unione dei Nebrodi mentre il giorno dopo Giuseppe Pezzino viene ripreso mentre brucia i vestiti accatastati nel sottoscala della loro abitazione. Il giorno dopo il giovane viene immortalato mentre è intento a bruciare un sacco in plastica contenente abiti, posto sotto il capanno adiacente al gazebo di fronte all’abitazione della famiglia, e mentre appicca il fuoco anche a un’auto di proprietà dei cugini.

L’ultimo episodio, che è anche quello più emblematico, risale al 7 ottobre: una giornalista televisiva è intrattenuta dal padre mentre il giovane dà fuoco indisturbato ad alcuni vestiti all’interno di una cantina, da dove esce poco dopo scavalcando una ringhiera, in modo da ricollocarsi nel campo visivo delle telecamera per dare la sensazione di non essersi mai allontanato. Un modo per indurre la giornalista a credere che l’evento incendiario, notato da lì a poco, fosse un fenomeno inspiegabile di autocombustione.

Articolo pubblicato il 06 marzo 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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