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Canoni rimodulati acqua minerale, avanza ddl
di Rosario Battiato

Prove di accordo tra le esigenze di cassa per la Regione e le legittime attività imprenditoriali di un settore necessario. Si vuole l’applicazione di tariffe inferiori, circa 1 euro, per le società che si mantengono sotto la soglia di 30 mila metri cubi di consumo e vicine ai 2 € per chi la supera

Tags: Acqua, Sicilia, Acqua Minerale



PALERMO – Si comincia a intravedere uno spiraglio di accordo tra le richieste confindustriali dello scorso novembre e le esigenze di una tassazione più equa per le casse regionali. Si parla, ovviamente, dei canoni di concessione delle acque minerali in Sicilia che l’art. 14 della legge di stabilità 2013 aveva elevato in maniera consistente rispetto al passato. Martedì scorso è stato discusso e approvato in commissione Attività produttive il ddl 878 che rinnova i canoni di concessione delle acque minerali in Sicilia con due emendamenti del M5S che ne hanno modificato in maniera sostanziale alcuni passaggi.

Andiamo con ordine. Nell’ultimo rapporto di Legambiente (“Regioni imbottigliate”, luglio 2014) la Sicilia rientrava tra le regioni che si contraddistinguevano positivamente nell’ambito della tariffazione. Assieme al Lazio, infatti, l’Isola aveva rivisto al rialzo i suoi canoni concessori applicando “un canone più alto alle concessioni, chiedendo alle ditte imbottigliatrici, da 60 a 120 €/ha a fronte dei precedenti 10 €” e adottando “il triplo canone (in funzione dei volumi emunti e imbottigliati, rispettivamente 1 e 2 €/m3)”. Un impegno che si avvicinava di molto ai vecchi accordi del 2006 previsti dalla conferenza Stato-Regioni che per uniformare il sistema nazionale avevano stabilito tariffe da 1 a 2,50 €/mc per l’acqua imbottigliata e da 0,50 a 2,00 €/mc per l’acqua emunta non imbottigliata.

Per l’Isola si era trattato di un triplo salto in avanti se consideriamo che prima dell’aggiornamento c’era un canone di 1,03 €/mc. E infatti il provvedimento era finito nel mirino della Confindustria isolana che lo scorso novembre, in occasione di un’audizione in commissione, aveva richiesto una rimodulazione della tariffazione al ribasso (acqua gratis per chi la esporta fuori dalla Sicilia) per evitare di mettere in ginocchio le otto aziende isolane di acqua minerale che non avrebbero più potuto competere sul mercato, rischiando addirittura la chiusura.

A distanza di qualche mese potrebbe essere giunta la cosiddetta quadratura del cerchio. Il testo approvato martedì scorso, in attesa di passare dalla commissione Bilancio prima del definitivo approdo a Sala d’Ercole, rimodula il tariffario che prevedeva un canone di 30 centesimi a metro cubo per l’acqua imbottigliata, uno di 20 centesimi per l’acqua “non imbottigliata ma comunque utilizzata” mentre nessuno per quella “non imbottigliata e non utilizzata”.

I due emendamenti del M5S istituiscono una soglia di 30 mila metri cubi di consumo e applicano tariffe inferiori, di circa un euro, per le società che si mantengono sotto la soglia, vicine ai due per chi la supera. “Il canone andrà calcolato sull’acqua estratta – ha spiegato Matteo Mangiacavallo, uno dei promotori degli emendamenti – chi ne utilizza un quantitativo ridotto deve pagare meno, chi invece sfrutta le nostre risorse deve pagarla senza sconti”.

Resta ancora un vuoto da colmare e riguarda i dati precisi sull’acqua estratta ed imbottigliata, richiesti dal deputato stellato e non forniti dalla Regione. “Quelli parziali di cui siamo in possesso – ha concluso - evidenziano come solo una parte dell’acqua estratta venga imbottigliata. Ci siamo chiesti: e l’altra che fine fa? Visto che gli uffici non sanno come risponderci, ci siamo rivolti alla Procura della Repubblica di Palermo. Ci risponderanno loro”.
 


I numeri. Ne beviamo 192 litri l’anno a testa
 
PALERMO – Quanto vale l’acqua minerale in Italia? Di certo molto perché siamo uno dei paesi in cui la risorsa abbonda e manteniamo un consumo record da 192 litri l’anno a testa.
Ogni anno nel nostro Paese, rivela l’Adnkronos, si imbottiglino circa 12,5 miliardi di litri d’acqua che utilizzano 300 delle 700 sorgenti presenti sul territorio nazionale. Un business che vale 2,3 miliardi euro e che coinvolge circa 170 aziende di imbottigliamento e 8mila addetti a cui si sommano gli occupati nell’indotto, circa 40mila posti di lavoro.
Un miliardo di litri di acqua italiana varca i confini nazionali per dissetare i mercati stranieri (in prima linea troviamo Francia Germania, Gran Bretagna e Canada) per un valore complessivo dell’export di circa 400 milioni di euro.
Italiani che restano ancora diffidenti nei confronti della cosiddetta acqua del sindaco che, pur godendo di una grande opera di sensibilizzazione presso la popolazione, fatica a diventare un’alternativa in grado di scalzare i consumi dell’acqua in bottiglia. Incidono, probabilmente, i gravi disagi della rete di distribuzione, soprattutto in Sicilia, e anche il recente innalzamento delle bollette (all’inizio di febbraio a Palermo si è verificato un +18%).

Articolo pubblicato il 06 marzo 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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