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Palermo - Controversie in diminuzione grazie al lavoro degli uffici
di Gaspare Ingargiola

Tutti i numeri sull’attività svolta negli ultimi due anni dalla Commissione tributaria provinciale. Tanta confusione attorno alle tasse comunali (Tarsu, Tasi, Tari, Ici e Imu)

Tags: Palermo, Giustizia Tributaria, Giovanni Battista Macrì



PALERMO - Un bilancio fra “luci e ombre” quello che il presidente della Commissione tributaria regionale della Sicilia, Giovanni Battista Macrì, ha stilato inaugurando, presso la Scuola di Scienze giuridiche ed economiche di Palermo, l’anno giudiziario tributario 2015. Anche se il giudizio sulla Giustizia tributaria in Sicilia resta “complessivamente buono” - specie se paragonato “con le altre giurisdizioni, e specialmente con lo stato semicomatoso in cui versa la giustizia civile - qui Stato e cittadino litigano di continuo: l’uno contesta le violazioni formali, l’altro richiede, a causa delle difficoltà di pagamento, “dilazioni, sospensioni e rinvii, che appesantiscono inevitabilmente le procedure”.

E l’arretrato si accumula, tanto che “a fronte di 8.012 appelli pervenuti ne risultano definiti 4.457, con un calo nella definizione, rispetto all’anno precedente, di circa il 10%. Presso le Commissioni provinciali, al contrario, a fronte di 29.298 ricorsi pervenuti, si segnalano 44.834 ricorsi definiti, con un incremento di definizione, rispetto all’anno precedente, di circa 300 controversie”. Contribuiscono ai ritardi “una legislazione alluvionale” e “il mancato incremento dei giudici tributari assegnati alle Commissioni”.

E Palermo? Presso la Commissione provinciale del capoluogo la situazione è migliore rispetto al resto dell’Isola. Se da un lato è vero che le controversie pervenute sono diminuite (perché magari il contribuente rinuncia all’appello per mancanza di denaro), dall’altro le controversie definite e quelle definite in merito sono leggermente aumentate mentre sono in calo le controversie pendenti (dalle 25.574 del 2013 alle 20.924 del 2014).

Scendendo nel dettaglio, nel 2013 fra le controversie pervenute 1.762 hanno riguardato il Comune, 5 l’Agenzia delle Dogane, 2.095 l’Agenzia delle Entrate, 785 Equitalia, 89 i Monopoli, 49 l’Agenzia del Territorio, 5 la Camera di Commercio, 44 altri uffici, per un totale di 4.834. Il 49,7% ha riguardato i tributi erariali (2.401), mentre il 50,3% i tributi locali (2.433). Non a caso la legislazione attorno alle tasse comunali, dalla Tarsu alla Tares passando per Tasi, Tari, Ici e Imu, in questi anni è stata al centro di roventi polemiche (soprattutto fra l’amministrazione e il Consiglio) e continui stravolgimenti, tanto che il governo Renzi ha promesso una profonda opera di semplificazione. Nel 2014 le controversie pervenute sono state 4.560, quasi 300 in meno: 1.230 riguardavano il Comune, 4 l’Agenzia delle Dogane, 2.152 l’Agenzia delle Entrate, 979 Equitalia, 63 i Monopoli, 1 la Provincia, 1 la Regione, 58 l’Agenzia del Territorio, 12 la Camera di Commercio, 19 la stessa Commissione Tributaria, 41 altri uffici. Il 55,4% (2.526) ha riguardato i tributi erariali, il restante 44,6% (2.034) i tributi locali.

Nel 2013 a Palermo sono state definite 8.441 controversie (7.849 a sentenza, 579 con decreto presidenziale, 13 con ordinanza collegiale) e ne sono state definite nel merito 6.218, con esito favorevole ai contribuenti nel 40,7% dei casi (2.532), favorevole agli uffici nel 47,7% dei casi (2.969) e intermedio nel restante 11,5% (717). Nel 2013, inoltre, quella del capoluogo è stata l’unica provincia, insieme a Siracusa, in cui il tribunale l’ha avuta vinta più volte dei cittadini.
 
Nel resto dell’Isola, invece, le percentuali di sentenze favorevoli ai contribuenti oscillano dal 45,5% di Messina al 65,8% di Enna. Quanto al 2014, ci sono state 8.487 controversie definite (8.049 con sentenza, 427 con decreto presidenziale, 1 con ordinanza presidenziale, 10 con ordinanza collegiale), 6.157 definite nel merito e percentuali ancora favorevoli agli uffici (48,6%, 2.994, ancora l’unica provincia con Caltanissetta) rispetto ai contribuenti (36,5%, 2.248). I giudizi intermedi sono stati 915 (14,9%).

La tendenza generale vede “i giudizi di primo grado favorevoli al contribuente nel 46,3% dei casi - sottolinea Macrì - con una lieve riduzione rispetto all’anno precedente. In appello tale percentuale risulta ridotta al 42,6%, a fronte di un risultato favorevole all’ufficio nel 45,4%”.

“Tale risultato – ha concluso - riflette evidentemente il fatto che a ricorrere in primo grado è, nella generalità dei casi, la parte privata, mentre in appello l’iniziativa proviene, in buona parte, dall’amministrazione”.

Articolo pubblicato il 21 marzo 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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