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Rifiuti, tutte le battaglie di Nicolò Marino dentro e fuori la Regione
di Rosario Battiato

Nel mirino dell’ex assessore anche il dirigente regionale Canova, coinvolto nell’inchiesta “Terra mia”. Sulla decisione di togliere l’Aia all’Ambiente: “C’era una gestione familiare”

Tags: Nicolò Marino, Rifiuti, Aia, Ambiente



PALERMO – Un condensato dell'ultimo periodo di malagestione dei rifiuti siciliani. Si riassume così l'audizione di Nicolò Marino, assessore all'Energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana tra il 12 dicembre del 2012 e il 14 aprile del 2014, che ha affrontato in prima persona e con grande competenza l'ultimo pezzo di emergenza dei rifiuti dell'Isola. Protagonista di molte denunce e di una personale battaglia contro il sistema privato delle discariche siciliane, è tornato a riferire la sua dettagliata versione dei fatti lo scorso 23 febbraio alla commissione parlamentare di inchiesta sulle Attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.

Tutto cominciò ancora prima di fare l'assessore. Nicolò Marino, all'epoca pm della Dda di Caltanissetta, si era già occupato settore dei rifiuti come magistrato. Proprio in questa veste si era interessato di “alcune problematiche – si legge nel testo dell'audizione - che avevano determinato una situazione di monopolio nella gestione delle quattro discariche private, Catanzaro Costruzioni a Siculiana, Oikos a Catania, Sicula Trasporti a Catania, Mazzarrà Sant'Andrea in quel di Messina”.
 
Responsabilità delle discariche pubbliche “mal gestite” e “pressoché esaurite”. Un dato di fatto che oggi, a distanza di quasi un anno dal suo addio, si è mostrato in tutta la sua durezza: ordinanze su ordinanze di Crocetta (l'ultima è del 10 marzo) per evitare l'invasione dei rifiuti nelle nostre strade e difficoltà a gestire un carico che nei prossimi mesi potrebbe portare alla più grande crisi dei rifiuti mai vista nell'Isola. La salvezza potrebbe arrivare soltanto da Roma con l'autorizzazione allo smaltimento presso altre regioni con impianti di valorizzazione energetica, eventualità già prevista nello Sblocca Italia.

Al cuore del problema c'era una questione abbastanza chiara: “un problema serissimo nei profili autorizzativi in capo all'assessorato al Territorio ambiente, che avevano determinato quello stato di monopolio delle discariche”. La chiave di volta fu certamente la legge n.3 del 2013 che da una parte prorogò le Ato Spa, ma dall'altra tolse l'Aia (autorizzazione integrata ambientale) all'assessorato al Territorio e ambiente. “Il problema era lì, in quanto avevamo capito che il profilo autorizzativo aveva determinato anche situazioni di illiceità, tanto che i lavori della Commissione costituita vennero fatti propri anche dal Gip di Palermo quando è intervenuto sul sequestro della discarica Oikos di Catania e dall'autorità giudiziaria di Barcellona Pozzo di Gotto che è intervenuta per Mazzarrà (discarica sequestrata su disposizione del Tribunale di Barcellona nel novembre scorso, ndr)”.

Proprio sui profili autorizzativi si concentra Marino che suggerisce un chiaro tentativo di boicottare la sua riforma. “All'inizio neanche l'assessore al ramo si rese conto di quello che stavamo facendo, - ha spiegato in commissione - quando se ne resero conto ci fu una levata di scudi: molti dipendenti, compreso quel Gianfranco Canova che poi è stato arrestato per corruzione dall'Autorità giudiziaria di Palermo, decisero di trasferirsi al dipartimento Acque e rifiuti, perché evidentemente pensavano di poter continuare una gestione similare, e chiaramente noi non abbiamo ascoltato”.

Una battaglia durissima dentro la Regione visto che “l'assessorato al Territorio e ambiente, direttore generale Gaetano Gullo, assessore Lo Bello (adesso alla Formazione, ndr) resistettero per la trasmissione degli atti che riguardavano l'Aia, tanto che dopo quattordici mesi non avevamo ancora avuto gli atti”. Da oggi la Commissione sul ciclo dei rifiuti è a Catania per una serie di audizioni.

Articolo pubblicato il 11 marzo 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Nicol Marino
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