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Quotidiano di Sicilia

Privilegi ko, recepire le leggi nazionali
di Carlo Alberto Tregua

Gettoni, contratti, Fornero

Tags: Legge Fornero, Pensione, Lavoro, Regione Siciliana, Giovanni Ardizzone



Il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, in merito all’ipotesi della Giunta regionale, relativamente ai compensi dei consiglieri comunali, ha detto una cosa precisa: inutile cincischiare, basta recepire la legge nazionale (122/2010) già in vigore da gennaio 2011, che, inopinatamente, l’assessore dell’epoca, Caterina Chinnici, bloccò con la propria circolare 1/2011, affermando che in Sicilia i privilegi di consiglieri e assessori comunali potevano restare in piedi a danno di tutti i siciliani.
Sottoscriviamo la dichiarazione di Ardizzone e aspettiamo che i deputati regionali votino un solo articolo con il quale si stabilisca che la legge citata si applica anche in Sicilia.
Vi è un’altra legge importantissima che non si applica in Sicilia ai dipendenti pubblici. Si tratta della legge Fornero (214/2011), con la quale venivano stabiliti nuovi limiti di età per andare in pensione, aumento di anni relativi alla contribuzione e aumento di anni di servizio.

La legge Fornero non viene applicata in Sicilia per l’opposizione dei sindacati dei dipendenti pubblici, i quali tutelano legittimamente gli interessi dei propri associati. Solo che tali interessi di parte sono fortemente contrari all’interesse generale di tutti i siciliani, i quali non possono più consentire che a decine di migliaia di privilegiati vengano elargiti stipendi addizionali, indennità ed altro, in maniera superiore a quelli di tutti i loro colleghi, statali e di altre Regioni.
Anche in questo caso, alla norma indicata prima, relativa a consiglieri e assessori comunali, basta aggiungere il secondo articolo: la legge Fornero si applica in Sicilia.
Vi è una terza legge nazionale che non è stata recepita e cioè l’articolo 16 della 183/2011, che consente la messa in disponibilità, con l’80 per cento dello stipendio netto, dei dipendenti pubblici di cui non c’è bisogno.
E siccome in Sicilia vi sono almeno ventimila di tali dipendenti inutili, fra regionali, comunali e di altri enti, nonché quelli delle partecipate regionali e comunali, con l’applicazione della richiamata legge essi potrebbero essere messi in questa sorta di cassa integrazione, con un risparmio di molte centinaia di milioni di euro, senza recare alcun danno alla macchina pubblica.
 
I tre esempi indicati mettono in tutta evidenza come il nostro Statuto sia stato utilizzato in questi quasi settant’anni per creare privilegi e tutelare i privilegiati, massacrando la grande maggioranza dei siciliani che lavora duramente per sbarcare il lunario.
Ciò è accaduto perché, via via, il ceto politico ha perso la propria qualità positiva e si è vestito di tante qualità negative, con ciò imitato dal ceto burocratico che, per reggergli il sacco, ha preteso l’approvazione di tante leggi e contratti di lavoro che hanno istituito ed alimentato privilegi su privilegi.
Di fatto, politici senzamestiere e burocrati, con interminabili vitalizi che vanno fino ai figli dopo decenni e pensioni fuori la norma, hanno rovinato la Sicilia, che si trova in fondo alla graduatoria delle regioni europee.
Quella che scriviamo sembra una tiritera. Noi stessi ci angustiamo nel doverla ripetere molto spesso, perché i problemi affrontati non vengono risolti.

La grave situazione generale della macchina regionale e quella dei comuni e di altri enti, alimenta le metastasi dell’altro cancro (il primo è l’inefficienza) che è la corruzione.
In Sicilia non viene neanche osservata la legge contro la stessa (190/2012), tanto che i portali web della Regione, quelli di Comuni ed altri enti sono opachi, privi di quelle informazioni che i cittadini hanno il diritto di conoscere.
Per queste omissioni nessuno paga, neanche quei responsabili della trasparenza e dell’anticorruzione che sono stati nominati dalla Regione e dai sindaci, ma che non ottemperano come dovrebbero al loro obbligo preciso di mantenere aggiornati i siti istituzionali, completandoli di tutte, ma proprio di tutte, le informazioni in un ambito di totale trasparenza, vera arma di contrasto alla corruzione.
Vi sono due ipotesi: o tali responsabili hanno un tornaconto, o sono conniventi con corrotti e corruttori.
Ora bisogna scegliere: stare con i corrotti o con i siciliani.

Articolo pubblicato il 21 marzo 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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